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A cura di Alessandro Scuderi Matarazzo

L'importanza economica dell'agrumicoltura siciliana

L'importanza dell'agrumicoltura per la Sicilia si desume dall'incidenza che essa ha sul PIL agricolo dell'intera Regione Siciliana, variabile dal 13 al 15%, in base all'andamento delle produzioni e dal mercato. Da ciò si ottiene che circa 1/6 della ricchezza dell'agricoltura siciliana deriva dall'agrumicoltura, un settore che genera un'occupazione diretta ed indiretta variabile dall'8 all'11% sul totale degli occupati in agricoltura. Se a questi dati si aggiunge il fatto che dette colture sono ubicate nelle zone costiere dell'isola, ad alta vocazionalità turistica, si percepisce che gli agrumi divengono una coltura strategica per l'economia della Sicilia, coniugando interessi economici, agricoli, turisti e sociali.

L'interesse per l'agrumicoltura ha portato anche a eccellenti risultati fra i quali il riconoscimento di quattro IGP/DOP di grande successo a livello nazionale ed internazionale: Arancia Rossa di Sicilia IGP, Arancia di Ribera DOP, Limone di Siracusa IGP ed il Limone Interdonato IGP oltre che il Mandarino di Ciaculli in corso di riconoscimento IGP, il tutto coronato dal riconoscimento a livello regionale del Distretto Agrumi di Sicilia che ingloba sia le produzioni di qualità che molte aziende rappresentative dell'intera filiera agrumicola.



A questi elementi si aggiungono recenti riconoscimenti di rilievo, fra i quali la recente la costituzione di Fruitimprese Sicilia (leggi qui), costola operativa di Fruit Imprese (associazione che raggruppa i principali operatori commerciali) con a capo Salvo Laudani; l'istituzione della commissione agrumi di Freshfel nella quale è stato chiamato Corrado Vigo (anche Presidente regionale degli Agronomi); la riattivazione operativa della sede della sezione del CLAM , che vede come vice presidente Alessandro Scuderi e responsabile della sezione fitopatologia Antonino Catara; l'attivazione del tavolo arance dell'organismo interprofessionale (O.I) con Elisa Albertini, oltre che degli altri tavoli dell'O.I. limoni e piccoli frutti.

Quanto premesso evidenzia un notevole fermento ed interesse all'interno del comparto agrumicolo, che deve tuttavia (anche se difficile ma fondamentale) tradursi in un momento di confronto per definire quali sono gli obiettivi prioritari e quali sono le strategie per il rilancio della nostra agrumicoltura.

Come analizzato in un recente lavoro, scientifico, presentato all'International Citrus Congress a Valencia (Spagna), oggi esistono due forme di agrumicoltura: quelle da reddito, che tendono verso le esigenze del consumatore, e quelle paesaggistiche che tendono marginalmente ad una funzione di mercato, entrambe con notevole significato ma con obiettivi diversi che vanno salvaguardati entrambi.

Entrando nel merito, da economista agrario, ritengo che sia fondamentale definire una strategia condivisa che a livello nazionale porti in primo piano le problematiche dell'agrumicoltura in relazione a:
  • Attivazione di un catasto agrumicolo delle produzioni (strumento operativo collegato al SIAN, per definire i volumi produttivi, la trasformazione e da cui derivano le azioni di valorizzazione);
  • Tecnica colturale (diffusione delle tecniche che migliorino l'efficienza, massimizzazione delle rese, riduzione dei costi, riduzione dell'impatto ambientale, ecc);
  • Innovazione varietale (valutazione delle nuove varietà e precise indicazioni vocazionali);
  • Misure relative alla diffusione del virus della Tristeza (piano di intervento organico che dal vivaio si conclude al produttore);
  • Internazionalizzazione e valorizzazione commerciale (pianificazione strategica e organizzazione dell'offerta con azioni di informazione nei principali mercati esteri);
  • Controllo fitosanitario alle importazioni (elementi fondamentali per arginare il rischio Citrus Black Spot e, principalmente, quello del citrus greening-HLB);
La definizione di un Piano strategico può rappresentare l'elemento per ridare l'adeguata redditività all'agrumicoltura e la rinnovata dignità all'imprenditore agricolo in questo momento di crisi economica globale, dimostrando che la rinascita parte sempre dal settore primario.

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