L'Association des Producteurs d'Endives de France (APEF) ha tenuto la sua assemblea generale annuale il 9 aprile. All'ordine del giorno erano previste la revisione della campagna 2025 e, soprattutto, la presentazione dei lavori in corso: selezione varietale, controllo delle infestanti, gestione dell'afide lanigero, adattamento al cambiamento climatico e conservazione delle radici. A parlarne è Pierre Varlet, direttore dell'APEF.
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"Restiamo fiduciosi"
L'assemblea generale è stata scandita da una serie di interventi, ciascuno della durata di circa dieci minuti. Tra i relatori, Benoît Anquez, del DDTM62, ha illustrato il quadro normativo relativo al prelievo idrico negli Hauts-de-France, mentre Thomas Cochenille, dell'Université de Picardie Jules Verne, ha presentato i primi risultati della sua tesi sulla gestione dell'afide lanigero mediante oli essenziali. Nell'ambito della lotta contro il parassita, l'APEF ha chiesto una deroga all'utilizzo del Movento, prodotto fitosanitario ritirato nel 2025. Infine, Sophie Szilvasi (DGAL/Ministero dell'agricoltura) ha fornito una panoramica della situazione attuale in materia di protezione delle colture di indivia, in particolare per quanto riguarda i principi attivi autorizzati.
"C'è ancora molto lavoro da fare in termini di sperimentazione, poiché rischiamo di perdere nuovi prodotti fitosanitari, in particolare quelli destinati per combattere le malattie da conservazione", spiega Pierre Varlet. Sono in corso prove sperimentali nell'ambito del progetto Parsada. "Abbiamo diverse soluzioni da testare, non tutte avranno successo, ma restiamo fiduciosi".
Per quanto riguarda il diserbo, il settore sta anche esplorando soluzioni innovative basate sull'intelligenza artificiale. Per il terzo anno consecutivo, con il supporto dei partner, sono in corso sperimentazioni sui campi dell'APEF.
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Una nuova strategia di comunicazione
Finora, la comunicazione del settore è stata essenzialmente reattiva. "Era una strategia di emergenza: comunicavamo solo quando necessario", ammette il direttore. Oggi, l'approccio si sta evolvendo, puntando ai consumatori occasionali di indivia, con l'obiettivo di acquisire nuovi acquirenti. La campagna 2024/25 ha segnato una svolta, con abbondanti volumi venduti durante il periodo estivo. "Ora siamo in grado di destagionalizzare il nostro prodotto, il che è molto positivo. I consumatori non vedono più l'indivia solo come un prodotto invernale. La sfida ora è consolidare i consumi durante tutto l'anno, continuando a lavorare insieme per accrescere la notorietà del prodotto e migliorare la comunicazione", afferma Varlet.
Un altro obiettivo è riconquistare la quota di mercato persa a causa della scarsa offerta. L'inizio della campagna 2025/26 si preannuncia incoraggiante, con l'acquisizione di nuovi consumatori e un aumento dei livelli di consumo. L'unico problema riguarda la valorizzazione del prodotto. "Dopo due campagne molto positive, abbiamo attraversato alcuni periodi di rallentamento della produzione, con difficoltà nel far arrivare il prodotto sul mercato", spiega Varlet.
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Verso una strategia comune Francia-Benelux?
La concorrenza dei Paesi del Benelux rimane una questione cruciale per il settore francese. "I prezzi non sono buoni. A meno di 0,50 euro all'asta, non si comprende come venga valorizzata la produzione. Per gran parte dell'anno troviamo indivia belga a prezzi inferiori ai nostri costi di produzione. In Europa ci sono solo tre Paesi produttori, quindi è un peccato non riuscire a confrontarsi per comprendere meglio il mercato e, soprattutto, costruire una strategia comune", continua Varlet.
L'APEF spera di creare nuovi legami, in particolare in occasione della biennale dell'indivia che si terrà in Svizzera a settembre. "È necessario lavorare insieme a livello europeo, perché, in un settore come il nostro, non è nell'interesse di nessuno restare in una competizione permanente". Anche lo sviluppo dei mercati di esportazione potrebbe offrire delle opportunità. "Oggi esportiamo in Italia e Germania, ma perché non sviluppare altri sbocchi, soprattutto in certi periodi dell'anno in cui il mercato interno è meno dinamico?".
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Confezioni ricavate dalle radici di indivia
C'è un'altra strada da esplorare, questa volta nell'ambito degli imballaggi. Élodie Choque, ricercatrice presso l'Université de Picardie Jules Verne, sta lavorando a un'alternativa ai tradizionali imballaggi in plastica, sviluppando una bioplastica ricavata dalle radici di indivia che vengono tagliate ed essiccate, quindi macinate fino a ottenere una polvere che viene successivamente rielaborata per creare un polimero. Sebbene i risultati iniziali siano incoraggianti, c'è ancora molta strada da fare. "I test funzionano su prodotti secchi ma non ancora su quelli freschi, perché il polimero non è idrofobico", spiega Varlet.
Un altro limite è la mancanza di trasparenza della confezione, che rappresenta ancora un ostacolo all'acquisto da parte dei consumatori. Ciononostante, il settore spera di poter arrivare a un'applicazione concreta entro il 2030, soprattutto perché questa innovazione potrebbe avere un interesse economico significativo. "Oggi le radici non vengono riciclate ma utilizzate soprattutto come mangime per animali o per la metanizzazione", conclude Varlet.
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