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Si stima una riduzione degli ettari al Sud Italia

I rincari generalizzati minacciano la prossima stagione fragolicola

I trapianti delle varietà precoci per la prossima campagna fragolicola sono ormai imminenti. Si intravede tuttavia fin d'ora una stagione non facile, poiché caratterizzata da diverse incognite con cui produttori e commercianti non possono fare a meno di confrontarsi.

Ora, infatti, ad attanagliare le aziende agricole non è soltanto la cronica carenza di manodopera, ma anche altri fattori geopolitici e socio-economici, che negli ultimi mesi hanno destabilizzato i bilanci e i programmi aziendali, sull'onda di una crisi economica internazionale che ha avuto i suoi prodromi nell'emergenza sanitaria e che è stata acuita dal conflitto russo-ucraino.

Con il notevole aumento dei prezzi delle materie prime, in parte già registrato prima della guerra e ancor più accentuato poi, i costi di produzione per ettaro di fragole sono cresciuti anche del 30% rispetto alle campagne precedenti, tanto da aver portato molti produttori a rivedere al ribasso le superfici messe a dimora per la stagione 2022/23. Infatti, secondo alcune stime, negli areali meridionali si prevede una riduzione degli ettari dedicati a fragola di circa il 10%, con le regioni italiane Basilicata e Campania in vetta alla classifica.

L'escalation dei prezzi riguarda: fitofarmaci, materiale plastico, imballaggi e trasporto, oltre che l'energia elettrica, quest'ultima indispensabile per la conservazione delle fragole, in attesa della partenza per i mercati.

Dopo una campagna soddisfacente dal punto di vista produttivo e commerciale nel 2020 e in parte anche nel 2021, i fragolicoltori credevano di replicare gli ottimi risultati anche nell'attuale stagione. Invece le sfavorevoli condizioni meteorologiche, le richieste deludenti e i prezzi mediamente più bassi rispetto al passato (-35/40%), hanno contribuito a etichettare la campagna 2021/22 come una delle più complicate degli ultimi anni.  

Nei mesi di maggior consumo, infatti, la domanda di fragole è diminuita anche a causa del carovita e quindi della maggiore propensione al risparmio da parte delle famiglie. La ridotta disponibilità economica ha influito negativamente sulle vendite delle fragole, poiché ritenute alimenti non di prima necessità. Con l'inflazione che viaggia intorno al 8% e con l'attuale incertezza generale, c'è timore che questa tendenza commerciale possa replicarsi anche nella prossima annata.


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