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Lo afferma Elvio Bellini presidente CSDC

La coltivazione del castagno in Italia e' a un bivio

"Il castagno è in grande sofferenza, anche se si intravedono sporadici spiragli di ripresa". Lo afferma Elvio Bellini, presidente del Centro di studio e documentazione sul castagno di Marradi (Firenze), tracciando un bilancio del convegno nazionale che si è svolto nelle scorse settimane.

Elvio Bellini (a destra) insieme a Luciano Trentini, in una foto d'archivio

"Una ripresa certamente benvenuta, che non incide minimamente sull'andamento generale della nostra castanicoltura in crisi. Chiaramente, la pandemia in atto aumenta lo scoraggiamento e porta ad ulteriori abbandoni dei nostri castagneti tradizionali, anche di quelli più comodi, prossimi alla viabilità ordinaria e alle abitazioni. Le restrizioni, le chiusure, le impossibilità di aprire i mercati al pubblico, anche attraverso le sagre paesane, stanno dando il colpo di grazia a questo settore".

Gli operatori sono riusciti a fermare il cinipide galligeno, che aveva quasi azzerato la produzione del castagno, e questa è una reale considerazione sul buon funzionamento della capacità unificante che deve essere attivata tra gli enti pubblici e privati nel nostro Paese.

"Dobbiamo proseguire su questa strada - aggiunge Bellini - usando le nostre forze: quelle positive, creative, pubbliche e private, con la determinazione di salvare prima la castanicoltura tradizionale produttiva, poi di realizzare nuovi impianti più razionali, sia partendo dalla potenzialità castanicola esistente nei boschi cedui di castagno ("palina" in gergo toscano), sia con la realizzazione ex novo di moderni impianti di veri e propri castagneti da frutto specializzati".

"E' doveroso ricordare che il nostro Paese detiene in Europa il record di riconoscimenti DOP e IGP concessi dalla CE/UE, che a oggi ammontano a 15 (7 castagne, 6 marroni e 2 farine di castagne). Queste produzioni castanicole di eccellenza, se stimolate, incentivate e valorizzate nella giusta direzione potrebbero contribuire non poco a salvaguardare il patrimonio varietale del castagno e risollevare la nostra deperente castanicoltura".


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