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La situazione dell'import-export delle pere a inizio ottobre 2020

In Italia, alla disponibilità di pere particolarmente contenuta dello scorso anno sono corrisposti flussi verso i mercati esteri altrettanto bassi, ma in linea con la riduzione produttiva registrata, pari al -50% rispetto al 2018.

I volumi inviati oltre i confini nazionali si sono posizionati su quasi 72.000 tonnellate, in diminuzione del 49% rispetto alla campagna precedente, con flessioni importanti verso tutte le principali destinazioni. Tra i Paesi europei si segnalano diminuzioni accentuate in particolare per l'Est-Europeo, mentre nelle nazioni dell'Europa occidentale le contrazioni, pur significative, sono risultate meno pesanti. Seppur su livelli contenuti, i quantitativi inviati sui mercati esteri hanno rappresentato il 20% della scarsa produzione, percentuale in linea con la media delle annate precedenti che oscilla generalmente tra 20% e 22%. In termini di valore l'export si è attestato su quasi 107 milioni di euro registrando una variazione negativa (-31% rispetto all'annata 2018-19), meno accentuata rispetto a quella segnalata per i volumi, grazie al migliore posizionamento del prezzo medio. 

Come conseguenza di un'offerta particolarmente deficitaria sono corrisposte inoltre importazioni corpose, posizionate sui massimi livelli degli ultimi anni, complessivamente su circa 103.000 tonnellate durante il periodo tra maggio 2019 e giugno 2020. Provenienti dall'Emisfero Sud il 37% dei quantitativi, rappresentati da merce di origine Argentina (24%), Cile (13%), Sudafrica (6%) e riguardanti ovviamente soprattutto la seconda parte della campagna (tra febbraio e maggio).

Tra le importazioni dai Paesi Europei risultano rilevanti i quantitativi di provenienza spagnola, pari a poco meno di 34.000 tonnellate, di cui oltre il 60% concentrate da agosto a novembre 2019. Al secondo posto l'Olanda con 15.000 tonnellate, con una distribuzione mensile abbastanza regolare e concentrata soprattutto da novembre ad aprile, mentre il Belgio è presente con meno di 4.000 tonnellate. 

Importante soprattutto in questi ultimi anni monitorare le movimentazioni dei principali competitor europei, Olanda e Belgio in particolare, ma anche l'evoluzione della Spagna, seguito da Portogallo anche se di minore importanza rispetto ai precedenti.

Proseguono in progressiva espansione i quantitativi di pere olandesi inviati sui mercati esteri: nell'ultima campagna, a fronte di una produzione 2019 inferiore del 7% rispetto al 2018, si sono registrate esportazioni che hanno raggiunto il livello massimo di quasi 371.000 tonnellate, +5% rispetto al 2018-19 e +21% se confrontate con le circa 305.000 tonnellate del biennio 2013/14-2014/15. Molto rilevante la quota destinata al mercato europeo che raggiunge, ormai da diversi anni il 90% del totale, con destinazioni principali che sono le stesse dell'Italia, Germania in primis, seguita dal Regno Unito, Francia e Polonia.

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Andamento positivo, analogo a quello olandese, anche per il Belgio le cui produzioni 2019 registravano un calo del 10% rispetto agli elevati livelli del 2018; nell'ultima campagna i flussi in uscita dal Paese si sono attestati su quasi 298.000 tonnellate, +5% sul contenuto 2018-19, ma -3% rispetto al biennio precedente. Da notare, negli anni successivi all'embargo russo, il notevole aumento dei quantitativi diretti in Estonia, attualmente la principale destinazione, rispetto ai volumi dell'usuale primatista Olanda, a cui seguono, in ordine di importanza: Francia, Regno Unito, Spagna e Germania. 

Le esportazioni della Spagna, dopo i modesti quantitativi del 2018/19 a causa delle scarse produzioni, riprendono quota; nel 2019-20 le spedizioni sull'estero hanno raggiunto le 130.000 tonnellate (+39% sul 2018-19, in linea col 2017-18). Per quanto riguarda le destinazioni il Marocco si conferma come principale mercato di sbocco ormai da un quinquennio con il 30% del totale. Come citato precedentemente, nell'ultima campagna una quota importante dell'export è stato indirizzato verso l'Italia pari a oltre 30.000 tonnellate (20% del totale), contro le circa 16.000 tonnellate del triennio 2015/16-2017/18 e le circa 9.000 tonnellate del 2018/19. Tra le destinazioni terze prosegue la riduzione della quota diretta in Brasile, mentre sembrano progressivamente espandersi le movimentazioni dirette verso il Medio Oriente. 

Posizionate su circa 113.000 tonnellate le esportazioni del Portogallo che conferma il primato del Brasile (32% nel 2019/20) come principale mercato di destinazione, con volumi quasi costanti rispetto alla precedente stagione. In aumento da 55% a oltre il 61% del totale la quota di prodotto inviata verso l'area europea dove spiccano per importanza Regno Unito, Germania, Francia, Spagna. Volumi più elevati nell'ultima campagna diretti in Italia che ha assorbito il 3% del totale; tra le restanti destinazioni si notano volumi in tendenziale aumento verso il Canada, riappare inoltre la Libia. 

Tendono ad aumentate le movimentazioni di pere verso i Paesi esteri da parte della Polonia. Nel corso del 2019/20 l'export polacco ha sfiorato le 95.000 tonnellate totali, quando negli scorsi anni il volume massimo raggiunto era stato di 50.000 tonnellate. Questo quantitativo si prodotto veicolato verso l'estero si pone largamente sopra la produzione di pere dichiarata attorno alle 70.000 tonnellate. Rilevante è stata infatti l'importazione di pere olandesi. La maggior parte del prodotto viene destinato alla Bielorussia (che storicamente a sua volta esporta pere in Russia) da ottobre a marzo e quantitativi inferiori sono stati spediti in Ucraina, Kazakhstan e direttamente in Russia.

Fonte: CSO Italy per FreshPlaza.IT


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