La lotta al Cinipide inzia a dare i primi risultati. Piemonte e Toscana in ripresa, Lazio e Campania no

Castagne: raccolti scarsi in Italia, ma nel 2012 era andata peggio

La battaglia al "Cinipide" (Dryocosmus kuriphilus), insetto parassita del castagno, inizia a dare i primi risultati, ma si preannuncia un'altra stagione difficile per la castanicoltura italiana: la produzione è scarsa e la qualità - complice una primavera dal clima bizzarro - non sempre eccezionale.

Sebbene il raccolto sia in ritardo di una ventina di giorni e in alcune aree del Paese debba ancora iniziare, è già possibile fare un primo bilancio: "Va un po' meglio dello scorso anno - commenta Ivo Poli, presidente dell'associazione nazionale Città del Castagno - nel senso che da un calo produttivo del 70-90%, rispetto al dato "normale", la flessione quest'anno dovrebbe limitarsi a un meno 40-60%, ma c'è ancora grande difficoltà e la situazione è a macchia di leopardo."



E così, se in alcune regioni ci sono segnali di risveglio, a partire dal Piemonte, dove le operazioni di contrasto al Cinipide sono iniziate prima che in altre aree vocate, il quadro generale non è confortante: "Il Trentino Alto Adige – dice Poli - dovrebbe chiudere la campagna con un raccolto inferiore del 50% rispetto a quello 2012; in Calabria, dove l'anno scorso la produzione è stata discreta, ci sono oggi poche castagne così come nel Lazio e in Campania." La Toscana, invece, proprio come il Piemonte, risale la china: si prevede una flessione importante, del 50% circa rispetto ai raccolti "normali", ma niente a che vedere con il -80% -90% di dodici mesi fa.

Nel resto d'Europa, gravi problemi per Francia e Svizzera mentre Spagna e Portogallo non hanno subito danni dal Cinipide.

La castagna cinese invade il mercato italiano
"Circa il 50% delle castagne consumate in Italia arriva dall'estero", aggiunge Poli, che auspica un impegno sempre maggiore delle istituzioni italiane e comunitarie a difesa del prodotto: "Mentre la castagna italiana continua a dibattersi tra problemi fitosanitari e non, la Cina imperversa invadendo il mercato senza che il consumatore abbia gli strumenti per distinguere il made in Italy dal frutto importato, decisamente inferiore dal punto di vista qualitativo."

In effetti il calo produttivo ha fatto registrare un forte incremento delle importazioni, che nell'ultimo triennio sono quasi triplicate ed hanno raggiunto nel 2012 una quantità pari a quasi 15 milioni di chili.

In occasione del IV incontro europeo della castagna tenutosi il 12 settembre 2013 a Bologna, Alberto Manzo del Mipaaf ha sottolineato che "l'importanza dell'Italia sui mercati esteri è sempre più minacciata dalla concorrenza asiatica, mentre la debolezza strutturale della produzione, caratterizzata da piccole aziende localizzate prevalentemente in montagna e collina e i mutati consumi alimentari minacciano la sopravvivenza di un settore che può garantire un'importante fonte di reddito e la tutela ambientale e paesaggistica dei territori".

Manzo ha riconosciuto che "l'estensione delle infestazioni del Cinipide alla quasi totalità del territorio italiano richiede di modificare la normativa vigente, con l'obiettivo di adeguarla alle esigenze della castanicoltura, sia per quanto riguarda la produzione dei frutti, sia a proposito della movimentazione del materiale di propagazione del castagno".


Galle di cinipide su un ramo di castagno.

Serve un sostegno comunitario
Luciano Trentini, vice Presidente di Areflh, è convinto vi sia "un nuovo forte interesse su questa coltivazione in Europa sia per il mercato fresco che per la trasformazione industriale: l'obiettivo da perseguire è quello di garantire un sostegno, anche attraverso la Pac-Politica agricola comune, alle castagne europee, incentivando la ricerca, l'innovazione e la promozione allo scopo di rendere sempre più percepibile al consumatore la differenza importante che esiste tra il prodotto importato da Cina e Corea e la Castanea sativa autoctona del territorio europeo. Le differenze sia organolettiche che gustative sono molteplici ed è molto importante vengano riconosciute."

"Ripartenza" del Piemonte, Campania a secco
Un quadro difficile, dunque, per la castagna italiana, ma in alcune zone si intravvede la luce in fondo al tunnel. In Piemonte, dove la raccolta è in pieno svolgimento nei boschi delle vallate cuneesi, le prospettive sembrano incoraggianti soprattutto per via della riduzione dei danni provocati dal Cinipide.
Da una quindicina di giorni le operazioni sono partite nelle vallate del Monregalese, prima solo nelle zone di fondovalle, ora anche a quote più alte.

"Per quanto riguarda gli impianti 'ibridi' euro-giapponesi, abbiamo buone rese e qualità soddisfacente, accompagnati da quotazioni favorevoli per i produttori – spiega Cristiano Gallio, tecnico Confagricoltura zona di Mondovì - Anche per le castagne 'nostrane' riscontriamo una buona qualità e buoni livelli di prezzo, ma se analizziamo l'aspetto quantitativo abbiamo una situazione a macchia di leopardo con zone in cui le castagne sono abbondanti, mentre in altre aree le rese sono poco abbondanti. Questo principalmente a causa della pioggia caduta quest'estate e per colpa del problema Cinipide che in alcune zone è già quasi sotto controllo, mentre in altre sconta una parassitizzazione ancora bassa,"

La disomogeneità a livello di rese è confermata anche da Adriano Rosso, direttore Confagricoltura zona di Cuneo: "Nelle Valli Grana, Stura e Gesso abbiamo una produzione scarsa a causa di una primavera piuttosto piovosa, non aiutata inoltre dal clima siccitoso di settembre che non ha favorito neppure la pezzatura dei frutti. Questo si registra soprattutto nelle zone montane, mentre nelle fasce pedemontane, dove abbiamo appezzamenti coltivati, la situazione è migliore."

Non va altrettanto bene in Campania, dove FreshPlaza ha registrato lo scoramento di chi lavora ala Cooperativa castagne di Montello (AV): "Non c'è prodotto e quel poco che c'è risulta danneggiato, i magazzini sono vuoti", la testimonianza di Elisa Danzi. "Il clima pessimo di questa primavera ha dato il colpo di grazia a una coltura importantissima per tutto il circondario, speriamo di rifarci l'anno prossimo."

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