Se n'e' discusso a Noto (SR)

Obblighi per i produttori in materia di sicurezza alimentare. E il valore dei prodotti?

L'evoluzione del sistema agroalimentare, con il passaggio da un'agricoltura tradizionale a quella moderna, è sempre più soggetta all'innovazione ed è cresciuta assieme ai cambiamenti socio-economici e culturali dei nostri tempi. Allo stesso modo si è evoluta la sicurezza alimentare e la normativa che la regola.

Il convegno tenutosi nei giorni scorsi a Noto, organizzato dalla Coop. Ar.Co di Siracusa in collaborazione con l'Ordine degli avvocati di Siracusa, l'Unaproa e il Comune di Noto (in provincia di Siracusa), ha inteso fornire alcuni strumenti di riflessione sulla disciplina della sicurezza alimentare, alla luce del contesto giuridico dell'UE, con un particolare focus sugli obblighi da parte degli operatori del settore.


Sopra, il tavolo dei relatori della sessione mattutina. Da sx.: Antonio Schiavelli (pres. Unaproa), Alberto Germanò (ord. diritto agrario - UniRoma La Sapienza), Corrado Bonfanti (Sindaco di Noto), Natale Giallongo (giurista e moderatore del convegno), Gaetano Armao (V.pres. Regione Siciliana), Gianfranco Cartei (ord. diritto amm.vo - UniFI), Sebastiano Scala (cons. Ordine avvocati Siracusa)
 
Fin dai saluti istituzionali, si è entrati nel merito della questione, grazie a un parterre di relatori di altissimo profilo istituzionale e tecnico-giuridico. "Il legame tra territorio e produzione di eccellenza responsabilizza chi produce. Noto, città dichiarata dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità, annovera dunque anche la responsabilità di un patrimonio immateriale, quale la dieta mediterranea. Pertanto, il connubio con la sicurezza alimentare è un fattore imprescindibile per la qualità dei prodotti agricoli", ha detto il sindaco della città Corrado Bonfanti in apertura.

Sulla stessa lunghezza d'onda anche Gaetano Armao, vicepresidente della Regione Siciliana, il quale ha sottolineato come "il tema della sicurezza alimentare stia a cavallo tra il diritto agrario e il diritto amministrativo". "Stiamo cominciando a tutelare sia la nostra produzione sia la salute dei nostri cittadini - ha spiegato il vicepresidente della Regione - I nostri agricoltori non chiedono contributi, ma la tutela delle loro produzioni, dato che i prodotti non italiani presenti sugli scaffali dei nostri supermercati sono spesso non controllati".

"Per promuovere la qualità dei nostri prodotti - ha proseguito Armao - stiamo cercando di lanciare un brand Sicilia, in un'ottica di più ampia valorizzazione della cultura siciliana che è intrisa del proprio cibo e delle proprie tradizioni gastronomiche".


Antonio Schiavelli

I lavori sono entrati nel vivo con l'intervento del presidente di Unaproa, Antonio Schiavelli, il quale ha ribadito il concetto di correlazione tra cultura e alimentazione. "ll consumatore chiede sempre più qualità e l'Italia non ha pari al mondo per quanto riguarda i controlli sulla sicurezza alimentare - ha detto Schiavelli - Mangiare è un gesto intimo e dobbiamo sapere da dove arriva il nostro cibo. Cristallizzare però la struttura giuridica di un prodotto senza raccontarlo è mortificante: bisogna dare per assodato che il prodotto sia garantito, ma dobbiamo dare anche l'idea dell'intimità di ciò che mangiamo" .
"La produzione siciliana di arance - ha continuato il presidente Unaproa - è la migliore al mondo, quel che manca è la commercializzazione che dipende da aspetti diversi. Bisogna iniziare a capire che qui da noi non si produce un prodotto a prezzo, ma un prodotto a valore. Non è concepibile comprare un prodotto proveniente da parti del mondo dove vige una morale diversa anche sull'organizzazione del lavoro".

Il mondo produttivo, se da una parte è sempre più responsabilizzato, dall'altra ha bisogno di chiarezza per agire correttamente in un mare magnum di norme e regolamenti che si articolano su più livelli: locali, regionali, nazionali e comunitari. Da qui la richiesta rivolta ai giuristi presenti di dirimere alcuni quesiti, come quelli posti nella seguente videointervista dall'organizzatore del convegno Antonino Cappello, presidente della Coop. Ar.Co.

Videointervista


Una possibile risposta al quesito di Cappello è venuta dall'intervento di Gianfranco Cartei che ha sottolineato come "il cibo rappresenti l'identità di un territorio assieme ai suoi paesaggi e ai monumenti, pertanto tutelare l'immagine di un territorio è indispensabile. L'Italia detiene il primato sulle colture bio, ma sul binomio cibo-cultura ci battono Spagna e Francia, che meglio di noi sanno vendere all'estero la loro immagine".

"Il diritto agroalimentare comunitario e nazionale - ha detto ancora Cartei - è una materia assai complessa che caratterizza la nostra agricoltura fin dagli anni Sessanta. Dobbiamo imparare a difendere la nostra dimensione agricola all'interno dell'UE e per capire quanto vi siamo legati; basti sapere che il diritto europeo prevale su tutte le leggi regionali e nazionali. Hanno fatto male, pertanto, quei politici europei che hanno trascurato, per oltre 30 anni, di limitare l'ingresso nell'UE di prodotti non controllati dal punto di vista sanitario. Del resto, la Pac prevede esplicitamente la sicurezza degli approvvigionamenti alimentari. L'Italia ha una capacità evocativa straordinaria che si basa proprio sulla qualità e sulla sicurezza dei nostri alimenti".


Sopra, slide PAC: l'art. 39 del TFUE è chiaro sulla sicurezza alimentare

Altra risposta ai quesiti del presidente della Coop. Ar.Co. Cappello è giunta dall'intervento del giurista Alberto Germanò. "Il mercato alimentare è un luogo pieno di etichette - ha detto - ed è cambiato l'approccio all'acquisto. "L'etichetta oggi sostituisce lo scambio delle informazioni sul prodotto, sia sulla sua qualità che sulla sua provenienza, cioè sostituisce quelle informazioni che un tempo l'acquirente riceveva verbalmente dal venditore. Se i prodotti non sono sani e sicuri, essi sono fuori dal mercato, cioè sono prodotti extra commercium e l'eventuale contratto è nullo. Se le informazioni obbligatorie e quelle volontarie sono mendaci o confusorie, il contratto di acquisto del prodotto potrebbe essere nullo o essere annullato, perché tali informazioni funzionano come clausole contrattuali. Vi è sempre, poi, il diritto di sollecitare l'Autorità garante della concorrenza e del mercato perché proibisca le informazioni mendaci o confusorie". Il giurista ha poi richiamato una serie di disposizioni che incardinano l'etichettatura nell'industria agroalimentare.


Sopra il tavolo dei relatori del pomeriggio. Da sx.: Pierluigi Benigno (doc. UniMI), Marianna Giuffrida (ord. diritto agr. UniME) e Clelia Losavio (ricercatrice CNR).

Ha fatto seguito la relazione della docente Marianna Giuffrida dell'Università di Messina, che ha riferito sulla tutela dei prodotti tipici agroalimentari con riguardo alle denominazioni di origine protette e alle indicazioni geografiche protette, mettendo in evidenza la loro importanza per 'raccontare' un territorio ricco di prodotti alimentari di eccellenza come quello siciliano.

I lavori sono proseguiti nel pomeriggio. Hanno parlato Clelia Losavio (ricercatrice del CNR) sugli strumenti delle varie Regioni italiane e, in particolare, su quelli della Sicilia, di valorizzazione dei prodotti locali di qualità, e Luigi Benigno (ord. dell'Università Cattolica di Milano) che ha relazionato sui profili economico-aziendali della sicurezza alimentare nella distribuzione dei prodotti agricoli.

Il convegno ha messo in luce il fragile equilibrio di un territorio, quello della Val di Noto, ma più complessivamente anche quello della Sicilia sudorientale, che annovera produzioni d'eccellenza riconosciute in tutto il mondo per la loro unicità, dove però il settore produttivo risente di un gap culturale nella cura complessiva dell'immagine del territorio e di un deficit infrastrutturale.

La Sicilia produttiva, d'altro canto, è sempre più portatrice di primati di qualità e sicurezza alimentare a livello mondiale, a dispetto di qualsiasi stereotipo. La politica sembra voler svolgere il proprio ruolo e, in parte, sta cominciando a farlo, dopo oltre mezzo secolo di asservimento a logiche agricole antitetiche rispetto agli interessi italiani.

Bene dunque l'iniziativa promossa da una classe imprenditoriale illuminata che prende finalmente in mano le redini del settore per sensibilizzare l'opinione pubblica sui temi dell'ortofrutticoltura italiana.

Contatti:
Coop. Ar.Co.

Contrada Santa Teresa Longarini
96100 Siracusa - Italy
Tel.: +39 0931 71 51 44
Fax: +39 0931 79 41 31
Web: http://www.cooparco.it
Email: arco@cooparco.it

Data di pubblicazione:



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