Il biologico rischia di morire di burocrazia

Troppa burocrazia uccide anche il biologico. Se ne è parlato al talk show "Dal convenzionale al biologico" dove alcuni fra i protagonisti del comparto hanno esaminato l'evoluzione del settore negli ultimi decenni cercando di approfondire gli attuali punti di debolezza. L'evento è stato organizzato da Agrilinea e condotto da Sauro Angelini nell'ambito di Romagna in Campo, svoltosi giovedì 31 maggio 2018 presso l'Istituto tecnico agrario di Cesena.

Alcuni dei mezzi esposti a Romagna in Campo

Fabrizio Piva presidente Consorzio Il Biologico ha criticato la troppa burocrazia, dovuta al Ministero delle Politiche agricole a causa delle leggi prodotte. "Gli operatori sono obbligati a compilare tanta carta per garantire i risultati. Tutti promettono di fare qualcosa, ma la burocrazia cresce, perché c'è la filosofia che tutto quello che si fa deve essere dimostrato, con la carta. In Europa centrosettentrionale sono più snelli. Nel caso del bio, non è l'Europa che complica, perché tutta la documentazione è decisa a livello nazionale. La burocrazia si ridurrebbe del 90% se si seguissero solo le leggi comunitarie; invece noi Italiani complichiamo tutto. La burocrazia del biologico è decisa a livello nazionale".

Sauro Angelini intervista Fabrizio Piva

Ad esempio, la notifica di attività con metodo biologico, in Germania, è fatta di due pagine, in Italia 20. La burocrazia si semplifica se si rendono semplici i processi. Amazon ha successo perché è semplice. Non dimentichiamo, inoltre, che l'azienda bio ha adempimenti burocratici quadrupli rispetto a una convenzionale.

Giovanni Dinelli

Dopo i saluti del dirigente scolastico Camillo Giorgi, è intervenuto Giovanni Dinelli, del Dipartimento di Scienze Agrarie dell'Università di Bologna, il quale ha affermato: "Quando si fa ricerca sul fronte del biologico, occorre selezionare varietà pensate per questa tipologia di conduzione. E' difficile adattare una varietà usata nel convenzionale, e selezionata per essere difesa con la chimica, al biologico. Noi quando facciamo ricerca per il bio cerchiamo di rifarci a vecchie varietà che resistevano meglio a malattie o insetti".

Primo a sinistra Gianluca Baruzzi del Crea-Ofa

Alcuni studenti della 4F dell'Istituto, seguiti dal docente Mauro Cola, hanno mostrato il frutto del loro lavoro, cioè la produzione di fragole biologiche. Il ricercatore del Crea Gianluca Baruzzi ha spiegato che la produzione in regime biologico favorisce la qualità, in quanto produzione quantitativa e livello organolettico sono inversamente proporzionali.

La docente Valentina Sallustio, a destra, con gli studenti impegnati nel laboratorio di trasformazione

La docente Valentina Sallustio, responsabile piante officinali e trasformazione dell'Istituto tecnico, ha mostrato al pubblico tutti i prodotti che gli studenti hanno preparato partendo dalla materia prima coltivata in campo. E ce ne sono di tutti i tipi: dal pesto alle confetture, dai liquori alla frutta candita.



L'agricoltore Sauro Zoffoli ha lamentato che i consumatori richiedono il biologico, desiderando mangiare sano, ma poi denunciano i produttori che distribuiscono sostanza organica solo perché provoca cattivi odori nel momento dello spandimento. "La Polizia Municipale è venuta più volte in azienda - ha detto sconsolato Zoffoli - perché chiamata dai cittadini che si lamentavano del cattivo odore di letame o pollina. Ma io ero in regola. A questi cittadini dico che i concimi di sintesi non fanno cattivo odore, la sostanza organica sì. Decidano quindi loro stessi quel che vogliono".



"Il biologico è una scelta sensata - ha aggiunto Dinelli - perché le quotazioni sono sempre maggiori. Bio non significa, in maniera semplicistica, coltivare senza la chimica. E' più complicato; si tratta di creare un ecosistema, e soprattutto una mentalità diversa nell'imprenditore. Né il biologico deve avere paura delle tecnologie. La mentalità non deve essere quella del passato, bensì proiettata al futuro".


Andrea Grassi (a destra nella foto qui sopra), direttore tecnico di Apofruit, gruppo che ha con il marchio Almaverde Bio la maggior visibilità a livello italiano, ha affermato che il biologico continuerà a farsi strada se ci si crede a livello nazionale, non solo locale. La singola azienda che vuole convertirsi a questa pratica agricola in un certo senso deve rinascere, ripensarsi, rimettersi in gioco. Oggi, grazie alle conoscenze acquisite nei decenni, si riesce a lavorare molto meglio rispetto al passato.



L'imprenditore Giovanni Bagioni ha aggiunto che mancano tuttavia figure professionali preparate sul bio. "Cerco o un libero professionista, o un dipendente che mi segua tutto il biologico, ma abbiamo difficoltà a trovarlo".

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