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La problematica ha dimensioni e ricadute allarmanti

Citrus Tristeza Virus in Sicilia: quali possibili rimedi?

Secondo i dati in possesso dell'Amministrazione Regionale siciliana, circa 12.000 ettari di agrumeti sono stati interessati in maniera evidente dal Citrus Tristeza Virus (CTV). "Ormai la malattia è talmente diffusa che sembrano davvero pochi gli ettari ancora non colpiti" commenta l'agronomo Corrado Vigo.



Vigo elenca tre rimedi che potrebbero essere adottati per contrastare la fitopatia:
  1. innesto "a ponte" di portainnesti tolleranti con le piante già esistenti; detto metodo, però, presuppone un gran numero di piantine di portainnesti tolleranti e tantissima manodopera, oltre che del tempo affinché i portainnesti "a ponte" posti ai lati della pianta possano davvero sostituire la funzione radicale, mentre il vecchio portainnesto effettuerebbe via via solo una funzione di sostegno;
  2. reimpianto degli appezzamenti, con costi elevati e perdita totale del reddito per un periodo compreso fra i 4 e i 6 anni;
  3. infittimento, ovvero la posa a dimora di piantine, con portainnesto tollerante, nell'interfilare già esistente; questa soluzione potrebbe consentire la sostituzione degli impianti nella maniera "meno dolorosa" possibile, poiché per qualche anno le vecchie piante potrebbero ancora fornire produzioni interessanti. 

"So perfettamente che la soluzione "infittimento" non è quella "agronomicamente consigliabile" - sottolinea Vigo - ma rimane l'unica che consente, a fronte di un costo relativamente contenuto (rispetto al reimpianto), di rinnovare gli impianti permettendo anche che l'agricoltore continui a coltivare traendo una produzione dal proprio agrumeto."



L'agronomo ripercorre le fasi della vicenda CTV in Sicilia: "Nel 1996 il Ministero dell'Agricoltura, conscio del problema, adottò il Decreto di lotta obbligatoria, ma null'altro venne fatto. Nel 2003 l'Assessorato Agricoltura Siciliana emanò un bando per coperture finanziare al 100% a fondo perduto, ai sensi del POR Sicilia 2000/2006, ma lo stesse andò quasi deserto (vennero presentate solo 13 domande) poiché non si consentiva il reimpianto con le opere accessorie (quali impianto irriguo), ma solo il reimpianto tal quale dell'arboreto."

"Nella Finanziaria 2010 la regione Siciliana "dedicò" 10 milioni di euro per il ristoro del mancato reddito degli agrumeti di cui si era ottenuto il Decreto di eradicazione da parte dell'Osservatorio Malattie delle Piante; ad oggi nemmeno un centesimo è stato speso."



Recentemente, l'Assessore all'agricoltura Dario Cartabellotta si è impegnato per la risoluzione del problema e lo stesso agronomo Corrado Vigo è stato consultato per discutere sulle problematiche e sui possibili rimedi; cosa che è avvenuta il 3 aprile, con la proposta di un possibile approccio alla problematica (clicca su www.vigo.it).



Ricadute occupazionali
Nel frattempo, come riporta catania.livesicilia.it, lunedì 8 aprile si è tenuta una manifestazione di protesta organizzata davanti al Palazzo dell'Esa da Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil. I sindacati hanno consegnato una lettera indirizzata al presidente della Regione e agli assessori all'Agricoltura e al Lavoro, nella quale si sottolinea come la campagna agrumicola 2012/13 non sia riuscita - e altrettanto non riusciranno le future stagioni - ad impiegare la stessa quantità di manodopera utilizzata negli anni precedenti.

Nella lettera si evidenzia come gli impianti agrumicoli esistenti nella provincia di Catania presentino in questa annata 2012/13 un notevole calo di produzione quantificabile almeno intorno al -30% se non addirittura al -40% rispetto allo scorso anno.

La scarsa produzione agrumicola lamentata quest'anno dai lavoratori agricoli (la stagione per la generalità dei braccianti finirà tra fine marzo e i primi di aprile, mentre prima arrivava fino a maggio inoltrato), si somma dunque alla piaga del CTV. Clicca qui per l'intero articolo.

Si ricorda che, in Sicilia, la superficie complessiva coltivata ad agrumi (escluso limoni) è quantificabile in 70.000 ettari, sui quali operano 35.000 imprese che impiegano 70.000 addetti in forma diretta e altri 420.000 in forma indiretta.