"Ad aprile 2026 abbiamo registrato una crescita del 20% nella stagione dei mango messicani, rispetto al 2025 e al 2024", afferma Yamil Gómez Cid, direttore generale della Mangos Mexico, che avverte che questa crescita potrebbe essere influenzata nei prossimi mesi da fattori climatici.
La stagione in corso è principalmente concentrata nel sud del Paese, con Chiapas e Oaxaca sotto i riflettori. Tuttavia, l'attenzione si sta ora spostando verso nord, soprattutto negli Stati di Sinaloa e Nayarit, dove le alte temperature e gli inverni insolitamente miti hanno avuto un impatto sulla produzione. "Gli shock termici hanno causato perdite di frutta, in misura simile a quanto accaduto in Perù due stagioni fa", afferma Gómez.
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Nonostante ciò, il direttore generale sottolinea la resilienza di alcune varietà. "La Ataulfo è quella che ha resistito meglio agli effetti negativi del clima e, fortunatamente, è anche la più diffusa nel Nayarit". In termini di qualità, il bilancio rimane positivo. "Non è risultata compromessa. Anzi, le condizioni nel sud hanno permesso un aumento del volume esportato".
Sul fronte economico, i produttori si trovano ad affrontare uno scenario difficile. L'aumento dei costi degli input, dell'energia e del carburante ha avuto un impatto diretto sulla redditività. "Quest'anno i coltivatori sono stati colpiti in modo particolarmente pesante dai prezzi. La quotazione dei mango da esportazione sottoposti a trattamenti idrotermici, che rappresentano circa il 95% delle spedizioni, si attesta tra i 4 e i 5 dollari per cassa da 4 kg, e l'aumento del costo dei fertilizzanti ha pesato notevolmente sulle tasche degli operatori", afferma Gómez.
Una delle principali sfide è l'elevata dipendenza dal mercato statunitense. "Il 90% delle esportazioni di mango è destinato agli Stati Uniti. Questo, che un tempo era un vantaggio, ora sta diventando una debolezza", sottolinea Gómez. In questo senso, il settore si trova a "un punto di svolta", con la necessità di diversificare le destinazioni.
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Anche sul piano internazionale, la concorrenza detta l'andamento del mercato. "Il Messico sarà pure il re del mango negli Stati Uniti, ma Perù e Brasile lo sono in Europa". Tuttavia, anziché competere direttamente, le campagne tendono a completarsi a vicenda. "Non c'è una vera e propria competizione. Piuttosto, i nostri periodi di produzione sono complementari", spiega Gómez.
"Altri fornitori, come Ecuador e Colombia, stanno guadagnando terreno, pur senza offrire grandi volumi. Nel caso della Colombia, i baby mango hanno ricevuto un impulso in alcune nicchie specifiche. Non competono in termini di volumi con Perù, Brasile o Messico".
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L'Europa, con i suoi oltre 400 milioni di consumatori, è percepita come un'alternativa strategica, mentre mercati come Canada, Cina e Corea sono anch'essi obiettivi a medio termine. "C'è un bisogno urgente di ricostruire le relazioni commerciali con l'Europa", afferma Gómez, sottolineando che in quel continente la presenza dei mango messicani non è molto significativa.
Si aprono anche interessanti margini di sviluppo nella diversificazione dell'offerta. Attualmente, tra il 90 e il 95% delle esportazioni è costituito da frutta fresca. "Stiamo trascurando l'enorme potenziale dei prodotti a valore aggiunto come polpa, prodotti disidratati o surgelati", dichiara Gómez.
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Per quanto riguarda la protezione fitosanitaria, si registrano progressi nel controllo dei parassiti. "L'anno scorso il tasso di lotti infestati da larve ha raggiunto l'1,5%, mentre quest'anno siamo scesi allo 0,8%". Tuttavia, Gómez segnala anche la comparsa di nuovi parassiti a causa dei cambiamenti climatici.
Per la fine della stagione, l'incertezza climatica rimane la minaccia principale. "Speriamo di poter mantenere o addirittura aumentare il nostro attuale volume di esportazioni", conclude Gómez.
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Yamil Gómez Cid
Mangos Mexico
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