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Avocado dal Kenya: quando i controlli non bastano a fermare le irregolarità

Nel settore keniota dell'avocado si sta consumando una controversia legata all'esportazione del frutto nei periodi in cui le spedizioni sono ufficialmente sospese. Voci sempre più numerose all'interno della filiera denunciano l'abuso di un meccanismo pensato per tutelare la reputazione e l'origine del prodotto keniota, che sarebbe invece diventato terreno fertile per favoritismi e corruzione. Le tensioni sono esplose nei giorni scorsi dopo la pubblicazione di un articolo sul media locale Kenya Insights, che ha innescato indagini, audit nelle aziende agricole e riunioni d'emergenza in un clima di forte agitazione.

© Youness Bensaid | FreshPlaza.it

Una stagione segnata da esportazioni irregolari di avocado keniota?
L'articolo di Kenya Insights rivela una "manovra": sembra che le principali aziende produttrici di avocado siano riuscite nell'impresa di esportare grandi quantità di frutta prima dell'inizio ufficiale della stagione, al punto da lasciare gli alberi spogli. La stessa fonte afferma che solo gli avocado provenienti dal Kenya occidentale e dalle regioni del North Rift possono beneficiare delle limitate esenzioni previste dalla normativa vigente, e questo è il punto cruciale della prova di un accaparramento, poiché i raccolti di queste regioni sono ben al di sotto dei volumi esportati durante il divieto.

Prima di addentrarci nei meandri della controversia, vale la pena chiarire che l'autorità di regolamentazione keniota non limita l'esportazione di frutta fuori stagione (o durante i periodi di chiusura stagionale, ovvero i divieti) alle due regioni sopra menzionate. Si tratta semplicemente di una questione di stagionalità. E sì, altre regioni possono fornire avocado in questo periodo dell'anno, in particolare nel Kenya centrale, come ad esempio a Embu.

© Youness Bensaid | FreshPlaza.it

Cosa prevede la normativa
In Kenya, l'AFA (Agriculture and Food Authority), attraverso la sua Direzione per l'Orticoltura, stabilisce le date di apertura e chiusura della stagione di esportazione. L'intervento dell'AFA mira a tutelare la reputazione dei prodotti kenioti, impedendo la raccolta e l'esportazione di frutto immaturo, con conseguenti divieti che possono essere prorogati in caso di precipitazioni insufficienti, come è avvenuto nella stagione in corso.

Tuttavia, divieti prolungati e indiscriminati sono dannosi e rischiano di privare gli esportatori kenioti di una finestra commerciale favorevole, in un momento in cui la concorrenza sul mercato internazionale è contenuta e i prezzi sono al massimo. L'autorità di regolamentazione autorizza pertanto le esportazioni per via aerea e, in via eccezionale, quelle via mare, previo ottenimento di un permesso di deroga, che comporta ispezioni in loco per verificare la maturazione della frutta e il contenuto di sostanza secca. Le ispezioni sono così rigorose da essere applicate a ogni singola spedizione.

Questo meccanismo, in vigore da tre anni, è stato accolto favorevolmente sia dai produttori sia dagli esportatori, indipendentemente dalle dimensioni aziendali, stando alle dichiarazioni concordanti degli operatori del settore. Un produttore, che ha chiesto di restare anonimo, afferma: "Il regolatore keniota (AFA-HCD) sta adempiendo al proprio mandato. La chiusura delle esportazioni è una misura che sosteniamo, perché senza di essa verrebbero raccolti molti frutti immaturi. Realisticamente, quando la stagione keniota è chiusa, non c'è abbastanza frutto da raccogliere; d'altra parte, se le esportazioni venissero aperte senza controllo, la reputazione dell'avocado keniota ne risentirebbe gravemente".

© Youness Bensaid | FreshPlaza.it

Tra regolamentazione e applicazione
La procedura per ottenere i permessi speciali è certamente trasparente e accessibile a tutti, sia ai piccoli sia ai grandi esportatori, secondo lo stesso produttore. "Non esistono favoritismi nella richiesta di un permesso di esportazione durante il periodo di chiusura della stagione keniota. L'unico requisito per qualsiasi azienda è presentare una domanda, sottoporsi all'ispezione del regolatore e ottenere il permesso. Anche le aziende più piccole hanno ricevuto l'autorizzazione, una volta dimostrata la conformità ai requisiti".

L'applicazione concreta di questo meccanismo presenta però delle falle. Un altro esportatore, anch'egli rimasto anonimo, descrive la situazione: "Sulla carta, il sistema funziona. In pratica, però, viene aggirato, ed è qui che l'articolo di Kenya Insights coglie nel segno. Durante il periodo di chiusura, le esportazioni continuano grazie ad 'approvazioni eccezionali', e qui inizia il problema. Alcuni funzionari vengono corrotti per approvare volumi superiori a quelli effettivamente verificati nei frutteti. In altri casi, esportatori con agganci politici influenzano le decisioni, ottenendo autorizzazioni indipendentemente dalla maturità del frutto. Il risultato è che solo pochi grandi operatori continuano a esportare, spesso spedendo frutto non maturo. Tutto ciò coincide con una finestra di mercato critica, tra dicembre e marzo, quando l'offerta globale è bassa e i prezzi sono elevati. L'incentivo ad aggirare le norme è quindi considerevole. Abbiamo persino assistito a situazioni in cui gli acquirenti spingono per la fornitura nell'ambito di programmi fissi, nonostante i livelli di sostanza secca siano al di sotto della soglia del 21%".

La stessa fonte aggiunge: "È importante sottolineare che questo non è un fallimento dell'intera industria keniota dell'avocado. Si tratta piuttosto delle azioni di poche aziende, rese possibili da controlli deboli e dalla corruzione, che danneggiano la reputazione del Paese e la sostenibilità del mercato nel lungo periodo. Come settore, dobbiamo rafforzare la trasparenza, la responsabilità e l'applicazione delle norme, altrimenti anche le regolamentazioni meglio concepite continueranno a essere manipolate a danno di tutti gli attori della filiera".

© Youness Bensaid | FreshPlaza.it

Avocado esaurito in Kenya?
L'articolo sostiene poi che questa situazione, definita "manovra", abbia portato all'esaurimento delle scorte keniote. Su questo punto, le nostre fonti sono unanimemente in disaccordo, indicando invece un'abbondanza di frutto ancora da raccogliere.

"In Kenya, in questo momento, c'è molta frutta nelle mani dei produttori che non viene raccolta. I coltivatori si stanno astenendo dalla raccolta a causa dei bassi prezzi di mercato. Stiamo aspettando che il mercato migliori per riprendere", afferma un produttore.

Un altro produttore, che ha anch'egli preferito restare anonimo, osserva che sono soprattutto i grandi coltivatori ad avere ancora abbondante frutto da raccogliere: "Si tratta di un effetto ben noto e comune nel settore, che non è legato agli sviluppi attuali, poiché i produttori su larga scala hanno la capacità di trattenere il raccolto in attesa di condizioni di mercato più favorevoli".

© Youness Bensaid | FreshPlaza.it

Le radici della controversia
Ciò che emerge dalla vicenda è che il meccanismo dei permessi eccezionali per le esportazioni fuori stagione, con le disfunzioni che comporta nella pratica, non è una novità di quest'annata, ma fa parte di una cultura imprenditoriale più ampia nel Paese. "Il cuore della questione non è se la stagione dell'avocado sia aperta o chiusa, ma riguarda la governance e l'applicazione delle norme. Le linee guida dell'AFA sono di per sé molto chiare", spiega un addetto ai lavori del settore.

Un esportatore keniota indica un tentativo di manipolazione: "Questa campagna che è emersa ora, oltre a contenere molta disinformazione, sembra essere legata a una guerra commerciale e a operatori che cercano di regolare i conti tra loro. Più nello specifico, un attore del settore locale della lavorazione dell'avocado sta conducendo una battaglia contro l'autorità di regolamentazione (AFA-HCD), dopo che il suo tentativo, del tutto irrealistico, di influenzare la filiera a proprio vantaggio è stato bloccato dal regolatore".

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