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Del 31,5 per cento nella prima metà dell'anno

Le importazioni di arance in Ue sono diminuite rispetto allo scorso anno

La stagione agrumicola in Andalusia sarebbe una stagione "da dimenticare", anche se purtroppo rimarrà nella memoria di molti dei produttori che ne hanno subito l’impatto. È stata una campagna molto complessa in cui, oltre alle sfide del settore, si sono aggiunti problemi mai registrati prima.

Nei suoi report settimanali o bisettimanali degli ultimi mesi, l'Osservatorio dei prezzi e dei mercati della Regione Andalusa fa riferimento a una campagna caratterizzata da una bassa domanda, limitate attività commerciali e prezzi notevolmente inferiori alla media degli ultimi 5 anni per agrumi come le arance (nella settimana 24, ad esempio, si sono attestati all'origine a 0,11 euro/kg, il 70% in meno della media del periodo 2016/21), che hanno raggiunto la fase finale della campagna con una parte dei frutti ancora sugli alberi.

Vengono indicati diversi fattori per spiegare questi risultati e uno di questi è relativo alle importazioni. Tuttavia, secondo l'ultimo rapporto sul "Monitoraggio rafforzato delle importazioni di agrumi dell'Ue" del Ministero spagnolo dell'agricoltura, pesca e alimentazione, gli acquisti di agrumi dell'Ue sono diminuiti dell'11,5% nei primi quattro mesi del 2022 (e del 10,5% rispetto alla media degli ultimi 5 anni), in calo di 61.000 tonnellate rispetto alla scorsa stagione.

Nei primi 4 mesi di quest'anno, le importazioni di mandarini (41% del totale) hanno superato per la prima volta quelle delle arance (35,4%), segnando una nuova tendenza nell'ultimo decennio. Tuttavia, entrambi hanno comunque registrato una riduzione del volume degli acquisti dell'Ue rispetto allo scorso anno: le arance sono diminuite del 27,3% e i mandarini del 5,7%. Tutti gli agrumi, infatti, hanno registrato riduzioni, ad eccezione dei limoni, le cui importazioni sono aumentate del 77,4%.

Se guardiamo i dati fino a giugno, nel caso delle arance il calo delle importazioni precipita al 31,5% (-111.000 ton) rispetto allo stesso periodo del 2021, e al 29,2% (-99.800 ton) rispetto alla media degli ultimi 5 anni, come si evidenzia nel rapporto.

Tutti i Paesi hanno ridotto le spedizioni di arance, sia rispetto all'anno 2021 che rispetto alla media. L'Egitto, principale fornitore del periodo in esame, con l'83% del totale, ha registrato un calo molto significativo del 31,3% (-91.260 ton) rispetto allo scorso anno, e del 17,3% (-41.950 ton) rispetto alla media delle precedenti cinque campagne, anche se ha aumentato la sua quota di mercato di dodici punti percentuali. In forte calo anche altri Paesi, come il Sudafrica (-83,3%) e il Marocco (-26,7%).

Nella campagna 2021/22 (settembre 2021/giugno 2022), le importazioni totali di arance sono diminuite del 12,2% rispetto alla campagna precedente, e del 13,2% rispetto alla media delle cinque campagne precedenti, per effetto "delle elevate quantità registrate nel mese di ottobre", secondo il rapporto.

Il principale fornitore in questo periodo è stato il Sudafrica, con il 44% del totale, in aumento del 3% rispetto alla scorsa stagione e del 9,3% (+21.760 ton) rispetto alla media quinquennale. Al secondo posto l'Egitto (35% del totale), che ha visto una diminuzione dei volumi sia rispetto alla scorsa stagione (-31,7%) che alla media (-17,7%). Anche il Marocco, terzo fornitore di arance dell'Ue, ha registrato un calo significativo (rispettivamente -20% e -60,7%). Lo Zimbabwe, invece, è cresciuto rispettivamente del 29,6% (+6.000 ton) e del 35,8% (+6.900 ton).

Questi dati definiscono un quadro e danno risposte al settore agrumicolo andaluso sull'importanza delle importazioni nello sviluppo della campagna di quest'anno, anche se sollevano anche molti quesiti e probabilmente impongono una nuova revisione delle cause. In questo momento, i produttori andalusi continuano a lavorare al prossimo raccolto, anche se è sempre più difficile a causa dell'ondata di caldo incessante. Nella regione di Valencia è già arrivata la notizia che i primi prezzi della prossima stagione agrumicola saranno inferiori del 30% rispetto ai costi di produzione.


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