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Clementine ai minimi storici: se pero' le crisi non servono a cambiare testa, non c'e' futuro

Il quadro della situazione, per quanto riguarda la produzione italiana di clementine, è presto detto: "Siamo sulle montagne russe. L'anno scorso abbiamo raggiunto il punto di massima produzione; quest'anno, invece, saremo al livello minimo". E' quanto riferisce il citrus science specialist Francesco Perri, (in foto qui accanto) esperto nel settore e consulente di diverse aziende agrumicole.

L'anno scorso, infatti, la produzione fu molto abbondante, benché con buona parte di frutti di piccola pezzatura. Quest'anno il quadro è diametralmente opposto, con casi limite: "C'è chi produrrà appena qualche tonnellata per ettaro. Con questo tipo di rese, probabilmente non vale la pena nemmeno raccogliere", sottolinea Perri, che ribadisce come il dato globale sia comunque tragico.

"Dopo sopralluoghi effettuati nelle principali aree produttive del Sud Italia, cioè Calabria, Puglia e Basilicata, si stima mancherà tra un 70 e un 80% di una buona produzione di clementine. Il drastico calo produttivo interesserà tutte le diverse varietà, tanto le precoci quanto le tardive, sull'intero calendario di commercializzazione che va ormai da fine settembre a febbraio".

Carenza di clementine, ma non solo
In questo scenario desolante, c'è sicuramente anche una sparuta minoranza di mosche bianche, cioè di aziende che lavorando con criterio sono riuscite a gestire una situazione in cui entra in causa una forza maggiore: "La Natura detta le regole del gioco ogni anno, in agricoltura. Perciò se siamo stati bravi e ci siamo organizzati per tempo, piangeremo con un occhio solo, altrimenti non avremo neppure gli occhi per piangere", sottolinea l'esperto.

Oltre alle clementine, si segnala già oggi una possibile diminuzione anche sulle altre produzioni agrumicole, benché con percentuali tutto sommato contenute. Per quanto riguarda le arance, si attende circa un -30% sulle Navel. Dato il minor carico di frutti sulle piante, tuttavia, le pezzature dovrebbero risultare interessanti. Anche il Tarocco siciliano potrebbe vedere un calo produttivo intorno al 30%.

Un albero sovrabbondante di clementine nella precedente campagna... solo un ricordo del passato.

La stagione 2019, tra l'altro, è generalmente carente anche per altre referenze frutticole: si pensi all'uva da tavola, al kiwi oppure a pere e mele. Però, come ribadisce Francesco Perri: "La punta minima ce l'abbiamo proprio sulle clementine. Abbiamo già informato i buyer della grande distribuzione circa questa situazione. E' chiaro che, per loro, purtroppo l'alternativa sarà rivolgersi alla Spagna come fornitore privilegiato di clementine, quest'anno. Anche perché, in alcuni territori italiani, il poco che è rimasto sulle piante presenta danneggiamenti da grandine".

"Tra le varie zone produttive, va un po' meglio nella Piana di Sibari, soprattutto nelle aree più vocate, mentre la Piana di Rosarno è abbastanza carente, così come le principali aree pugliesi. Quelli che si salvano, quest'anno, sono davvero pochi ed è solo perché hanno implementato negli anni un importante lavoro tecnico, in areali idonei alla coltivazione del clementine".

L'esperto vuole infatti sottolineare un concetto fondamentale: le montagne russe, cioè gli alti e i bassi in agricoltura ci sono sempre stati, il problema è semmai come affrontare la situazione per tempo e nella maniera giusta: "Mio padre, che è novantenne e che ha lavorato da sempre in agricoltura, non si meraviglia che ci siano annate come queste. E' chiaro però che, soprattutto nei momenti di crisi, o si cambia mentalità o si rischia di non avere più speranze".

"In Italia, soprattutto nel meridione - ricorda Perri - abbiamo un patrimonio immenso che è costituito dall'enorme biodiversità negli agrumi, perché territorialmente c'è una storia geologica che ha creato una complementarietà tra i diversi areali. Dovremmo quindi saper sfruttare questi punti di forza e invece temo che la stagione agrumicola ricomincerà tra poche settimane con operatori del tutto impreparati ad affrontare le emergenze di breve periodo e le sfide di medio/lungo".

Ricerca e Innovazione, queste sconosciute ai più
L'esperto ribadisce: "Pochissimi credono e investono nell'innovazione, nonostante la ricchezza che possediamo. Porto l'esempio del Centro di ricerca CREA-OFA di Acireale, che vanta una collezione di germoplasma che ci invidiano in tutto il mondo. Un paio di anni fa, questo Ente ha bandito un programma di trasferimento tecnologico per coinvolgere le OP-organizzazioni di produttori nella sperimentazione di nuove varietà, nei diversi areali, al fine di individuare eventuali selezioni di interesse. Le OP che avessero aderito, avrebbero avuto poi una corsia preferenziale per lo sfruttamento commerciale delle varietà più interessanti. Di tutta l'Italia peninsulare, a oggi hanno aderito a questo programma, denominato Fast-Track, solo tre aziende !!! ".

"Nulla di paragonabile a quello che accade invece in Spagna, dove alcuni grandi gruppi del settore, tra loro competitor commercialmente, si sono però riuniti insieme per creare dei centri di ricerca privati e già oggi hanno ottenuto alcune cultivar interessanti. Particolare attenzione è già rivolta a quelle cultivar con shelf life idonea per raggiungere anche le destinazioni più lontane, come la Cina o l'oltremare (Canada, USA)".

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Insomma, il concetto espresso da Perri è che: "La gestione della produzione è cosa seria e tremendamente complicata, che include tutta una serie di fattori (informazioni, conoscenze, metodo, organizzazione, rapporti istituzionali, rapporti con i territori, collaborazione e condivisione) che non vanno sottovalutati, semmai intensificati seriamente. Serve investire non soltanto in ricerca e innovazione, ma anche nella formazione dei tecnici che possano seguire le aziende nelle loro strategie produttive e commerciali, anche e soprattutto confrontandosi con quanto avviene all'estero. E invece quello che emerge è una fortissima riluttanza a partecipare a ogni processo di cambiamento e innovazione". 

Perri conclude: "Anche in Spagna, come già annunciato (cfr. precedente articolo) si prevede una diminuzione delle rese produttive. Mancherà probabilmente circa un 50% sul segmento precoce delle clementine e un 20-30% sul medio-tardivo, il che comunque non ostacolerà i commerci da quel paese, anzi potrebbe favorire la pezzatura dei frutti. Negli anni '70 eravamo i campioni del Mediterraneo in termini di produzione ed esportazione. Bisognerebbe interrogarsi su quanto abbiamo mancato di fare, fino a oggi, per conservare tale posizione".

Contatti:
Dott. agronomo Francesco Perri
Cell.: (+39) 338 4164800
Email: f.scoperri@libero.it


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