Cresce l'interesse per la mandorlicoltura

Anche a Nord del Lazio, a Montalto di Castro e Canino, in provincia di Viterbo, la mandorlicoltura sembra adattarsi molto bene alle condizioni locali, e gli agricoltori partecipano numerosi agli incontri regionali ed extraregionali, come quello tenutosi il 25 e 26 luglio scorso nei suddetti comuni laziali; un appuntamento organizzato dal CO.V.I.L. e altri organismi, al fine di indirizzare al meglio i futuri produttori di mandorle.

"Un incontro teorico-pratico, che ha visto la partecipazione di oltre 70 agricoltori, professionisti e operatori del mercato. Si è parlato di scelta varietale, portainnesti, gestione della chioma, costi di gestione degli impianti e sistemi per la raccolta", così spiega Vito Vitelli, direttore del Consorzio Vivaisti Lucani (CO.VI.L.).

Interessante è stato anche l'intervento di Claudio Papa della Dolceamaro, azienda molisana in cui la mandorla rappresenta la protagonista indiscussa per confetti e dolci. Papa ha ribadito la necessita di fare sistema; il suo obiettivo è quello di creare non solo delle aree in cui si producano mandorle di alta qualità, ma sarebbe anche disposto a concedere strumenti finanziari per la realizzazione di un centro di raccolta di primo livello, che consenta di effettuare la selezione e l'essiccazione del prodotto, stabilendo già dei contratti di durata decennale e ventennale con gli agricoltori.

"In questi incontri, vengono proposte diverse varietà: Lauranne, Guara, Penta, Soleta, Makako, Ferragnes, Pizzuta Davola. Tra queste, però, per le zone dell'alto Lazio sono state consigliate la Lauranne, la Penta e la Makako. Trattasi di varietà a fioritura più tardiva, situazione che permette di sfuggire agli ultimi freddi primaverili, essendo una zona centro-settentrionale", continua Vitelli.

"Il mio intervento si è incentrato su tutte quelle che sono le tecniche moderne per la produzione di mandorlo, soffermandomi in particolar modo sulla gestione della chioma. E' da qui che poi dipendono il sesto d'impianto e i sistemi di raccolta. Durante la visita dimostrativa, abbiamo visitato alcune aziende che contano da uno a tre anni dalla prima messa a dimora delle piante, alcune ancora in fase di allevamento e altre al primo anno di produzione".

"Prima di mettere a dimora un impianto di mandorlo, è necessaria la consulenza di un tecnico. Occorre valutare la vocazionalità del territorio. Quest'ultima non è data soltanto dalle caratteristiche del terreno; i problemi del suolo, infatti, possono essere superati con determinate tecniche agronomiche. Piuttosto, quello che è importante sono le condizioni ambientali. I nemici per queste coltivazioni sono il freddo e l'umidità, condizioni che non devono coincidere con la fioritura e la formazione del frutticino".

"Sono consigliati posti arieggiati e un clima mite, oltre che la disponibilità idrica. La media nazionale di produzione (dati Istat) si aggira intorno ai 1,5 ton/ettaro. Per rendere remunerativa questa coltura, bisogna almeno raccogliere 5-6 ton/ha".

"A partire dal 15 settembre 2019, proseguiremo con questi incontri, specie in Lazio, Puglia e Sicilia, focalizzando l'attenzione soprattutto sul controllo di gestione della chioma. Abbiamo notato, infatti, che la potatura, a causa dell'assenza di personale specializzato, rappresenta un punto di debolezza per molti agricoltori. Noi vogliamo intervenire per fornire i migliori consigli e indirizzare al meglio gli agricoltori".

Per maggiori informazioni: 
CO.VI.L.
Tel.: (+39) 3392511629
Blog: vitovitelli.blogspot.com/2019mandorlo-nel-lazio-giornate-tecniche


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