Prezzi in picchiata

Alleanza Cooperative interviene sulla crisi del comparto clementine al Sud Italia

Come già ampiamente discusso in precedenza (cfr. FreshPlaza dell'08/01/2019), siamo di fronte a una stagione decisamente negativa per le clementine italiane, che non ha risparmiato nessuna delle principali aree produttive: Calabria, Puglia e Basilicata.

Le difficoltà di quest'anno, secondo l'Alleanza Cooperative Agroalimentari, derivano essenzialmente dall'offerta abbondante di prodotto, specie quello di calibro medio-piccolo, che si è registrata in tutto il bacino del Mediterraneo, a cui si è aggiunto il leggero ritardo di maturazione in Italia di alcune varietà normalmente più precoci.

Tale congiuntura ha fatto sì che il mercato delle clementine nelle ultime settimane risultasse già saturo di prodotti provenienti dall'estero, in primis Spagna e Marocco, e di clementine della varietà tradizionale che erano già state raccolte e che erano rimaste ancora in parte invendute. Le temperature miti fino a Natale avevano infatti tenuto bassa la domanda di agrumi su tutto il mercato nazionale.

"La produzione di quest'anno  - spiega Enzo Filardo (nella foto a sinistra), membro del coordinamento ortofrutticolo dell'Alleanza e Presidente di Confcooperative Fedagripesca Calabria - è risultata nella media, ma a novembre, per via di un ritardo di maturazione delle varietà precoci, non si è potuto procedere al consueto raccolto di tutto il prodotto sulle piante. Al momento, si stima ci sia circa un 30-40% di prodotto che le aziende tengono fermo sulle piante ancora per qualche giorno, al fine di evitare di immettere altra merce sul mercato e di deprimere ulteriormente il prezzo di vendita, già assai basso".

"Le clementine calabresi – avverte Filardo – si presentano in alcuni casi con una shelf life più più breve rispetto a quelle provenienti dall'estero, a causa delle gelate e delle alluvioni che hanno danneggiato il prodotto locale. Le clementine spagnole o nord africane hanno un aspetto migliore per estetica e dimensione, ciò tuttavia anche grazie all'uso di prodotti fitosanitari che in Italia non sono consentiti".

"Per quanto precede, considerato il prodotto che ora verrà raccolto e che sarà immesso sul mercato chiediamo - conclude Filardo – una maggiore attenzione da parte del consumatore sui punti vendita per verificare l'origine italiana del prodotto – in linea con la campagna di promozione recentemente portata avanti attraverso Ortofrutta Italia Organizzazione Interprofessionale - e auspichiamo, per quanto sarà possibile, di poter destinare quantitativi di clementine anche alle varie forme di ritiro che di norma possono essere attivate in presenza di casi di surplus produttivi come il nostro".

"Per le future strategie per il comparto, sarà prioritario estendere maggiormente il livello di integrazione dei produttori nelle Organizzazioni dei produttori per poi favorire, grazie al catasto frutticolo in via di prossima definizione, una verifica del reale potenziale produttivo italiano e dei successivi investimenti al fine di una migliore qualificazione degli impianti e di un aumento dell'export sui nuovi mercati".


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