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Prezzi al produttore diminuiti del 40 per cento quest'anno

L'Italia e' il principale produttore di frutta nella UE

All'interno dell'Unione Europea, l'Italia è il principale paese produttore di frutta, con una quota del 30%. Grazie alle sue diverse aree climatiche, la Penisola offre un'ampia gamma di frutti. L'areale italiano destinato alla coltivazione di frutta, fatta eccezione per gli agrumi, è pari a 505.000 ettari. Nel 2008, l'intero settore (quindi comprensivo anche del comparto agrumi) ha fatturato 4,6 miliardi di euro, con una produzione pari a 10,2 milioni di tonnellate.

La frutta fresca, dopo bevande e farinacei, è il principale prodotto agroalimentare esportato dall'Italia. La UE rappresenta il più importante mercato di vendita, con paesi quali Germania, Francia, Regno Unito e Spagna come maggiori clienti. Nel 2008, l'export di frutta (noci e frutta secca inclusi) ha totalizzato 2,7 miliardi di euro. Mele, uva da tavola, pesche e kiwi rappresentano i principali prodotti esportati. Sempre nel 2008 l'Italia ha importato frutta per un valore di 1,7 miliardi di euro.

Mele
Dopo la Polonia, è l'Italia il maggiore produttore europeo di mele e, insieme alla Francia, ne rappresenta il principale esportatore con circa 700.000 ton. Con un aumento di produzione del 26% nel periodo 2002-2007, le mele sono diventate il frutto più importante. La loro coltivazione avviene su un areale di 60.000 ha, ridottosi leggermente negli ultimi anni. Il Trentino Alto Adige, con i suoi 29.000 ettari rappresenta quasi la metà dell'intero areale melicolo italiano.

Per il 2009 è stato stimato un raccolto di frutta pari a 2,1 milioni di ton (-2% rispetto al 2008), di cui solo il comparto mele rappresenta un quinto della produzione totale di frutta in Italia. Le principali varietà sono Golden Delicious, Royal Gala, Fuji e PinkLady. Il raccolto in Friuli Venezia Giulia è stato stimato su 60.000 ton.

La Germania con una quota del 38% è il maggiore mercato di destinazione delle mele italiane, mentre l'interesse da parte della Russia cresce significativamente. Le importazioni italiane sono limitate e provengono essenzialmente dal Cile.

Pere
L'Emilia-Romagna è la principale regione italiana dedita alla coltivazione di pere. Nella stagione 2008-2009 delle 759.000 ton di pere coltivate, 486.000 appartenevano a questa regione. All'interno della UE, l'Italia è il maggiore produttore di pere.

Negli anni passati la produzione di pere ha mostrato un trend a ribasso; per la stagione 2009 si prevede un aumento dell'8% rispetto a quella precedente per un totale di 807.000 ton. Il raccolto di pere del 2008 diminuì del 18% rispetto alle 922.000 ton del 2007.

In definitiva, nel periodo 2004-2007 la produzione è calata in media del 16%. L'offerta di pere italiane si basa sulle seguenti varietà: Carmen, Guyot, Santa Maria, William, MaxRed Bartlett, Abate, Kaiser, Decana, Conference.

Uva da tavola
La produzione di frutta all'interno della UE è composta per circa la metà da uva (45%). Insieme a Spagna e Francia, l'Italia ne rappresenta una quota del 79%. Nella Penisola sono state raccolte circa 1,4 milioni di ton di uva da tavola nel 2008, di cui circa 400.000 prodotte in Sicilia. La Puglia ha ottenuto la certificazione GlobalGAP per un areale di circa 7.000 ha. Questa regione ha inoltre presentato alla UE la domanda per l'indicazione geografica protetta "Uva di Puglia".

Accanto ai mercati tradizionali quali Francia, Germania, Belgio e Svizzera, le uve italiane si vendono sempre più nell'Europa dell'Est, soprattutto in Russia e Polonia. Nonostante la crescente richiesta di uva seedless (senza semi) da parte dei paesi del Nord Europa, l'uva Vittoria e le uve Italia e Red Globe rimangono le principali varietà, rispettivamente, precoce e tardive.

L'Italia deve affrontare in particolare la concorrenza delle uve greche Victoria e Thompson (senza semi), che vengono vendute a prezzi più bassi. In confronto alla Puglia, la Sicilia ha investito ben poco in uva seedless, a causa delle dimensioni aziendali e della specializzazione necessarie. La Sicilia ha ottenuto due indicazioni geografiche protette per due delle sue uve da tavola. Nel 2007 l'Italia ha esportato 443.000 ton di uva per un controvalore di 510 milioni di euro.



Agrumi
La produzione italiana di agrumi è pari a circa 3,8 milioni di ton. Proprio nel settore agrumicolo l'Italia ha un saldo commerciale in passivo, e le arance hanno una bella percentuale di responsabilità in questo. La causa va ricercata nella mancanza di innovazione nel settore. Il Sudafrica ha sorpassato la Spagna e ora si è guadagnato il posto d'onore nella fornitura di arance in Italia.

Le arance pigmentate a polpa rossa, di cui i consumatori apprezzano il gusto, incontrano poca concorrenza e si vendono quindi a buon prezzo. L'unica preoccupazione al momento è la crescente richiesta sul mercato di arance pigmentate straniere.

Il comparto limoni ha dalla sua una forte concorrenza spagnola e argentina, minore è quella sudafricana. Germania, Svizzera e Austria rimangono i principali mercati di vendita per gli agrumi italiani, ma Israele e Sudafrica acquistano sempre più quote di mercato grazie agli elevati standard qualitativi.

In Italia sono presenti 88 aziende di lavorazione degli agrumi. Nella stagione 2007-08 sono state trasformate 67.000 ton di agrumi, il 40% in meno rispetto all'anno precedente. Due varietà di clementine possiedono l'indicazione geografica protetta.

Biologico
Nonostante la crisi, il consumo e i prezzi dei prodotti biologici tengono banco, grazie all'offerta limitata e alla crescente richiesta da parte della clientela fidata da un lato e da parte delle istituzioni pubbliche per rifornire per esempio mense scolastiche e ristoranti dall'altro. Nel 2008 il consumo è aumentato del 5,4% contro un aumento un po' più contenuto della spesa totale dei prodotti alimentari, vale a dire il 4,4%. Questo aumento si colloca in particolare nel comparto della frutta fresca e trasformata (+20%). I prodotti biologici si vendono in media a un prezzo più alto del 20-25% rispetto ai prodotti convenzionali.

L'offerta nel settore della vendita al dettaglio migliora per quanto riguarda discount e supermercati, mentre le catene di supermercati constatano una crescente domanda di prodotti a basso impatto ambientale e alti standard in materia di sicurezza alimentare. Gruppi di acquisto e vendita diretta hanno visto una grossa crescita.

I prodotti bio italiani si vendono principalmente in Germania e Francia, ma un forte interesse è mostrato anche dal Regno Unito. Per molti prodotti l'offerta non è sufficiente e quindi è necessario importare dall'estero. Questo discorso vale per clementine e pere, le cui scorte sono già terminate a gennaio. L'Italia è inoltre leader mondiale nel comparto delle arance bio.



DOP/IGP
L'Italia è il paese nel quale il numero dei prodotti tipici tradizionali con una propria identità cresce ogni giorno di più. Al momento sono presenti in Italia oltre 180 prodotti registrati con una Denominazione di Origine Protetta (DOP) e un'Indicazione Geografica Protetta (IGP). Perciò nella UE circa un quinto dei prodotti registrati sono italiani. La maggior parte, il 32%, dei prodotti italiani protetti ha a che fare con frutta e verdura.

Nel 2004 l'Italia ha sottoscritto il trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l'Alimentazione e l'Agricoltura. In questo contesto, ci sono produttori che al fine di preservare la biodiversità ricominciano a coltivare varietà di frutta autoctona su terreni meno fertili, in quanto si tratta di varietà che resistono meglio alle condizioni più dure. La coltivazione di varietà antiche è stata tuttavia abbandonata da molti, a causa del lungo periodo di improduttività.

Prospettive
A seguito della crisi mondiale, anche in Italia il settore frutta attraversa un periodo difficile. I prezzi al produttore sono diminuiti del 40% quest'anno, mentre quelli al consumatore rimangono praticamente stabili. Questi ultimi sono calati del 2%, contro una media del 5% in tutta la UE.

La causa principale della debolezza dei prezzi alla produzione è la grande frammentazione dell'agricoltura italiana. Nel settore agricolo, solo il 35% dei produttori è riunito in associazioni di produttori o cooperative, cosa che provoca una posizione debole e uno scarso potere contrattuale all'interno della filiera commerciale.

L'Italia, infine, dovrà investire nello sviluppo di nuove varietà frutticole e innovare sempre di più.

Fonte: Buitenlandse Markten, Novembre 2009

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