In occasione della 39esima Fiera Nazionale di Agricoltura di Campo Verde ad Aprilia (Latina), evento che accoglie 400 espositori del comparto agricolo, si è tenuto un convegno dedicato al polo nazionale della frutticoltura alternativa. L'incontro, che ha visto la partecipazione del presidente dell'Ordine degli Agronomi di Latina, Igor Timpone, e della vicepresidente Cinzia Lamberti, ha offerto l'opportunità di analizzare le metodologie di coltivazione dell'avocado (Persea americana Miller) nell'Agro Pontino.
© Ottavio CacioppoIgor Timpone durante il suo intervento
Durante i lavori, l'intervento tecnico di Ottavio Cacioppo ha delineato i tratti salienti per l'introduzione e la gestione di questa coltura sul territorio, partendo dall'analisi botanica ed edafica. La pianta, di origine subtropicale, può raggiungere i 20 metri di altezza e presenta un apparato radicale di tipo superficiale. Questa conformazione la rende altamente suscettibile ai ristagni idrici nel terreno, condizione che favorisce lo sviluppo di gravi patologie fungine come la fitoftora. Le aree che risultano maggiormente idonee per l'impianto nell'Agro Pontino sono pertanto quelle prossime al litorale, caratterizzate da suoli sciolti o sabbiosi e da un clima che garantisce temperature non inferiori ai -3 gradi centigradi. Nei terreni con caratteristiche fisiche differenti, è imprescindibile la predisposizione preventiva di adeguate opere di drenaggio. Per quanto concerne il fabbisogno idrico, i volumi d'acqua e i metodi di irrigazione richiesti sono assimilabili a quelli abitualmente impiegati per la coltura del kiwi.
La relazione ha successivamente approfondito il ciclo fenologico della specie, documentato attraverso le osservazioni specifiche condotte a Sabaudia, sempre nell'Agro Pontino. La ripresa vegetativa e l'emissione dei boccioli fiorali si registrano nel mese di marzo. La fase di allegagione ha inizio nel mese di maggio, mentre le operazioni di raccolta si avviano in autunno. Una peculiarità produttiva di questa specie risiede nella capacità fisiologica dei frutti di permanere sull'albero fino alla primavera dell'anno successivo, senza giungere a maturazione.
© Ottavio CacioppoIl luogo del convegno
© Ottavio CacioppoUn passaggio centrale dell'intervento ha riguardato le prospettive legate all'innovazione varietale per l'adattamento della coltura al territorio. Accanto alle varietà storicamente introdotte e testate a partire dal 2000, tra cui Zutano, Hass, Bacon e Fuerte, sono stati presentati i risultati ottenuti presso Borgo San Donato (Sabaudia). Attraverso la propagazione da seme, il dott. Cacioppo ha isolato sette nuove varianti, registrate con la denominazione da Donatello 1 a Donatello 7 (vedi foto a lato). Queste selezioni generano frutti con un peso variabile tra i 200 e i 700 grammi; nello specifico, la cultivar Donatello 5 si distingue per una forma piriforme e una pezzatura massima di 700 grammi.
A conclusione dell'intervento, l'analisi si è spostata sulle dinamiche commerciali e sulle prospettive di mercato. Storicamente, l'Italia ha mostrato uno scarso interesse per questo fruttifero, dinamica già evidenziata da Ottavio Cacioppo sulle pagine de L'Informatore Agrario a seguito del simposio internazionale di Pretoria del 1987. Attualmente, il prodotto raggiunge interessanti quotazioni di vendita sul mercato nazionale, attestandosi intorno agli 8 euro al chilogrammo. I dati relativi al 2020 documentano enormi margini di espansione: il consumo in Italia si ferma a 27.000 tonnellate, pari a 0,45 kg pro capite. Tali volumi risultano marginali se comparati ad altre nazioni europee, come la Francia (145.000 tonnellate, 2,81 kg pro capite), la Spagna (115.000 tonnellate, 2,41 kg pro capite) o la Germania (105.000 tonnellate, 1,26 kg pro capite). L'ottimizzazione delle tecniche agronomiche e l'impiego di cultivar adattate al clima locale si configurano quindi come un'opportunità di diversificazione redditizia per gli operatori del settore.
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