Nei giorni scorsi, un articolo di "Repubblica" parlava di una guerra del pistacchio parallela alla guerra fra USA e Iran i due principali produttori al mondo. Il medesimo articolo riportava aumenti di prezzi esorbitanti, per via delle tensioni commerciali fra i due Paesi. Era riportato anche un dato quantitativo sull'export: secondo i dati del Dipartimento dell'Agricoltura Usa, gli Stati Uniti ne hanno esportate 720mila tonnellate nel 2025, contro le 200mila dell'Iran.
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"Per quello che ci riguarda, non abbiamo notato variazioni di prezzo significative negli ultimi due mesi - afferma Emanuele Rovetta, grossista al CAAT di Torino - anche perché dall'Iran già arrivava poco prodotto e per lo più via terra, ben prima del blocco marittimo dello stretto".
"Oggi, un prodotto di medio calibro, crudo, costa circa 8,50 euro al kg provenienza Stati Uniti".
Rovetta spiega le dinamiche del mercato del pistacchio: "Dall'Iran non si importa molto, in quanto il prodotto spesso è a rischio aflatossine. Hanno impianti e gestioni agronomiche piuttosto obsolete, e questo li penalizza. Quindi, già prima della guerra i commercianti hanno sempre acquistato con prudenza da quella zona. Tutti i container, via mare o via terra, vengono campionati, per cui l'attenzione è molto elevata. Fra l'altro, non è neppure facile acquistare in Iran".
Sul fronte del mercato, Rovetta afferma che "la raccolta del prodotto statunitense è compresa fra dicembre e gennaio, e i prezzi si delineano in quella fase. Dato che gli Usa hanno quantità molto elevate rispetto all'Iran, la diminuzione da quest'ultima provenienza non sta incidendo in maniera particolare sui prezzi. Almeno questo è quello che stiamo verificando noi".
I clienti del grossista che acquistano pistacchio sono per lo più negozianti e ambulanti (per 3/4), più gdo locale e horeca.