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Pietro Mauro, direttore di Fruitimprese

"L'Italia si consolida come il settimo importatore europeo di mango e il quinto di avocado"

Il settore della frutta tropicale, con particolare riferimento a mango e avocado, sta vivendo una fase di espansione senza precedenti, nel contesto italiano ed europeo. I dati presentati da Pietro Mauro, direttore di Fruitimprese, all'interno di "Mango and Avocado Explosion" (focus che ha approfondito i temi legati ai due prodotti tropicali durante la tre-giorni di Macfrut), delineano un quadro di crescita strutturale nel lungo periodo, nonostante alcune fluttuazioni annuali nei volumi di esportazione.

© Maria Luigia Brusco | FreshPlaza.it
Pietro Mauro, direttore di Fruitimprese

Mauro sottolinea un punto fondamentale per la frutta tropicale: il calo del valore dell'export (-10,2%, passando da 152 a 136 milioni di euro) è meno marcato rispetto al crollo dei volumi (-18,1%). "Questo indica una 'premiumizzazione' dell'offerta italiana residua; stiamo esportando meno, ma a prezzi medi più elevati. La causa principale della contrazione dei volumi esportati non è una perdita di competitività, bensì una domanda interna estremamente tonica che assorbe la produzione nazionale, impedendo la creazione di quella 'massa critica' necessaria per presidiare stabilmente i mercati esteri".

Nel biennio 2024-2025, si osserva un incremento del valore totale delle importazioni ortofrutticole italiane (+14,9%), con la frutta tropicale che mantiene un ruolo predominante nel paniere degli acquisti dall'estero, superando il milione di tonnellate annue.

L'analisi dei dati storici conferma un trend di crescita costante della quantità importata dal 2021 al 2025, con una stabilizzazione dei valori economici. "Nel 2021 si parlava di 1.053.661 tonnellate, nel 2025 si è arrivati a 1.126.533 tonnellate". L'export, dopo il picco di 148.936 tonnellate del 2024, è sceso a 122.029 tonnellate nel 2025, indicando una maggiore ritenzione del prodotto per il consumo interno.

© Fruitimprese

Focus sul mercato del mango nell'Ue
Il mango rappresenta il simbolo della "explosion" tropicale in Europa. L'analisi dei dati 2011-2025 evidenzia come l'Italia stia scalando rapidamente le gerarchie di consumo. Nel 2025 l'import di mango ha generato un valore di 56,18 milioni di euro, rispetto agli appena 8,5 milioni del 2011.

L'Unione europea si affida a una rete diversificata di fornitori globali per soddisfare la domanda di mango. Il mercato europeo è rifornito principalmente da: Brasile (leader storico nelle forniture), Perù (secondo partner strategico) e altri fornitori rilevanti, come Costa d'Avorio, Repubblica Dominicana e Israele.

"L'Italia si consolida come il 7° importatore europeo di mango, categoria che include mangostani e guaiave, posizionandosi dietro a giganti della logistica come i Paesi Bassi e mercati di consumo massivo come Germania e Spagna. Tra il 2011 e il 2025, le importazioni di mango in Italia sono cresciute del 412,47% in quantità e del 556% in valore", ha spiegato Mauro.

© Fruitimprese

I Paesi Bassi agiscono come hub logistico principale, gestendo circa il 47% delle importazioni totali. La Spagna segue con il 20%. La Germania (11%) e la Francia (4%) rappresentano mercati di sbocco finali significativi. Nuovi player come l'Egitto (3%) iniziano a erodere quote ai fornitori tradizionali.

Avocado: l'Italia dipendeva quasi per metà dai Paesi Bassi, ora non più
L'Italia ricopre un ruolo di grande rilevanza nel mercato europeo dell'avocado, posizionandosi saldamente al 5° posto nell'Unione europea sia per i volumi importati sia per il giro d'affari generato. Nel 2025, l'Italia ha importato 67.576 tonnellate di avocado, registrando un impressionante aumento del 142,32% rispetto al 2020 e del 367,36% rispetto al 2011, quando ne importava solo 14.459 tonnellate. In termini di valore, l'import ha raggiunto i 171,8 milioni di euro nel 2025, segnando un balzo record del 700,32% rispetto ai 21,4 milioni del 2011.

I principali fornitori di avocado per l'Italia sono i Paesi Bassi (29%), snodo logistico primario in Europa, seguiti direttamente da nazioni produttrici e partner europei come Perù (20%), Francia (15%), Spagna (10%) e Cile (10%). Le fonti di importazione si sono diversificate rispetto agli anni passati, quando l'Italia dipendeva quasi per metà dai Paesi Bassi (46%) e per una quota consistente da Israele (18%).

© Fruitimprese

Oltre a importare, l'Italia partecipa attivamente all'export verso l'Europa. Nel 2025 ha esportato 4.195 tonnellate per un valore di 11,2 milioni di euro. Questi numeri rappresentano il 6% dell'ammontare delle importazioni, e il prodotto viene destinato principalmente a mercati chiave come Francia (15%), Spagna (14%) e Slovenia (14%).

A trainare l'import è una domanda domestica esplosiva. Gli acquisti delle famiglie italiane per consumo domestico hanno raggiunto 27.551 tonnellate nel 2025, in crescita del 39% rispetto all'anno precedente. Questo si traduce in un valore di spesa di oltre 169 milioni di euro (+40% rispetto al 2024), con un prezzo medio di vendita al dettaglio di 6,14 €/kg.

© Fruitimprese

Sul finale del suo intervento, il direttore di Fruitimprese ha precisato che è fondamentale prestare attenzione a eventuali forme di pubblicità ingannevole o denigratoria nei confronti del prodotto estero. "Oltre a distorcere la percezione dei consumatori e danneggiare la concorrenza, tali pratiche sono perseguibili per legge".

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