In Puglia, mancano circa 10 giorni alla conclusione della campagna cerasicola 2022, un'annata partita in netto ritardo ma che ha comunque regalato risultati economici soddisfacenti, malgrado qualche difficoltà organizzava e commerciale.

"Si dovrebbe terminare con la cultivar Ferrovia per la fine del mese. C'è chi sostiene che questa stagione sia stata come quella passata. Non è affatto vero! Non possiamo paragonare la campagna in corso con quella del 2021. Ricordiamo ancora le tristi scene di agricoltori che davano in pasto ai suini le ciliegie o le lasciavano marcire sui terreni o addirittura le gettavano in strada come segno di protesta per i prezzi troppo bassi. Le quotazioni, già a fine maggio dell'anno scorso, crollarono all'improvviso, generando così un effetto domino". A parlare da Conversano è Giacomo Giotta, imprenditore dell'omonima azienda agricola, con 20 ettari investiti a ciliegio.
Giacomo Giotta
"E' da circa una settimana che i prezzi si sono abbassati, toccando 1,2 €/kg per i calibri al di sotto del 26 mm. Siamo partiti nella prima decade di maggio con Bigarreau, vendendo ai magazzini a 8-10 €/kg. Le quotazioni sono rimaste alte e stazionarie fino ai primi giorni di giugno (2,70/3,00 €/kg), ma poi le massicce importazioni (specie quelle dalla Turchia) hanno destabilizzato il mercato e reso il prodotto italiano non più concorrenziale. In generale, per le ciliegie, a differenza dello scorso anno, la domanda è vivace, ma è ovvio che i frutti di pezzatura 28-32 mm viaggiano su una corsia preferenziale, con prezzi al produttore che adesso arrivano anche a superare 1,60 €/kg".
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"Pure la campagna 2022 è stata nuovamente caratterizzata dalle molteplici e inutili polemiche su prezzi, qualità, calibri, che hanno contribuito a scuotere il mercato in senso negativo. E' come se noi pugliesi non fossimo più capaci di coltivare ciliegie, eppure rappresentiamo il 34% della produzione nazionale. Se è vero che da una parte serve innovazione e aggregazione, dall'altra necessita la creazione di un marchio capace di racchiudere le produzioni baresi e renderle riconoscibili sugli scaffali, così come è stato fatto nel nord Italia".

