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Analisi sul comparto italiano e mondiale della frutta a guscio

"Nell'ultimo decennio, la produzione mondiale di frutta a guscio ha seguito una traiettoria ascendente, con un aumento del 50%. Solo nella stagione 2021/22 si è registrato un calo del 6% rispetto al record della campagna precedente: da 5,4 a 5,1 milioni di tonnellate. Tra le stagioni 2012/13 e 2021/22, la produzione mondiale di frutta a guscio è cresciuta a un tasso medio annuo di circa 229.221 tonnellate all'anno e sta aumentando, forse, a un ritmo maggiore rispetto al consumo".

A dichiararlo, Alessandro Annibali, amministratore delegato New Factor e Ambasciatore per l'Italia dell'INC (International Nut and Dried Fruit Council), partecipando da remoto al convegno "Il nocciolo e gli effetti dei cambiamenti climatici", organizzato da Confagricoltura Cuneo e Cascine Piemontesi, in collaborazione con Ascopiemonte e Piemonte Asprocor, lo scorso 28 maggio (vedi notizia correlata).


Grafico tratto dalla slide della presentazione di Alessandro Annibali sulla produzione mondiale della frutta secca sgusciata, esclusi i pistacchi in guscio.

Nell'arco dei dieci anni, guardando alle categorie di frutta a guscio più significative (mandorle, noci, anacardi, pistacchi e nocciole) e a quelle meno impattanti (noci pecan, macadamia, pinoli e noci del Brasile), si nota che le nocciole sono cresciute solo del 16%, dalle 469mila tonnellate del 2012 alle 545mila della stagione 2021/22.

"Le mandorle, invece, sono aumentate del 53%, le noci hanno registrato un incremento dell'88% e gli anacardi hanno segnato un +62%", ha sottolineato Annibali. "La minore crescita delle nocciole è spiegata, in parte, dalla loro essenza di prodotto industriale, in primis per la cioccolata. Ben poco, infatti, è stato fatto per sviluppare questo frutto a guscio come snack salutistico, rispetto a mandorle, noci e anacardi, ad esempio".


Grafico tratto dalla slide della presentazione di Alessandro Annibali sulla produzione mondiale della frutta secca sgusciata, esclusi i pistacchi in guscio. Clicca qui per un ingrandimento.

Se si considerano i tassi di crescita annuali degli ultimi dieci anni, le colture di macadamia, noci, anacardi, mandorle e noci pecan hanno mostrato le variazioni lineari più significative.

"I consumi vanno di pari passo con le produzioni - ha continuato Annibali - Nel 2020, le mandorle e le noci sono stati i frutti a guscio più consumati a livello mondiale, con una quota rispettiva del 32% e del 19%. Pistacchi, anacardi e nocciole si sono classificati al secondo, terzo e quarto posto, rispettivamente con il 17%, 16% e 10% della quota. Dopo l'Europa, come primo consumatore mondiale (30%), il Nord America e l'Asia si sono piazzati al secondo e terzo posto, con quote di mercato comparabili. Il consumo stimato in Medio Oriente ammonta all'11% del totale mondiale".


Grafico tratto dalla slide della presentazione di Alessandro Annibali sui consumi mondiali di frutta a guscio. Clicca qui per un ingrandimento.

Se guardiamo all'Italia, è stato un anno particolarmente sotto la media, per quanto concerne la nocciola. "Infatti, il raccolto 2021/22 ha raggiunto solo 21.500 tonnellate di prodotto sgusciato, dietro a quello americano. Se si considera, però, la media quinquennale l'Italia è al secondo posto dopo la Turchia: circa 46.000 tonnellate di prodotto sgusciato all'anno, contro le 357mila turche", ha evidenziato Annibali. "In passato, l'Italia era il principale Paese al mondo a produrre nocciole sgusciate. Negli ultimi anni, è stata superata ampiamente dalla Turchia, che ha sviluppato grandi superfici e detiene una quota del 72% della produzione mondiale di nocciole sgusciate. Stanno crescendo anche le produzioni di Nord America e Cile".


Grafico tratto dalla slide della presentazione di Alessandro Annibali sulla produzione mondiale di nocciole sgusciate. Clicca qui per un ingrandimento.

Le esportazioni mondiali di nocciole
L'export totale di nocciole nel 2020 ammontava a oltre 376mila tonnellate, con la Turchia che continua a essere l'esportatore leader mondiale, contando per il 75% dell'export totale. Le destinazioni in cui la Turchia ha esportato di più sono state l'Unione europea e il Regno Unito, con Germania e Italia che hanno contribuito rispettivamente con il 24 e il 20%.


Grafico tratto dalla slide della presentazione di Alessandro Annibali sull'export mondiale di nocciole sgusciate.

"La maggior parte delle esportazioni italiane, circa il 93%, è legata a paesi Ue, in particolare Germania e Francia, rispettivamente con il 50 e il 20%. Nel 2020, l'Italia ha esportato oltre 25.000 tonnellate, con una media quinquennale di 26.000", ha sottolineato Annibali.

Dove sta andando il mercato della nocciola
Riguardo alle previsioni sulla stagione 2022/23, Annibali ha evidenziato come lo stock di fine campagna dovrebbe subire un incremento: da oltre 138mila tonnellate a circa 168mila. "Si tratta di un 21% in più della produzione mondiale e questo deve far pensare. Riguardo alle prospettive a medio termine, i temi principali sono: cimice bruna marmorizzata, competizione con altre colture, sostenibilità e impatto sul terreno, con l'azzeramento di agrofarmaci, per citarne alcuni".


Slide relativa alle previsioni sulla stagione 2022/23, tratta dalla presentazione di Alessandro Annibali 

Pandemia, crisi dei trasporti marittimi, guerra
"Da uno studio effettuato su circa 5.000 stakeholder del settore, mettendo a confronto lo stock di carry-over di un'annata standard e quello del periodo pandemico e della crisi dei trasporti marittimi, è emerso che il 24% degli stakeholder stima un aumento della produzione della frutta a guscio tra il 20 e il 40%. La produzione attesa nei prossimi 5-10 anni, è tra l'1 e il 5% per il 47% degli intervistati, mentre è pari o superiore al 10% per il 34% degli stakeholder".


Lo stock di carry-over di un'annata standard e quello del periodo pandemico e della crisi dei trasporti marittimi (grafico tratto dalla presentazione di Alessandro Annibali)

Annibali ha evidenziato, inoltre, come tra febbraio e aprile di quest'anno ci sia stato un ribaltamento dei principali costi che incidono sulla redditività aziendale, alla luce degli effetti del conflitto in Ucraina: al primo posto c'è l’energia, seguita dall'inflazione e dal cambio Dollaro/Euro, al terzo i trasporti, al quarto il costo del lavoro, al quinto le materie prime, lo stoccaggio e il confezionamento, e al sesto l'irrigazione.


Slide relativa ai principali costi che incidono sulla redditività lungo la catena di approvvigionamento, tratta dalla presentazione di Alessandro Annibali 

In conclusione del suo intervento, l'amministratore delegato di New Factor ha dichiarato: "Oggi, agricoltura è sinonimo di investimenti, efficienza, tecnologia, innovazione. Dobbiamo perciò essere capaci di conciliare la modernità con la tradizione del territorio. In questo caso, la nocciola del Piemonte ha tantissimo da dire e da raccontare. Sono convinto, inoltre, che il futuro della nocciola piemontese, e italiana in generale, sia roseo, con consumi in aumento. E' perciò fondamentale comunicare le differenze che esistono tra le nostre nocciole e quelle estere, e fare apprezzare queste peculiarità ai nostri clienti".


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