Huanglongbing degli agrumi, presenza dei due vettori nei Paesi del Mediterraneo: è allarme!

E' allarme per la fitopatia HLB (citrus greening o Huanglongbing), cosa rischia l'agrumicoltura italiana? Ne abbiamo parlato con Vittoria Catara, fitobatteriologa e docente di Biotecnologie fitopatologiche dell'Università di Catania, che da anni segue gli sviluppi di questa malattia nel contesto internazionale (vedi FreshPlaza del 15/04/2019), causata da batteri floematici.

Vittoria Catara

"La psilla asiatica degli agrumi, organismo da quarantena nei Paesi EPPO - ha spiegato la docente universitaria - è arrivata sulle sponde del Mediterraneo. Il governo israeliano ha infatti comunicato a fine gennaio 2022 che i campioni dell'insetto raccolti a luglio 2021 nell'area agrumicola della Hafer Valley (Netanya) sono ascrivibili a Diaphorina citri, organismo da quarantena ad ora non presente nell'area del Mediterraneo e pericoloso vettore dei batteri associati all'Huanglongbing (HLB) o Greening, unanimemente considerata la più pericolosa malattia degli agrumi".

Sopra. Diaphorina citri: Gli adulti (2-4 mm) sono di colore marrone con ali parzialmente pigmentate; gli stadi giovanili sono di colore giallo-marrone chiaro con abbozzi alari evidenti e secernono distintivi tubuli cerosi bianchi su foglie e germogli (Foto per gentile concessione di Marco Pitino, Florida, US).

"I liberibacter associati a HLB ('Candidatus Liberibacter asiaticus', 'Ca. L. africanus' e 'Ca.L. americanus) – ha proseguito Catara - costituiscono per tutti Paesi agrumicoli una minaccia economica, ambientale e sociale. A tal proposito, nell'ottobre 2019, la Commissione europea li ha inseriti nella lista dei venti organismi da quarantena considerati prioritari".

Nella nostra intervista alla docente è emerso come questa fitopatologia, definita anche "malattia del ramo giallo", per la sintomatologia a carico dell'apparato fogliare, causa un progressivo deperimento delle piante, conseguente alla riduzione dell'apparato radicale, portandole a morte, indipendentemente dal portinnesto utilizzato.

I frutti della pianta colpita sono piccoli, asimmetrici, e mostrano a maturità raggiunta una persistente colorazione verde, prevalente nell'estremità stilare. Il succo conserva un basso rapporto tra grado zuccherino e acidità, che lo rende inutilizzabile. In alcuni Paesi le perdite di produzione (e di intere aree agrumicole) causate da HLB raggiungono l'80%.

"Fortunatamente, al momento – ha chiarito la ricercatrice - l'arrivo di D. citri che si affianca a Trioza erytreae, altro efficiente vettore di HLB accertato nel 2015 nella penisola iberica (Portogallo e Nord della Spagna), non è associato all'introduzione del batterio (analisi possibile solo attraverso tecniche molecolari), ancora assente nel bacino del Mediterraneo".

Sopra. Trioza erytreae: l'adulto è lungo circa 4 mm, colore marrone scuro con ali trasparenti ben sviluppate; gli stadi giovanili sono di colore giallo, appiattiti e fissi sulla superficie fogliare sulla quale causano galle e bollosità sparse (Foto per gentile concessione di Felipe Siverio de la Rosa, Canarie, Spagna).

"Ma la presenza dei due insetti e la loro capacità di adattarsi alle condizioni climatiche mediterranee - avverte Catara - deve suonare come importante campanello d'allarme! Nonostante la stringente legislazione fitosanitaria, i liberibacter e i vettori potrebbero essere veicolati in aree indenni tramite piante o rametti di specie utilizzate ad uso alimentare come ad esempio Murraya koenigii e Citrus hystrix importate al di fuori delle vie ufficiali di commercio anche in modo accidentale da viaggiatori inconsapevoli. Proprio C. histrix (combava o Keffir lime) sembra l'origine dell'introduzione di D. citri in Israele".

Secondo Catara, al momento gli scenari che potrebbero riguardarci da vicino sono tre, con ipotesi d'impatto profondamente diverse, a seconda se dovessero essere introdotti solo il vettore o il batterio, o entrambi,

Possibili scenari conseguenti alla introduzione del vettore o del batterio
Sopra. La figura rappresenta i possibili scenari conseguenti alla introduzione del vettore o del batterio anche in maniera inconsapevole come ad esempio attraverso il materiale vegetale introdotto a livello amatoriale nelle aree residenziali.

In ragione degli scenari paventati, la prevenzione è attualmente l'unico mezzo valido disponibile. Infatti, sebbene siano molteplici gli studi per contrastare la malattia, ad oggi, non esiste ancora alcuna valida cura, né sono noti fattori di tolleranza utili alla gestione a lungo termine. Informare gli operatori agrumicoli e la popolazione sui rischi è di fondamentale importanza, in quanto la sintomatologia non risulta distintiva prima che il batterio raggiunga una ampia diffusione.

"A proposito di prevenzione - ha spiegato, dal canto suo, l'entomologo Giuseppe Massimino Cocuzza, docente di Biotecnologie entomologiche dell'Università di Catania - l'EFSA ha redatto una 'Pest survey card' nel 2019 che indica la metodologia condivisa da adottare, basata sul monitoraggio del territorio, peraltro avviata dai Servizi Fitosanitari. Questo deve interessare non solamente gli agrumeti di produzione, ma deve essere esteso alle aree residenziali e agli agrumi ornamentali. Basti pensare che in diversi Stati degli USA le prime segnalazioni sono avvenute in aree residenziali piuttosto che in impianti commerciali, mentre in altri casi la malattia è stata segnalata qualche anno dopo quella del ritrovamento del vettore".

Giuseppe Massimino Cocuzza

"Occorre una capillare campagna di allerta e sensibilizzazione – ha concluso Cocuzza - affinché tutti gli operatori del settore contribuiscano alla sorveglianza del territorio. Gli elementi chiave da tenere in considerazione sono le ispezioni visive mirate a individuare i sintomi della malattia, i danni diretti indotti dai vettori (formazioni di galle a seguito delle punture di T. erytreae) o la presenza dell'insetto stesso (presenza di individui adulti di D. citri e la formazione di evidenti formazioni cerose prodotte dalle neanidi)".

*Le immagini contenute nel presente articolo sono state fornite dalla Prof.ssa Vittoria Catara

Per maggiori informazioni:
vcatara@unict.it


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