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La nuova guida EWG 2026

Residui di agrofarmaci, riflettori sulla filiera ortofrutticola: ananas, mais dolce e avocado i più "puliti"

L'Environmental Working Group (EWG) ha pubblicato l'edizione 2026 della Shopper's Guide to Pesticides in Produce, confermando una presenza diffusa e persistente di residui di agrofarmaci su frutta e verdura coltivate con metodi convenzionali. L'EWG ha analizzato i dati relativi alle analisi sui residui di agrofarmaci condotte dall'Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) su 54.344 campioni di 47 tipi di frutta e verdura. L'analisi evidenzia che il 75% dei campioni esaminati presenta tracce rilevabili di sostanze chimiche, comprese alcune appartenenti alla categoria dei PFAS (sostanze alchiliche perfluorurate e polifluorurate).

Tra i principi attivi più frequentemente riscontrati emerge il fludioxonil, un fungicida classificato come PFAS e associato a potenziali rischi per la salute. Secondo il rapporto, tre delle dieci sostanze più presenti rientrano nella definizione internazionale di PFAS, un dato che rafforza le preoccupazioni legate alla loro persistenza nell'ambiente e nella catena alimentare. L'analista scientifico Varun Subramaniam sottolinea come i risultati mettano in evidenza la presenza di queste sostanze nella filiera, ribadendo al tempo stesso il diritto dei consumatori a essere informati.

La guida distingue come di consueto tra i prodotti con minore e maggiore contaminazione.

© Meaw22 | Dreamstime

Ananas, mais dolce e avocado guidano i 15 prodotti più sicuri
Nella cosiddetta Clean Fifteen rientrano le referenze convenzionali con i livelli più bassi di residui, con ananas, mais dolce e avocado ai primi posti, seguiti da papaya e cipolle. I dati mostrano che quasi il 60% dei campioni di questo gruppo non presenta residui rilevabili, mentre solo una quota limitata contiene più di una sostanza, confermando un profilo complessivamente più favorevole.

Spinaci, cavoli e senape i più contaminati
Di segno opposto la Dirty Dozen, che raccoglie le colture con i livelli più elevati di contaminazione considerando numero, quantità e tossicità dei residui. In cima alla classifica figurano spinaci, cavoli e senape, seguiti da fragole, uva e nettarine. Il 96% dei campioni analizzati in questo gruppo contiene agrofarmaci, per un totale di 203 sostanze diverse rilevate. In media, ogni campione presenta quattro o più residui e nel 63% dei casi sono stati individuati anche PFAS.

Tra i dati più rilevanti emerge la situazione delle more, analizzate più recentemente, che mostrano una media superiore a quattro sostanze per campione, mentre il 90% delle patate risulta contaminato da clorprofam, sostanza vietata nell'Unione europea per motivi sanitari. Particolarmente significativa anche la diffusione del fludioxonil, rilevato nel 14% di tutti i campioni e in percentuali prossime al 90% su pesche e susine, insieme ad altri PFAS come fluopiram e bifentrina.

Residui di agrofarmaci e salute: rischi emergenti e maggiore vulnerabilità nei bambini
Dal punto di vista sanitario, la letteratura scientifica collega l'esposizione ad agrofarmaci a interferenze endocrine, effetti sul sistema nervoso e impatti sulla fertilità. Alcune ricerche indicano inoltre che un'elevata presenza di residui potrebbe ridurre i benefici cardiovascolari e riproduttivi normalmente associati al consumo di frutta e verdura. I bambini risultano particolarmente vulnerabili, soprattutto nelle fasi prenatali e nei primi anni di vita, tema su cui l'Agenzia per la Protezione Ambientale ha previsto specifiche tutele che, secondo l'EWG, non sempre vengono applicate in modo uniforme.

Per maggiori informazioni:
www.ewg.org

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