Gli scioperi di questi giorni per porre sotto i riflettori il drammatico rincaro dei costi energetici e di trasporto, hanno indotto un lettore di FreshPlaza, attento osservatore del comparto ortofrutticolo, a una serie di considerazioni, anche allo scopo di aprire un dibattito.
"Ho letto con attenzione - spiega Francesco Defranceschi - il vostro articolo in cui si parla di una coalizione europea per abbassare i costi del settore (cfr. FreshPlaza del 18/02/2022). Sono perplesso, perché coloro che propongono la coalizione sono gli stessi corresponsabili di questi aumenti, mentre ora si propongono come salvatori. Domanda rivolta agli agricoltori: ma che andate in piazza a fare con i cartelli delle varie sigle sindacali? A chi chiedete aiuto? Perché protestate al vento, da decenni? Non sapete di avere in mano l'unico prodotto indispensabile a tutti? Non avete ancora capito che le vostre organizzazioni non possono che prendervi in giro?".
Foto d'archivio
"Semplicemente, come tutte le organizzazioni di categoria, esse hanno un vertice forte perché vi rappresentano davanti ai governi, ma non possono vivere il vostro problema! Più o meno, come molte cooperative di produttori sono guidate da funzionari ben pagati comunque, non da piccoli imprenditori. Esse vivono benissimo sia quando il mercato vi paga, sia quando vi penalizza".
Secondo Defranceschi: "Occorre riconoscere frutta e verdura come un bene pubblico essenziale".
"In fin dei conti, vi servite di organizzazioni di cui potreste fare a meno, in quanto non vivono i vostri interessi e problemi. Tuttalpiù, costoro possono istruirvi su come adempiere agli inutili obblighi e oneri richiesti dallo Stato, oppure per inseguire i supposti aiuti europei. Certamente non per valorizzare il primario ruolo che svolgete per l'intera umanità".
"Non accuso nessuno, ma voi agricoltori proprio non volete capire, eppure oggi siete tutti ben scolarizzati, attrezzati ed informati. Pertanto, svegliatevi una buona volta e onestamente ammettete a voi stessi che il vostro problema risiede nell'incapacità di fidarvi tra colleghi, null'altro".
"Certo, non riconoscere che siamo tutti interdipendenti (e quindi la collaborazione vera è necessaria a tutti) è caratteristica comune (che il sistema incentiva), ma nel vostro caso è colpa grave, perché avete in mano non solo la possibilità di lavorare con piena soddisfazione in ogni senso, ma anche quella di poter aiutare la società tutta a organizzarsi meglio. In altri termini: il settore primario, anziché soffrire e basta, potrebbe essere il settore produttivo trainante per tutti gli altri", conclude Defranceschi.