Fino a non troppo tempo fa, quando in azienda arrivava il tecnico 'perito grandin', si cercava di fargli capire quanto grave fosse il danno subito. Era un gioco delle parti guardare il bicchiere mezzo pieno o quello mezzo vuoto. Oggi non è più così e va cambiato totalmente il paradigma sul ruolo non soltanto di questo tecnico, ma anche delle assicurazioni e della difesa dei frutteti con sistemi attivi impiegabili nel contesto frutticolo.
© Cristiano Riciputi | FreshPlaza.itL'evento si è svolto presso l'istituto Vergani Navarra di Ferrara
Se ne è parlato ieri 14 aprile 2026 presso l'istituto Agrario Vergani-Navarra di Ferrara, durante il corso di aggiornamento da Perito estimatore per danni da avversità atmosferiche. Nei saluti introduttivi, il dirigente scolastico Massimiliano Urbinati ha detto che "La scuola non è un edificio dove vengono relegati i giovani, ma una fabbrica di idee. Eventi come questo sono importanti; dobbiamo far sognare i nostri giovani e creare ricambio generazionale per un settore agricolo più attrattivo".
© Cristiano Riciputi | FreshPlaza.itDa sinistra Massimiliano Urbinati, Vito Spagna, Nicola Gherardi Ravalli Modoni
Nicola Gherardi Ravalli Modoni, presidente della Fondazione Navarra, ha ricordato che "I fratelli Navarra hanno lasciato tutto il loro patrimonio per sostenere la crescita dei giovani, e questa rimane la nostra mission per gli imprenditori del futuro. Stiamo attraversando un momento di grande difficoltà per le aziende agricole: i prezzi languono, i costi sono in forte crescita sia per i mezzi tecnici, sia per le energie. Lo scenario è in continua evoluzione. Occorre pensare alla protezione del reddito con strumenti passivi e attivi".
È poi intervenuto Antonio Scarabello di Enpaia: "I periti agrari che hanno sostenuto l'esame di Stato e svolgono la professione devono essere iscritti alla cassa Enpaia, questo è obbligatorio per legge. Non è un'imposizione di tipo fiscale, ma serve per la futura pensione e questa sarà calcolata sulla base di quanto noi periti agrari versiamo. È un investimento per il futuro".
© Cristiano Riciputi | FreshPlaza.itGuido Graziani, direttore Codifesa Fe-Bo
Guido Graziani, direttore di Codifesa Ferrara e Bologna, è entrata nel merito: "Occorre parlare a tutto tondo della gestione del rischio. Noi ci occupiamo di quella passiva, con le assicurazioni, ma dobbiamo collaborare e guardare oltre. Vi è il tema della difesa relativa alle gelate e anche in questo caso occorre pensare alle assicurazioni, agevolate, per chi installa i sistemi di difesa attivi".
© Cristiano Riciputi | FreshPlaza.itVito Spagna, responsabile tecnico del corso
Vito Spagna, ispettore tecnico Zurich e responsabile tecnico del corso, ha ribadito: "Ormai non c'è più antagonismo fra assicurazioni e difesa attiva. L'avversità più temibile è il forte vento (tornado) e i fenomeni che sono sempre più frequenti. Gli impianti di protezione vanno assicurati. Il perito deve consigliare l'agricoltore anche nella scelta della coltivazione in base al territorio e al rischio, servono strategie preventive. Se ci difendiamo in modo attivo, la Compagnia è disposta a coprire il rischio residuo".
© Cristiano Riciputi | FreshPlaza.itCarlo Zanella (Diagram)
Si è poi entrati nel fulcro delle relazioni. Carlo Zanella, coordinatore ufficio R&S di Diagram. "I modelli matematici sono di grande aiuto, ma vanno interpretati e calati nella realtà aziendale. Con i dati possiamo riscostruire il passato dei danni che sono accaduti, e analizzarli così da prendere delle decisioni. Occorre mettere in relazione le piante a dei modelli climatici medi per la stima dei danni, tenendo in considerazione anche taluni aspetti che possono confondere la stima dei danni stessi. I modelli però vanno presi pensando che piccoli cambiamenti dovuti a microclimi o azioni degli agricoltori possono portare differenze alle rese finali e quindi si apre la cosiddetta finestra di stima. Siamo agli inizi nell'elaborazione dei dati parametrici".
Damiano Gilioli, dell'ufficio di direzione della compagnia di assicurazioni VH Italia, ha detto: "Il numero di eventi estremi in Italia è in forte crescita e l'aumento della temperatura media registrata è già notevole anche quest'anno. Noi assicuratori cerchiamo di integrare i due sistemi. A fronte della presenza di sensoristica o tecnologie di prevenzione, possiamo prevedere scontistiche sulle polizze. Ad esempio, il drenaggio tubolare permette meno rischi di eccesso di pioggia sulle colture sensibili come il pomodoro: questo è un aspetto ben considerato da noi assicuratori. Come VH, sulla questione del gelo cerchiamo di avere appezzamenti nel nostro portafoglio che in parte riescano a sostenersi dal punto di vista dei rischi".
© Cristiano Riciputi | FreshPlaza.itDamiano Gilioli (VH Italia)
"Poi vi è la questione della genetica – ha continuato - con coltivazioni che sono più tolleranti a certe avversità. Ad esempio, talune varietà di mais sono più resistenti al vento forte. Sarà sempre più importante la capacità degli agricoltori di attrezzarsi per la difesa attiva, ma questo è possibile solo se l'agricoltore fa reddito. La Compagnia non può più accollarsi al 100% il rischio, ma serve una condivisione con una cultura di gestione del rischio. Ad esempio, avere una sorta di 'scatola nera' della propria azienda, così la Compagnia può monitorare l'azienda e proporre polizze su misura, con prodotti tailor-made".
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Poi è stata la volta di Alexandra Boini, del Dipartimento Scienze e tecnologie agroalimentari dell'Università di Bologna: "La protezione con sistemi 'fisici' di un nuovo frutteto è ormai obbligatoria e va ragionata sul territorio e sulle tipologie di eventi più frequenti. Un aspetto fondamentale, e poco conosciuto, è la gestione della temperatura del suolo. È però un aspetto enorme, non facile da valutare e sulla quale influire. Può avere un effetto positivo trattare le piante (i tronchi) con caolino; all'estero qualcuno tratta con caolino anche il terreno fra le file. Pure il portinnesto fa la differenza, non solo sulla produttività e qualità, ma in generale sulle prestazioni del frutteto. Abbiamo svolto, con il progetto ApMed, diverse sperimentazioni su come influiscono sul microclima i diversi tipi di rete e rispetto a diverse radiazioni solari. E abbiamo effettuato diversi tipi di irrigazione. Più aumenta lo stress idrico, più la protezione con reti ci viene in aiuto. Ombreggiare tra il 40 – 50% è un buon compromesso: diminuisce la resa in kg, ma si ha una maggiore qualità sia interna che esterna, compresa quella organolettica del prodotto".
© Cristiano Riciputi | FreshPlaza.itAlexandra Boini (Università di Bologna)
E ha aggiunto: "All'aumentare della radiazione, la fotosintesi aumenta fino a un certo punto, non oltre, in quanto la luce diventa 'saturante'. L'energia in eccesso che la pianta deve gestire spesso fa danni, perché sono elettroni 'impazziti' che 'vagano' negli apparati fotosintetici: la pianta deve 'sprecare' carboidrati per riparare i danni di questo inutile eccesso di illuminazione".
"Con il Progetto Agrivolt-ER, sul kiwi abbiamo confrontato il telo plastico tradizionale con uno fotovoltaico. Ma ombreggiare troppo i kiwi in fase giovanile non dà benefici. Contro le ondate di calore, abbiamo studiato (progetto Sheet) coperture di ombreggiamento diverse (su melo e due forme di allevamento diverse). Anche la forma di allevamento può essere una forma di protezione attiva, perché alcune forme moderne permettono di proteggersi dalle insolazioni eccessive. Nel futuro prevediamo interfile strette (1 o 2 metri) con l'utilizzo di robot per ogni operazione".
"Se un frutto non colora, può significare che il frutteto sta troppo bene a livello vegetativo, in quanto le antocianine sono un prodotto del metabolismo secondario. Allora serve regolare lo stress. Nel frutteto del futuro – ha concluso – avremo sempre più mezzi a guida autonoma ad alimentazione elettrica, vale a dire attrezzi motorizzati, leggeri e compatti".
© Cristiano Riciputi | FreshPlaza.itCarmelo Maucieri, Università di Padova
Carmelo Maucieri, del Dipartimento Agronomia Università di Padova, ha incentrato la sua relazione su 'Carenza idrica e perdita di resa in alcune colture orticole ed erbacee estensive'. "La pianta è come una fabbrica che lavora ogni giorno. Se per qualche causa esterna si ferma per un giorno o due, si avrà comunque un danno più o meno rilevabile".
"Il pomodoro da industria non si fa senza irrigazione. Talvolta il danno da siccità in realtà è composto da stress idrico e stress termico. All'aumentare dell'acqua di irrigazione, aumenta la resa, ma quanta acqua serve per concludere il ciclo? In alcune prove svolte nel sud d'Italia si parla di 4000-6000 (400-600 mm) metri cubi di acqua l'ettaro (pioggia e irrigazione)".
© Cristiano Riciputi | FreshPlaza.itVito Spagna e il professor Luca Marchetti (responsabile organizzativo)
"Lo stress idrico severo causa aborto fiorale, oppure le bacche già allegate si sviluppano poco. Lo stress idrico quasi sempre dipende da una gestione di irrigazione fatta male. Lo stress porta fino al 70% di perdita di prodotto. Alla fine del ciclo, uno stress non mi preoccupa, mentre dalla cattiva gestione da fioritura a fase di ingrossamento del frutto derivano i danni più importanti", ha concluso.
Infine si è tenuta la relazione di Raffaele Meloni, ricercatore del Dipartimento di agronomia dell'Università di Torino, che ha trattato il tema della gestione agronomica e avversità atmosferiche per i cereali.