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Dopo USA e prima di Spagna, Cina e Francia

Italia: secondo posto tra gli esportatori di prodotti biologici

Il settore biologico italiano si appresta a confrontarsi con opportunità e prospettive di crescita importanti anche sui mercati esteri, potendo contare sulla tenuta del comparto agroalimentare che si è rivelato anticiclico rispetto alla crisi per la pandemia e in grado di resistere anche nelle esportazioni. Ora la sfida all'internazionalizzazione del bio made in Italy si gioca sulla capacità di capitalizzare la crescita di produzione e consumi interni e di accrescere la presenza dei produttori del settore, proprio nelle catene del valore dei mercati stranieri.

Così Cia-Agricoltori Italiani e Anabio, la sua associazione per la promozione del biologico in occasione del webinar sul tema e dedicato alla piattaforma Ita.Bio con Nomisma, Agenzia ICE e FederBio.

A sostenere la sfida lanciata da Cia e Anabio, i dati sull'export del bio made in Italy che oggi vale 2,6 miliardi e posiziona l'Italia al secondo posto tra gli esportatori di prodotti biologici, dopo USA e prima di Spagna, Cina e Francia.

Proprio nell'anno del Covid-19, il settore è cresciuto dell'8% con un’incidenza sul totale agroalimentare del 3,5% (5,7% nel 2019). Nel dettaglio, a livello mondiale, i consumi bio sono cresciuti in 10 anni del 115% con Germania (cfr. FreshPlaza del 13/05/2021), Scandinavia e Stati Uniti tra i mercati con le maggiori prospettive di crescita per i prodotti bio made in Italy.

Frutta e verdura fresca rappresentano il secondo prodotto italiano più esportato (+4% sul 2019) e terzo nella classifica dei distintivi del made in Italy secondo il consumatore francese (16%) e tedesco (18%).

Secondo Cia e Anabio, si tratta di un quadro estremamente interessante per il mercato bio italiano che vale oltre 4,3 miliardi. Occorre, quindi, continuare a investire, portando il produttore al centro di servizi di orientamento e promozione internazionale. Puntare sugli eventi fieristici, su formazione e assistenza per la certificazione bio, necessaria ai mercati esteri.

In quest’ambito entra in gioco, anche per i produttori Cia e Anabio, la Piattaforma ItaBio, sviluppata da Agenzia ICE e FederBio con il contributo di Nomisma. Obiettivo: incrementare il posizionamento del biologico italiano sui mercati internazionali e sui canali e-commerce, con particolare riferimento a USA e Cina. 

Primo Paese al mondo per import agroalimentare e consumo di prodotti biologici con il 42% delle vendite mondiali nel 2019, gli USA vantano 5 miliardi di euro di importazioni di prodotti Food & Beverage italiani nel 2020 e rappresentano il secondo mercato di destinazione del nostro agroalimentare, con ampie prospettive di crescita secondo il 29% delle imprese italiane bio esportatrici.

In Cina, il biologico rappresenta un plus stimolante per il consumatore, con una accelerazione delle vendite che nel 2019 hanno raggiunto 8,5 miliardi di euro: un balzo del 70% rispetto al 2015 che ha permesso al Paese di diventare il quarto mercato per vendite bio, con l’8% delle vendite realizzate a livello mondiale e una prospettiva di crescita nel lungo periodo, che non ha risentito della crisi sanitaria del 2020.


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