La lattuga velenosa che blocca il proliferarsi delle cellule tumorali

La lactupicrina, contenuta nella pianta Lactuca virosa, un tipo di lattuga velenosa e non commestibile perché tossica, è stata impiegata nella ricerca contro il tumore, dimostrando la sua efficacia nel potenziamento delle cure a cui si sottopongono i malati di cancro. Lo studio è stato condotto da Antonella Arcella, del Laboratorio di Neuropatologia molecolare dell'Unità di Neuropatologia dell'Irccs Neuromed di Pozzuoli dell'Università Federico II di Napoli, ed è stato pubblicato recentemente su Molecoles, rivista scientifica di calibro internazionale.

I risultati della ricerca condotta hanno dimostrato che la lactupicrina, contenuta – come già detto – nella pianta Lactuca virosa, può essere impiegata come molecola in grado di controllare la crescita della linea cellulare continua di glioblastoma.

Il glioblastoma (GBM) è uno dei tumori cerebrali più letali negli adulti, con tassi di sopravvivenza che sono rimasti sostanzialmente invariati per 30 anni. Inoltre, la presenza di cellule staminali tumorali, in grado di proliferare e generare cellule neoplastiche gliali, contribuisce alla prognosi sfavorevole dei pazienti con GBM, la cui sopravvivenza mediana è di circa 14 mesi. La resezione totale totale del tessuto tumorale, seguita da chemio e radioterapia adiuvanti, rimane lo standard di cura.

Poiché il ricorso alle chemioterapie classiche e l'utilizzo di farmaci mirati non sempre si sono dimostrati ottimali e/o hanno garantito la ripresa del paziente, le ricerche in questo senso si sono orientate verso l'introduzione e l'utilizzo di composti – anche naturali – in grado di inibire la crescita del tumore.

Come è stato dimostrato, la lattucopicrina (o intybin) contenuta nella lattuga selvatica – e che si trova anche in alcune piante correlate, come il Cichorium intybus – scatena una attività antitumorale nelle cellule cancerogene, inibendone la crescita di altre.

Va ricordato che la Lactuca virosa è una pianta non commestibile perché – appunto – velenosa. Il suo utilizzo nelle cure tumorali, infatti, avviene in laboratorio, dopo uno specifico processo di secrezione ed essiccazione.

Fonte: QuiFinanza


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