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Limone dell'Etna IGP, cosa lo rende unico? Il vulcano, il mare e le tecniche colturali

Il Limone dell'Etna è diventato IGP, ne avevamo dato notizia, lo scorso 23 ottobre 2020 (vedi FreshPlaza), all'indomani della ratifica presso dell'UE. Un traguardo certamente ambizioso e meritato, per questo agrume dalle caratteristiche uniche, coltivato da circa due secoli e con un legame fortissimo con il suo territorio di produzione.

Nel contesto, il CREA di Acireale ha giocato un ruolo fondamentale, mettendo a punto il dossier scientifico a supporto della candidatura, conducendo una sperimentazione sulle due principali varietà di limone coltivate nell'area etnea (Femminello zagara bianca e Monachello) per dimostrarne le proprietà qualitative e nutraceutiche (concentrazioni elevate di acido citrico e di polifenoli), nonché l'elevata attività antiossidante (Vitamina C,) che contribuisce a contrastare lo stress ossidativo e a proteggere la nostra salute.

Ne abbiamo parlato con il direttore del Centro siciliano, Paolo Rapisarda, il quale ha dichiarato: "Il riconoscimento da parte della UE del marchio di qualità e l'iscrizione nel registro delle eccellenze IGP, rappresenta un prestigioso traguardo per la limonicoltura siciliana e una grande soddisfazione per il Centro CREA-Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura, che ha supportato scientificamente il raggiungimento di questo risultato. Si tratta di un lavoro frutto di una fattiva collaborazione tra il mondo agricolo e imprenditoriale e la ricerca".

Paolo Rapisarda, direttore del CREA - OFA di Acireale (CT), in Sicilia

"Il limone - ha aggiunto Rapisarda - è tra le colture più radicate e stabili dell'area dell'Etna, presente con una tradizione che si tramanda di generazione in generazione. La limonicoltura dell'Etna, anche se non ha più la valenza economica che aveva fino ai primi anni '80, è rimasta una produzione solida e radicata nel territorio, con riflessi positivi sul mantenimento del paesaggio rurale, sulla prevenzione dal dissesto idrogeologico, sul mantenimento di una comunità rurale che conserva le antiche tradizioni. Negli ultimi anni, si è verificato un risveglio d'interesse da parte dei consumatori, specialmente per il limone Verdello che, quando presente nei supermercati, viene preferito per le eccellenti note aromatiche e di freschezza rispetto ai limoni provenienti dall'Argentina o dal Sudafrica".

"Il marchio IGP non deve essere visto solo come uno strumento di tutela - ha spiegato il direttore - ma soprattutto come incentivo di marketing e comunicazione e come valore aggiunto per incrementare il reddito degli agricoltori. L'utilizzo del marchio comunitario permetterà una identificazione più facile del brand 'Limone dell'Etna' sui mercati e ne migliorerà la credibilità agli occhi del consumatore".

Peraltro i risultati, pubblicati sulla rivista internazionale Food Research International (Food Research International, 74, 250–259, 2015), evidenziano come la spiccata qualità dei frutti di "Limone dell'Etna" sia da attribuirsi allo sviluppo e alla maturazione in un ambiente pedoclimatico molto specifico, con suoli di matrice vulcanica, tipici delle aree prossime all'Etna e con un clima mitigato dal mare.

Oltre al vulcano e al mare, a rendere così speciale questo agrume è la particolare tecnica colturale, presente in questo areale e adottata dai produttori locali dall'inizio del secolo scorso: si tratta della "forzatura" o "secca", che permette una produzione estiva dei frutti, forzando la pianta a fiorire in estate, per poi dare i frutti nel periodo da maggio a settembre dell'anno successivo.

Non irrigando durante il mese di giugno–luglio, si induce nella pianta uno stress idrico. Dopo tale periodo, attraverso crescenti irrigazioni e concimazioni a base di azoto, si risveglia la pianta dal letargo indotto e si provoca una seconda fioritura che andrà a frutto l'anno successivo. I frutti ottenuti con questa tecnica vengono chiamati "Verdelli" e, non a caso, sono i più ricchi in antiossidanti.


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