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Una melicoltura senza pesticidi? La sfida della cisgenetica

E' possibile un frutteto pesticide-free? Grazie alle tecnologie più avanzate, la risposta appare positiva; anzi la ricerca sta interrogandosi se l'uso della cisgenetica possa costituire, a tal fine, una valida alternativa alle tradizionali forme di selezione varietale dei frutti. Se ne è parlato al convegno "La Mela nel Mondo", durante l'ultima edizione di Interpoma, con una relazione di Cesare Gessler, patologo delle piante presso l'ETH (Institute of Integrative Biology - IBZ) di Zurigo.


A sinistra, una varietà di orticola manipolata geneticamente per resistere alle malattie; a destra la varietà di controllo (non manipolata)

"Ad oggi – ha spiegato Gessler nella sua presentazione - le piante in un qualche modo geneticamente modificate sono più del 99,5% del totale mondiale; per la maggior parte si tratta di soia, mais, cotone e colza. Si pensi che l'81% della soia nel mondo è biotech, stessa percentuale per il cotone, mentre è geneticamente modificato il 35 e il 30% rispettivamente del mais e della colza. Questo tipo di colture sono più pratiche, riducono il lavoro necessario e i loro pro sono rilevanti su grandi superfici. A livello del consumatore non ci sono particolari benefici, mentre dal punto di vista ambientale le visioni sono contrastanti: per le associazioni ambientaliste il loro impatto è negativo, mentre è positivo dal punto di vista delle industrie di produzione".


Il campo sperimentale di Wageningen (Paesi Bassi) nel 2012.

L'affaire papaya
Sull'argomento risulta emblematico il caso proposto da Gessler, quello della papaya nelle Hawaii. Anni '40: si scopre il virus della papaya PRVS il quale provoca, 10 anni dopo, l'abbandono della produzione nella zona di Oahu (Hawaii). Un decennio dopo inizia la produzione del frutto in un'altra zona dell'arcipelago nel Pacifico, nella regione di Puna, dove negli anni '80 lì viene prodotto il 95% della papaya. Questo almeno fino al 1992, quando anche a Puna arriva il PRVS: due anni dopo la conta dei danni e delle piante infettate ha già raggiunto il 50%.

Nello stesso anno (1994) iniziano le prove sul campo di una nuova varietà transgenica di papaya, sperimentata in laboratorio nel '91. La sua particolarità è che contiene nel proprio Dna parti di quello del virus, così da risultarne resistente. Nel '98 parte la commercializzazione della nuova varietà e, all'alba del nuovo millennio, arriva la prima produzione. Da lì è stato un crescendo; nel 2002 la produzione da questa varietà è di 16mila tonnellate, il 37% della produzione totale; nel 2008 si sale al 50% con 24mila tonnellate prodotte e nel 2011 la quota è dell'80%.

Tecniche tradizionali vs nuove tecniche
Le tecniche genetiche non sono le uniche per arrivare a varietà resistenti a questa o quella malattia vegetale: c'è pure il breeding tradizionale ma alla fine – rileva Gessler – si ottiene sempre una nuova cultivar, servono diverse generazioni della pianta per arrivare al risultato cercato e spesso è difficile giungere a nuove varietà che siano resistenti a più malattie. Nel breeding classico un aiuto può però arrivare dall'uso dei marcatori molecolari, per facilitare il processo di selezione.


A sinistra una nuova varietà resistente di mele ottenuta mediante cisgenesi; a destra la Gala, entrambe dopo 20 giorni di inoculazione del fuoco batterico (Presentazione: Gessler).

La domanda è quindi "come aggiungere alcuni tratti, ad esempio di resistenza, senza cambiare di fatto la varietà?" Qui le strade sono due. La transgenetica, dove vengono inseriti geni estranei alla pianta. La cisgenesi dove sì vengono aggiunti dei geni, ma presi da varietà della stessa specie che mostrano questa o quella resistenza.

Così la cisgenesi è più simile a breeding classico piuttosto che alla modifica genetica. L'esempio di successo della cisgenesi viene proprio dalla melicoltura dove solitamente le problematiche fitosanitarie sono risolte impiegando fungicidi e pesticidi, a un ritmo di 10-15 trattamenti all'anno. Eppure esistono varietà, come la mela Santana, che richiedono meno trattamenti perché mediante cisgenesi è stato aggiunto il gene Vf, per ottenere la resistenza alla ticchiolatura.


I risultati del campo sperimentale a Wageningen (Paesi Bassi). In blu i risultati del 2012, in rosso quelli del 2013. Come leggere i punteggi, a sinistra: 9: tutti i rami infettati, 7: tutti i rami infettati; 5: ticchiolatura immediatamente visibile; 3: ticchiolatura solo su alcune foglie; 1: nessuna ticchiolatura (Presentazione: Gessler)

Negli anni scorsi, Gessler e il suo team hanno piantato a Wageningen (Paesi Bassi) un meleto per testare nuove varietà additivate con il gene Vf per la resistenza alla ticchiolatura e usando come termine di paragone la Gala e la Santana.

Conclusioni
Certo anche nell’uso della cisgenetica va fatta una valutazione del rischio, così come pure va affrontato il tema etico dell'uso di questa tecnologia ma, per Gessler, l'elemento principale che va considerato e valutato è il prodotto e non l'uso in sé della tecnologia di ingegneria genetica che è stata impiegata per raggiungere quel risultato.

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