Il presidente di APEO denuncia un eccesso di disinvoltura da parte degli importatori

"Giacomo Suglia: "Export dell'uva da tavola a rischio speculazioni"

Una produzione di uva da tavola praticamente dimezzata si scontra con pratiche commerciali non proprio ortodosse. "Questo non è un mercato vero, regolato dal rapporto tra domanda e offerta, ma un mercato all'insegna delle speculazioni. Soprattutto da parte degli importatori che approfittano di tutte le difficoltà che i produttori italiani di uva da tavola stanno affrontando, dal maltempo, ai problemi in fase di conservazione fino all'embargo russo, per tenere basse le quotazioni". Parola di Giacomo Suglia (in foto), presidente di APEO, l'Associazione produttori ed esportatori ortofrutticoli, e vicepresidente di Fruitimprese nazionale, che analizza per FreshPlaza il mercato dell'uva da tavola, con particolare riguardo all'export.

"Quest'anno - continua Suglia - la produzione di uva è solo il 50% dell'anno prima. Il problema era già evidente in fase di fioritura, con percentuali ben al di sotto della media, ed è proseguito da luglio a oggi con condizioni climatiche a dir poco avverse che hanno influenzato sia la quantità che la qualità del prodotto. Impedendo, oltretutto, una programmazione a lungo termine delle vendite".

"In particolare in Germania, la questione dei limiti massimi di residui di sostanze attive e le ulteriori specifiche richieste ci stanno provocando qualche danno. Il tutto senza che studi scientifici supportino simili restrizioni. Con queste limitazioni nel numero di residui, il prodotto risulta indebolito da un punto di vista della tenuta e occorrerebbe affrontare la questione con molta obiettività e competenza".

Difficile quindi, secondo il presidente APEO, parlare di mercati promettenti nello scenario internazionale. "Forse sarebbe meglio parlare delle destinazioni meno problematiche. Tutti vogliono spendere meno e, forse, anche noi italiani negli anni precedenti non ci siamo accorti che riuscivamo a compensare i nostri costi più alti solo grazie alla lira, più debole rispetto ad altre valute. Ora, con l'euro così forte, le cose sono più complicate".



"Certo - rileva Suglia - in questa fase contingente, l'indebolimento dell'euro sulla moneta americana favorisce il nostro export nell'area dollaro (Golfo Persico, Emirati Arabi e Arabia Saudita) ma resta sempre un differenziale del 25%. D'altra parte, qui il prodotto nordafricano non può competere con il nostro in termini di qualità".

"L'eccezione è rappresentata dal Regno Unito, soprattutto per le uve senza semi. Le minori forniture dal Brasile, ma anche la scarsa produzione di Grecia e Spagna (nostri principali competitor sul mercato europeo) ci hanno molto avvantaggiato e abbiamo spuntato prezzi soddisfacenti".

Infine l'embargo russo, impossibile ignorarne gli effetti negativi, persino da un punto di vista psicologico. "In un mercato così difficile come quello europeo, complicato ulteriormente dalla crisi economica, si tratta di un'importante destinazione cui dobbiamo rinunciare - conclude Suglia - E qui si torna a parlare di speculazione".

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