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27mo Convegno Peschicolo Nazionale: un acceso panel di discussione tra gli operatori del settore

Definire il 2014 come il peggior anno di sempre della peschicoltura italiana pare quasi un complimento. Naturale quindi che ci fosse tanta attesa per il panel di discussione di giovedì mattina, al 27esimo Convegno Peschicolo Nazionale, con alcuni dei principali player del settore sotto lo stesso tetto.

Ad alimentare la discussione i dati presentati poco prima (clicca qui per la sintesi di FreshPlaza) e l'intervento di Carlo Pirazzoli, del Dipartimento di Scienze Agrarie dell'Università di Bologna, il quale ha presentato una ricerca scritta a quattro mani con il collega Alessandro Palmieri sulla 'Competitività del sistema italiano: analisi dei costi di produzione in Italia in relazione ai principali competitors' (clicca qui per scaricare la presentazione).


Il pubblico presente alla prima giornata del Convegno Peschicolo Nazionale

"I prezzi di vendita - ha spiegato Pirazzoli - sono sostanzialmente fermi, ma sono cresciuti i costi. Non parliamo tanto del 2014, ma guardiamo il lungo periodo. Per questo servono: il riconoscimento di un prodotto e la sua valorizzazione, perché per il consumatore l'origine è ancora un dato molto importante, ci fa caso. Serve adeguare l'offerta alla domanda, con una programmazione, coordinare il sistema e mettere in campo accordi di filiera migliorativi per il sistema".


Carlo Pirazzoli illustra la ricerca sulla competitività del sistema italiano.

Da lì si è scatenato il dibattito, dominato da alcuni punti fermi: la necessità di maggiore aggregazione, di innovazione e di un maggiore impegno nel comunicare al consumatore le proprietà di questa o quella varietà di pesche o nettarina.

"Il problema - ha spiegato nel panel di discussione Cristian Moretti, direttore di Agrintesa - non viene dall'anno 2014, bensì da un decennio. In Europa negli ultimi 12-13 anni non si è lavorato sulla programmazione e questo deve servirci da lezione. Dobbiamo stare attenti alla qualità e alla varietà, recuperare, dialogando con la distribuzione, quel valore che abbiamo perso e recuperando un rapporto con il consumatore che abbiamo deluso negli anni passati". Insomma, per il direttore di una delle più importanti cooperative emiliano romagnole servono soprattutto tre cose: dialogo nella filiera, "che finora è mancato", aggregazione, perché "in Emilia Romagna siamo molto frammentati" e comunicazione, "che finora se ne è fatta poca".


Un momento del panel di discussione.

Di aggregazione ha parlato anche Galdiero dell'OP Serena dicendo che "stiamo lavorando molto sull'aggregazione e così, in un'annata come questa riusciamo a spuntare i 35 centesimi al chilo, avvicinandoci ai costi di produzione".

Da parte sua, Carlo Manzo, direttore di Ortofruit Italia, ha dichiarato: "C'è un dato che mi impressiona: in UE si consumano 3-4 chili di pesche e nettarine pro capite. Qui c'è da lavorare, valorizzando i consumi e sensibilizzando il consumatore al valore del prodotto." Per questo, ha continuato, serve anche "la riconversione varietale, ma quando troviamo chi non sa valorizzare il nostro prodotto, allora ogni nostro sforzo è vano. Chiaro che se poi un consumatore trova un prodotto di scarsa qualità; quei 3-4 chili pro capite diventano rapidamente soltanto uno".


Il tavolo dei relatori in occasione del panel di discussione.

"C'è il male della commercializzazione indiretta - ha commentato Gabriele Ferri, coordinatore della filiera pesche e nettarine dell'organizzazione interprofessionale Ortofrutta Italia e direttore generale di Naturitalia (gruppo Apo Conerpo) - perché nel 2014 è impensabile che il mondo della produzione non sia in grado di parlare direttamente con la Gdo tedesca a causa della sua frammentazione, e se vogliamo pensare a una peschicoltura moderna allora dobbiamo dialogare direttamente con loro!".

Ferri ha introdotto il tema della comunicazione, con citazioni attinte all'enogastronomia, dov'è ben chiara la differenza tra un vino e un altro. "Dobbiamo - ha continuato - portare un po' di quella poesia del vino anche nelle pesche e nettarine e raccontare le differenze tra una varietà e l'altra; così chi vuole una pesca sub acida la trova, idem per chi la vuole dura. Il risultato nel farlo ora? Sarebbe come piantare gli alberi durante una frana: non è il momento giusto, però è il metodo giusto".


Un momento del 27esimo Convegno Peschicolo Nazionale, a Ravenna.

Poi anche lui cita il problema della frammentazione dei produttori: "Tutta l'OI - ha chiuso Ferri - non raggiunge che il 16%. A chi ci dice 'commercializzate di meno' rispondiamo che troviamo addirittura difficoltà ogni anno a trovare un accordo per non coltivare più la Domodossola, varietà dove, una volta tolta la buccia e il nocciolo, non resta niente da mangiare".

Dello stesso avviso anche Paolo De Castro, europarlamentare, che al convegno di Ravenna ha chiuso i lavori della prima giornata. In Italia, nel campo delle pesche e nettarine e soprattutto dell'innovazione varietale "la ricerca è ai massimi livelli - ha spiegato De Castro - con tante varietà che vengono commercializzate a un consumatore che però non le conosce. Nonostante siamo ancora leader in Europa resta che la Spagna continua a investire, mentre noi caliamo. Questo dovrebbe farci riflettere sul lato organizzativo e commerciale, perché sulle aziende abbiamo già lavorato tanto ma rimane l'handicap dell'immissione sul mercato del nostro prodotto: dobbiamo ripensare la forma organizzativa. Non si vince da soli".


L'europarlamentare Paolo De Castro, intervenuto giovedì al convegno di Ravenna.

L'europarlamentare ha citato anche il caso dell'Ocm ortofrutta dove, ha chiuso, "l'Italia è l'unico paese che non riesce a spendere tutti i fondi: o perché non ha le OP che servono oppure perché quelle che ha sono troppo piccole."

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