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La relazione di Davide Spadaro (Agroinnova) presentata a Manta (CN)

Batteriosi del kiwi: qualche informazione sul ciclo biologico del Psa

Durante l'incontro tecnico dello scorso 8 novembre 2011 organizzato a Manta (CN) dal Creso-Consorzio di ricerca, sperimentazione e divulgazione per l'ortofrutticoltura piemontese, Davide Spadaro di Agroinnova, Università di Torino, ha chiarito alcuni importanti aspetti bio-epidemiologici sulla batteriosi del kiwi.

Il batterio Pseudomonas syringae pv actinidiae (Psa), inizialmente caratterizzato da una virulenza modesta, era già stato isolato più di vent’anni fa nel continente asiatico. Successivamente, una mutazione più virulenta (Psa-V) - riscontrata a Latina nel 2008, e più recentemente in Nuova Zelanda, nella regione di Te Puke - sta mettendo a rischio la sopravvivenza della produzione actinidicola a livello mondiale.


Il batterio si moltiplica per scissione binaria: ogni venti minuti dà origine a una nuova generazione e dopo solo sette ore, partendo da un singolo batterio se ne originano 2 milioni. Inoltre, nel corso della sua moltiplicazione, è in grado di mutare il genoma a seconda delle condizioni ambientali.

Il batterio Psa vive su superfici organiche e inorganiche. E' in grado di sopravvivere per 8 giorni sulla plastica (materiale inerte), formando un biofilm protettivo, resiliente ai disinfettanti; sopravvive inoltre per 2 settimane sul legno e per 2 mesi sui residui colturali. Può sopravvivere anche per brevi periodi nell’acqua e nel suolo. Per questo sono essenziali il lavaggio e la disinfezione degli strumenti agricoli e di potatura.

La dispersione del batterio avviene tramite materiale propagativo infetto, per probabile diffusione naturale (schizzi di pioggia, vento, insetti, api, uccelli) e anche tramite abiti, calzature, strumenti e macchinar.

Ancora da chiarire il ruolo del polline nella diffusione del batterio. Nel novembre del 2010 il Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste della Nuova Zelanda ha riscontrato campioni di polline positivi al batterio Psa, raccolti nel 2009 e nel 2010. Nonostante il ritrovamento del patogeno su granuli pollinici, però, non vi sono ancora evidenze sulla sua capacità di trasmissione.

La forma virulenta Psa-V penetra anche all’interno delle pianta attraverso aperture naturali come stomi fogliari e lenticelle e da ferite di potature, legature, gelo e grandine. Solamente le elevate temperature estive sono in grado di ostacolarne la diffusione: infatti, pur presente, il batterio non riesce a moltiplicarsi e a diffondersi.


Le infezioni primarie si sviluppano in autunno – primavera, in presenza di ferite provocate dal distacco dei frutti, dalla caduta delle foglie e dai tagli di potatura, abbinate a basse temperature e precipitazioni abbondanti.

Fattori predisponenti sono dunque una temperatura tra i 10 e i 20 °C e il clima umido e fresco. Nella pianta, il batterio sopravvive come epifita sulla superficie. In una prima fase, definita asintomatica, i batteri risiedono negli spazi tra le venature sulla superficie fogliare e usano i nutrienti delle piante.

Quindi il batterio penetra attraverso ferite e aperture naturali (infezione) e nella cosiddetta fase di transizione i batteri colonizzano gli stomi diffondendosi, attraverso le venature, allo stelo e al tronco. Dopodiché si registra l'invasione avanzata: avvizzimento, con necrosi dei germogli e dei tralci. Le elevate popolazioni sulle foglie provocano evidenti maculature.

Quando, infine, i batteri colonizzano i tessuti e raggiungono il sistema vascolare (xilema e floema) si ha la morte cellulare. Ancora non è chiaro cosa accade alle radici.


Il ciclo vitale di Pseudomonas syringae pv actinidiae.

In primavera, sulle piante colpite si manifesta l'avvizzimento primaverile da infezione invernale, oltre all'avvizzimento di gemme e germogli da infezione primaverile e dei giovani rami. E' in questo periodo che avviene la migrazione sistemica.

In estate, invece si registrano prima la colonizzazione stomatica e poi, in piena estate, la formazione di cancri sul cordone e tronco. La penetrazione del batterio avviene tramite lenticelle.

In autunno, dopo la raccolta, la penetrazione avviene attraverso le cicatrici del peduncolo del frutto e i batteri migrano dal peduncolo al ramo. In inverno sono ben evidenti gli essudati.

Quindi, nella sua relazione, Spadaro ha mostrato i risultati dell’isolamento in capsula, la caratterizzazione morfologica, funzionale, biochimica e nutrizionale del batterio Psa e infine, PCR specifica e sequenziamento ITS ottenuti negli studi realizzati da Agrinnova e le principali finalità del progetto sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Torino per il contenimento della batteriosi dell’actinidia in Piemonte: "Aspetti epidemiologici, Difesa, Caratterizzazione molecolare e Divulgazione dei risultati".

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