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Roberto Angoli, presidente di Rem

Pannelli solari sospesi: una scelta sostenibile che incentiva gli agricoltori a continuare

File di pannelli solari nei campi della bassa padana, tra Emilia-Romagna e Lombardia. Sospesi a 5 metri di altezza, in maniera da consentire di coltivare senza problemi i terreni. La scelta coraggiosa e originale - che potrebbe fare proseliti e produrre anche tanti tentativi d’imitazione, non solo nel nostro Paese - ha fatto anche discutere. Sollevando qualche perplessità: sulla qualità e la salubrità delle colture, in qualche misura esposte alle onde elettromagnetiche; ma anche sul rispetto del paesaggio, sulla coerenza con la naturale vocazione dei territori e delle imprese agricole, sulla possibilità che distragga da una più fisiologica evoluzione in senso turistico.

Dal presidente Roberto Angoli di Revolution Energy Maker (REM), la società che ha battezzato e lanciato il progetto arrivano rassicurazioni e chiarimenti su tutti questi fronti.

Le cariche elettromagnetiche, il loro effetto sulle colture e gli umani? REM dice che è stato eseguito uno studio che dimostra come l'impatto elettromagnetico sia trascurabile perché le linee elettriche installate con cavo cordato e intrecciato ad una altezza di 4,5 m dal terreno hanno un impatto elettromagnetico pressoché nullo.

Le emissioni, infatti, sarebbero di molto inferiori ai 3 microtesla. Mentre i limiti che non devono essere superati - in ambienti particolarmente sensibili, per una distanza di 50-60 cm e non i quasi 5 metri dei pannelli sospesi - sono di 10 microtesla in ogni caso (valore di attenzione) e di 3 microtesla (valore di qualità) nella progettazione di nuovi elettrodi vicino a elettrodotti esistenti.

Angoli, racconta così lo stato dell’arte e le prospettive del progetto: "I terreni attualmente coinvolti corrispondono a 45 ettari, per un totale di 23.840 pannelli. L’energia prodotta è di circa 7 MW, ceduta totalmente in rete. Pensiamo di sviluppare il modello da 10 a 100 MW per il raggiungimento della grid parity entro fine 2013 e di arrivare successivamente a 1.000 MW installati in altri paesi europei e non".



Secondo Angoli la svolta agrovoltaica può avere un ruolo strategico per il settore. "I ricavi agricoli si sono ridotti e sono in pratica sostenuti dalla PAC (Politica Agricola Comunitaria). Il nostro sistema incentiva gli agricoltori a continuare l’attività. Oltre a orticole, frutti rossi, erbe curative e aromatiche – continua Angoli - è già stato seminato il frumento e verranno seminati a primavera anche i pomodori. In realtà qualsiasi tipo di coltura è possibile sotto gli impianti, dal frutteto ai cereali alle orticole. Il nostro è un connubio ideologico e la filosofia aziendale sposa naturalmente le coltivazioni biologiche, perché meno impattanti sull’ambiente".

Per Angoli il contesto naturale non viene turbato, il modello non è antitetico a quello agrituristico. "L’estetica non viene in alcun modo intaccata: l’intera struttura è integrata completamente con il paesaggio circostante e gli impianti, in pianura, sono adeguatamente mimetizzati dalla presenza di alberi, così l’impatto visivo sull’ambiente agricolo risulta pressoché nullo, sia per la 'leggerezza costruttiva', sia per le limitate dimensioni dei pannelli che li rendono simili al fogliame di un pergolato molto rarefatto".

Altro aspetto incoraggiante per ipotetici proseliti, la soluzione REM non ha finora incontrato alcun ostacolo serio dal punto di vista autorizzativo. "Tutti gli Enti coinvolti nella valutazione hanno subito compreso l’elevato valore tecnico ed etico della soluzione" sottolinea il presidente. E aggiunge: "Nessuno dei comuni coinvolti ha chiesto opere di mitigazione o compensazione. Anzi, alcuni comuni hanno chiesto di poter realizzare vicino agli impianti una struttura didattica sperimentale finalizzata alla ricerca di nuovi modelli di agricoltura ed alla diffusione di una nuova cultura di rispetto per l’ambiente. A oggi quattro autorizzazioni, tra le più complesse in Lombardia ed Emilia-Romagna, sono state ottenute in otto mesi".

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