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Un illuminante intervento di Guido Tampieri a Macfrut 2009

Il sistema agroalimentare italiano e' debole, ma drogato da un falso concetto di superiorita'

Capita alle volte di imbattersi, leggendo un libro o ascoltando qualcuno parlare, in quella rara ed esaltante sensazione di trovare finalmente espressi, nella sintesi e nella forza che mai avremmo potuto sperare di avere noi stessi, concetti, idee, sensazioni che già si affollavano confusi e ancora indefiniti nella nostra mente e nel nostro cuore. Solo i grandi intelletti hanno questa capacità di trasformare il caos in ordine, di gettare luce su quanto è ancora in ombra, di concettualizzare chiaramente e di "vedere" processi, percorsi, avvenimenti e tendenze in modo coordinato e razionale, fornendo agli altri le chiavi di lettura che mancavano e senza le quali la storia sarebbe solo un'accozzaglia senza senso di eventi tra loro slegati.

FreshPlaza ha avuto il privilegio di essere presente in uno di questi rari e preziosi momenti di crescita culturale, grazie ad uno dei convegni organizzati a latere della fiera Macfrut 2009, quello sulla filiera tecnologica e logistica per il consumatore e l'ambiente, promosso da CPR System (vedi qui). Entrati per scattare solo qualche fotografia, siamo invece rimasti inchiodati alle sedie, per l'estremo interesse degli interventi, culminati nelle conclusioni di Guido Tampieri (nella foto), fino a quel momento per noi soltanto il nome di un ex-assessore all'agricoltura dell'Emilia-Romagna.

La disamina, condotta con rigore e passione da Tampieri, ha saputo cogliere e ricostruire gli elementi di debolezza che minano, nelle sue basi e nelle sue prospettive, il nostro sistema agroalimentare, un tempo prospero e dotato di una propria identità, ma oggi indebolito e stretto nella morsa di un continuo stato "emergenziale". Come sottolineato da Tampieri: "Quando si vive in continua emergenza, questo significa solo una cosa: che la politica, la quale dovrebbe offrire visione e previsione ad ogni settore produttivo di un Paese, ha fallito".

Secondo Tampieri, il mondo sta attraversando due crisi, tra loro correlate e inscindibili: quella economica e quella ambientale. Affrontare la prima senza affrontare la seconda è impossibile. "Siamo di fronte - osserva Tampieri - al crollo della visione "utilitaristica" e illimitatamente "progressiva" del mondo, come venne codificata nell'Ottocento, quando con la Rivoluzione Industriale emerse l'idea che "tutto è possibile" per l'uomo. Questo modello filosofico ha oggi mostrato i suoi inevitabili limiti".

"D'altra parte - prosegue Tampieri - non credo affatto in un intrinseco "potere terapeutico" delle crisi, che anzi ci pongono grandi sfide che solo un'azione politica lungimirante può risolvere. La sfida è infatti quella di uscire dalla crisi senza rinunciare ai capisaldi della competitività, del rigore e della fatica, sostituendoli con dannosi concetti demagogici".

L'assolutizzazione del concetto di origine
Tra i falsi "miti" che avvelenano il presente e il futuro del comparto agroalimentare, Tampieri ne indica lucidamente uno, da cui tutti gli altri discendono: l'erroneo e ingannevole senso di superiorità dell'agricoltura italiana, che invece non è stata mai tanto debole come oggi. "Non è vero - accusa Tampieri - che siamo meglio degli altri sempre e comunque e che i nostri prodotti siano, solo perché italiani, preferibili a quelli di altri paesi. Il nostro fragile, sconnesso e frammentario sistema agroalimentare, che necessiterebbe di maggiore coesione e programmazione, vive invece drogato da questo sentimento di "supremazia", che non ha alcun fondamento concreto".

"Improvvisamente - spiega Tampieri - il concetto di ORIGINE ha sopravanzato tutti gli altri, scalzando prepotentemente e demagogicamente gli altri fattori decisivi per la buona salute economica del sistema agroalimentare e cioè la qualità e l'efficienza della filiera".

"Si trattava - sottolinea Tampieri - di intrecciare con grande perizia e competenza tutti e tre questi fili: origine, qualità ed efficienza. L'uno infatti non regge senza gli altri due. Invece, si è tirato a dismisura soltanto il filo dell'origine che, pur se fondamentale e irrinunciabile, ha sopravanzato tutti gli altri, divenendo - caso unico in tutto il mondo! - concetto assolutistico, quando la parola stessa ci indica che l'origine è all'inizio di un processo, non già alla fine".

Perché questo è accaduto?
Il fenomeno della globalizzazione e dunque della trasformazione del mercato in un mondo fluido e dinamico, dove il legame tra produttore e consumatore si è spezzato, ha dato adito, come forma di "difesa" concettuale, al radicarsi di tendenze che auspicano un ritorno indietro al locale, al domestico, ad un ambito, insomma, protetto e protettivo. Certo, questa è un'idea forte in quanto è un'idea consolatoria, ma quali sono i suoi limiti dannosi?

Da sempre, le merci sono andate "vicino elontano" - ma ci ricordiamo quanta frutta e agrumi esportavamo ai primidel Novecento?, domanda Tampieri - e la tentazione al sollevamento di barriere e alla costituzione di un sistema chiuso è non soltanto antistorica, ma essenzialmente asfittica, in quanto non può prodursi innovazione in un sistema chiuso. Ogni comparto produttivo ha bisogno del confronto e della competizione con il mondo esterno come dell'aria per respirare: senza questo continuo interscambio, morirebbe.

"Oggi - dichiara Tampieri - siamo arrivati al paradosso della libertà di impresa senza libertà di mercato! Se infatti la legge mi obbliga, per esempio, a destinare una quota degli scaffali di vendita a taluni prodotti solo perché locali, addio libertà di mercato, in un sistema che tuttavia si definisce liberale e che si fonda sulla libertà di impresa!"

Il rischio delle illusioni e la via del dialogo
"Il problema, qui, è di involuzione concettuale: da sempre, nella vita umana e nella storia, le cose non sono mai state O così O cosà, ma sempre SIA così SIA cosà. Prendere l'accetta e dividere la realtà in "bianco" e "nero" è già di per sé un errore, un'illusione, per quanto possa consolarci emotivamente", osserva Tampieri.

"E' certo vero che l'incontro tra gli attori della filiera sia necessario, ma se lo considerassimo automatico, sbaglieremmo. E' nella natura delle cose che un mercato possa fallire, che una qualità possa non essere riconosciuta o che una catena di supermercati possa non essere interessata ad un prodotto. Non possiamo dare nulla per scontato o per necessariamente dato!".

Tampieri avverte del fatto che il mercato agroalimentare non è privo di resistenze: in primo luogo quella che deriva dalla capacità di spesa dei consumatori. Da un recente studio dell'Università di Barcellona è emerso per esempio che le famiglie non sono affatto intenzionate a spendere più di una certa quota del proprio reddito in acquisto di cibo. D'altra parte, Tampieri segnala anche il rischio che può derivare dall'instaurarsi, a livello globale, di nuovi stili di consumismo, guidati dalla ricerca del "cheap" non solo in termini di "meno costoso", ma anche di "prodotto a minore qualità".

Parlarsi sarebbe dunque molto importante per evitare pericolose illusioni, tuttavia, come osserva Tampieri: "Da anni, nel settore agricolo, non esiste più confronto, dialettica, dialogo. Questo accade in quanto c'è un problema di non coincidenza culturale tra gli attori della filiera. Siamo incapaci di trovare quei punti di convergenza tra interessi diversificati, che dovrebbero costituire la base del dialogo".

"Per un reale confronto - conclude Tampieri - non serve istituire mille tavoli. Ne basta uno, fondato sulla ricerca di un'utilità ritenuta opportuna dalla maggior parte degli attori della filiera e in grado di stringere accordi poliennali tra essi".

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