"Siamo orgogliosi di presentare un prodotto specifico e nuovo, che non esiste al mondo: stiamo sperimentando una vertical farm con sistema termodinamico che definirei l'uovo di Colombo per la risoluzione del problema del calore". Con queste parole, Nicola Contrisciani ha delineato le basi tecnologiche della sua start-up (nata lo scorso 12 gennaio) durante un incontro avvenuto alla fiera Macfrut 2026. L'azienda, una realtà ingegneristica deep tech, si posiziona nel settore dell'agricoltura 4.0, occupandosi di applicare tecnologie per il risparmio e l'efficientamento energetico delle aziende agricole attraverso un'architettura di sistema proprietaria.
© Rossella Gigli | FreshPlaza.itMinima Energia si occupa di applicare tecnologie di risparmio ed efficientamento energetico alle aziende agricole. In foto: Nicola Contrisciani e Marisa Elena Ortoni durante la presentazione della startup a Macfrut 2026.
Il nucleo dell'innovazione presentata è il Thermodynamic Farming System (TFS), un sistema che mira a massimizzare l'efficienza esoergetica del processo fotosintetico integrando la termodinamica avanzata con l'agronomia di precisione. Nello specifico, l'applicazione fisica di questo concetto è la VFT (Vertical Farm Termodinamica), la quale sfrutta un ciclo a CO2 transcritica (R744) per trasformare i tradizionali ambienti di coltivazione indoor ad alta intensità energetica in veri e propri hub energetici attivi.
Il funzionamento si basa sul recupero del calore all'interno dell'ambiente di coltivazione. Come sottolineato dallo stesso Contrisciani durante la fiera: "Oggi la pianta assorbe meno del 10% dell'energia". Per ovviare a questa dispersione, il sistema interviene su due fronti: da un lato la gestione della luce e dall'altro quella dell'umidità. "Il nostro sistema recupera il calore disperso dai LED e, gestendo la necessaria deumidificazione, recupera il calore latente del vapore". Questo processo brevettato genera gratuitamente acqua tecnica ad alta entalpia che raggiunge temperature fino a 90°C.
L'acqua riscaldata viene poi re-impiegata nei processi industriali, trovando una delle sue applicazioni principali nella "Washing and Regeneration Zone". Qui, alimenta concentratori ed essiccatori sottovuoto operanti a basse pressioni (50-100 mbar), permettendo di disidratare i vegetali a temperature ridotte (35-40°C). Tale procedura preserva i principi attivi nutraceutici dei prodotti e azzera l'impiego di gas metano per queste operazioni.
L'architettura opera in un ambiente ermetico ("Closed Loop") in cui il vapore acqueo derivante dalla traspirazione fogliare viene condensato e recuperato come acqua distillata. Questo elimina il rischio di agenti patogeni esterni e garantisce una produzione priva di pesticidi, con un notevole risparmio idrico a ciclo chiuso. L'intero processo è supervisionato da un'intelligenza artificiale integrata in un sistema SCADA IoT che ottimizza la fertirrigazione e la Light Use Efficiency (LUE).
Dal punto di vista puramente economico, l'adozione di questa tecnologia garantisce risultati significativi in fase di validazione OPEX: la percentuale media di abbattimento dei costi attesi rispetto a una vertical farm tradizionale si attesta infatti sul 50%. Questa drastica contrazione è resa possibile proprio dal recupero del calore sotto forma di acqua tecnica a 90°C, che fornisce all'impianto una seconda fonte di energia gratuita. Trasformare il calore dissipato — che normalmente rappresenterebbe solo un costo di smaltimento HVAC — in un asset energetico moltiplica le opportunità di business, come la fornitura termica a terzi o l'alimentazione di processi di essiccazione, assicurando di conseguenza una marginalità nettamente superiore.
La validazione di questi modelli matematici e termodinamici avviene in configurazione Living Lab ed è attualmente al centro di una fase di sperimentazione condotta in collaborazione con ENEA, seguita dal ricercatore Luca Nardi. L'obiettivo specifico di questa sinergia istituzionale è validare in un ambiente rilevante la tecnologia VFT su essenze rappresentative di diverse tipologie botaniche, tra cui microgreens, baby leaf, fragole rifiorenti, echinacea, Nicotiana benthamiana e Vinca.
Guardando infine ai modelli di scale-up del business, il modulo agro-energetico a chilometro zero offre ampie potenzialità se inserito all'interno di un polo logistico preesistente, come quelli al servizio della GDO. L'integrazione della VFT permette in questi casi di ottimizzare direttamente l'uso dell'energia recuperata all'interno del polo, massimizzandone l'efficienza energetica complessiva e garantendo tempistiche medie per il ritorno sull'investimento (ROI) che possono scendere a meno di 2 anni.
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