Carlos Nemesio, responsabile del programma anguria di Anecoop:

"La domanda di angurie è alta e la fornitura limitata, quindi i prezzi sono alti e c'è tensione"

La superficie coltivata a meloni e angurie è diminuita quest'anno in Spagna, cosa che, insieme alle basse rese per metro quadrato dovute all'impatto del clima eccessivamente piovoso durante le settimane di semina, fioritura e allegagione, ha portato a volumi troppo bassi per soddisfare l'elevata domanda registrata dall'inizio della stagione.

"Molti coltivatori sono stati scoraggiati a piantare più meloni e angurie, dopo gli scarsi risultati dell'anno scorso. Al momento della semina, hanno dovuto affrontare anche delle restrizioni nelle forniture idriche e costi molto più elevati rispetto all'anno precedente", afferma Carlos Nemesio, direttore commerciale del programma anguria di Anecoop. "Mentre la riduzione della superficie è più evidente nel caso dei meloni, per le angurie varia tra il 7 e il 15%, a seconda della zona di produzione".

"Oltre alla riduzione della superficie dedicata alle angurie, le condizioni meteo sono state pessime da fine febbraio a inizio maggio, con giornate nuvolose e piogge abbondanti. È stato l'anno più piovoso degli ultimi 30 anni, soprattutto nel mese di aprile, quando è caduta la stessa quantità di pioggia di otto mesi dell'anno prima. Le avverse condizioni meteo hanno condizionato l'impollinazione, l'allegagione e la formazione dei frutti, determinando volumi inferiori, abbondanza di calibri piccoli e qualità interna molto irregolare, con frutti che hanno raggiunto diversi stadi di maturazione nello stesso lotto", afferma Carlos Nemesio. "Sebbene le rese medie ad Almeria raggiungano solitamente i 5 kg per metro quadrato, finora abbiamo raccolto tra i 2 e i 3 kg/mq, a cui dobbiamo sottrarre la percentuale persa per problemi di qualità".

Secondo il product manager di Anecoop, da quando è iniziata la campagna, la domanda è stata molto alta grazie al bel tempo nella maggior parte dei Paesi europei che, data la scarsa offerta, sta causando tensioni sui mercati. "La domanda è alta e l'offerta è insufficiente a soddisfarla, quindi i prezzi sono piuttosto alti e c'è molta tensione. I prezzi sono più che giustificati: circa 1,10 euro/kg per la frutta confezionata, quasi il doppio dei prezzi abituali nello stesso periodo dell'anno - per carenza di prodotto".

Solitamente c'è una certa sovrapposizione tra la fine del raccolto di Almeria e l'inizio di quello di Murcia, ma quest’anno dovrebbe essere diverso. "Murcia è in ritardo e avrà circa il 40% della normale fornitura di angurie, e anche se si sovrapporrà in qualche modo alla fine di Almeria, l'attuale gap tra domanda e offerta non sarà colmato. Al momento, la Spagna è l'unico Paese del bacino del Mediterraneo in grado di fornire angurie ma, da metà giugno, cominceranno ad arrivare le forniture da Turchia, Ungheria e Italia, che dovrebbero essere quelle abituali. Da quel momento in poi, i mercati europei potranno ricorrere a queste origini e, anche se non abbiamo molta produzione in Spagna, a causa della concorrenza di questi Paesi, i prezzi potrebbero risentirne", ha avvertito Carlos Nemesio.

I prezzi rimangono elevati e la fornitura di angurie non dovrebbe stabilizzarsi fino a metà luglio, quando andrà a pieno regime la produzione in pieno campo. Al momento, la maggior parte degli scaffali europei è ancora relativamente carente di frutta estiva e i prezzi sono alti.

Anecoop prevede di vendere circa 150mila tonnellate di angurie in questa stagione, in coincidenza con il 30° anniversario delle sue angurie senza semi Bouquet, attualmente destinate soprattutto ai mercati di Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, Paesi nordici e Polonia.

"Quando, nel 1992, Anecoop ha avviato questo progetto, le angurie non erano un prodotto molto popolare in Europa, con un basso valore commerciale e un consumo nettamente più basso rispetto a quello attuale. Le nostre angurie senza semi sono state una rivoluzione per questa categoria e finora hanno fatto tendenza. I miglioramenti varietali hanno fatto crescere la domanda di angurie, fino a superare quella dei meloni. Attualmente è un prodotto con una resa per ettaro maggiore per il produttore, e il suo salto di qualità lo ha reso più appetibile per il consumatore e, di conseguenza, rispondere meglio alle esigenze del mercato", afferma Carlos Nemesio.

"Oggi è difficile trovare angurie con semi sugli scaffali europei, dove sono predominanti quelle senza semi, ad eccezione di mercati come la Francia che, per i suoi legami con il Marocco, importa ancora parecchie angurie da questo Paese. Le nostre vendite sul mercato interno rappresentano circa il 20% del totale, mentre il resto viene esportato nei Paesi dell'Ue".

Per maggiori informazioni: anecoop.com


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