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Troppe disparita' di trattamento tra i vari comparti ortofrutticoli

Se le arance devono marcire, meglio darle in beneficenza

Il settore agrumicolo siciliano leva all'unisono la sua voce per rappresentare un momento drammatico di crisi. C'è necessità di smaltire tonnellate di arance, ancora pendenti dagli alberi, "ma vi è una totale assenza di domanda e, se la situazione non si sblocca, tanto varrà dare i raccolti in beneficenza, anziché fare marcire tonnellate di frutti".

Queste le premesse che nei giorni scorsi hanno mosso i produttori agrumicoli dell'isola, attraverso le sigle sindacali, per chiedere alle Istituzioni di intervenire nella risoluzione della crisi. Il comparto si è ritrovato, da un lato, con una produzione di arance in esubero, di pezzatura piccola, di cui buona parte è destinata alla trasformazione; e, dall'altro, con una contrazione dei consumi determinata anche dalla chiusura di bar, ristoranti, mense scuola e alberghi, per colpa del Covid.

Da sx.: Di Silvestro, Selvaggi, Manganaro

A rappresentare i problemi del settore sono le organizzazioni di categoria e le imprese della filiera agrumicola, a partire da Giuseppe Di Silvestro, Cia Sicilia Orientale (nonché presidente dell'OP Rossa di Sicilia), Giovanni Selvaggi, Confagricoltura Catania (nonché presidente del Consorzio dell'arancia Rossa di Sicilia Igp) e Placido Manganaro di Fruitimprese Sicilia, i quali hanno chiesto alla Regione Siciliana, nel corso di una conferenza stampa, di concordare con le industrie un ritiro straordinario del prodotto.

Le richieste avanzate riguardano, inoltre, una maggiore concertazione sulle prospettive e la tutela del comparto "che va avanti senza aiuti e continua a fare investimenti in controtendenza rispetto ad altri settori, mantenendo in piedi lo sviluppo economico del territorio". I produttori hanno chiesto "regole, norme, programmazione e un nuovo modello organizzativo che continua a mancare, come ad esempio l'istituzione di un catasto agrumicolo. Servono anche accordi con Paesi terzi, che tengano conto dei costi di produzione (in Italia) superiori di oltre il 200%".

"Al nuovo Governo Draghi appena insediato - è stato detto - chiediamo fatti concreti e la necessaria attenzione. Potrebbe cominciare con l'eliminare l'ingiustizia appena subita dai produttori di arance di vedersi riconosciuti da AGEA solo 25 mila euro di contributo nel "de minimis", a fronte di centinaia di migliaia di euro spesi per la riconversione degli agrumeti flagellati dal virus Tristeza. Sono stati riconosciuti complessivamente solo 8 milioni di euro, a fronte, per esempio, degli 80 milioni di euro che il Governo nazionale precedente ha assegnato per l'emergenza Cimice asiatica in altre regioni. Semplicemente, una vergogna".


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