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La gestione del problema e' complessa ma possibile

Indagine sullo stato del mal secco in Sicilia

Da alcuni anni, ormai, continuiamo a pubblicare articoli sul mal secco del limone, affinché il settore possa trarne beneficio. Ancora una volta, lo facciamo con il prezioso aiuto di Antonino Catara che, per la comunità scientifica, non ha bisogno di ulteriori presentazioni.

Antonio Catara

In una nuova intervista, il ricercatore ci ha parlato di un'indagine, fin qui riservata e a uso di alcune aziende committenti, condotta per rilevare la pressione del mal secco nel territorio di Siracusa e per individuare i principali punti critici e le potenziali linee di contenimento della malattia. Catara ha premesso come la pubblicazione parziale dei dati emersi miri a superare l'empasse culturale nei confronti del problema.

La situazione nei limoneti non fa che peggiorare

"Nonostante gli sforzi messi in campo per far comprendere, con la collaborazione del Servizio di Assistenza tecnica e del Servizio Fitosanitario Regionale e di agronomi esperti del territorio, la migliore strada da perseguire - ha detto lo scienziato - non credo che ci saranno cambiamenti nell'immediato futuro. Anzi, temo che le risorse rese disponibili per l'estirpazione e il reimpianto possano provocare ulteriori guasti, qualora non venissero definite idonee linee guida per evitare il reiterarsi di errori, a volte madornali. La sensazione è che non si muova foglia. E, intanto, per molti operatori è allarme rosso: nel caos della comunicazione non sanno più cosa fare. Urge una radicale azione di formazione e informazione per gli addetti ai lavori, al fine di recuperare un rapporto di fiducia nella ricerca e di dialogo fra tecnici e operatori della filiera".

La foto, dall'alto, di alcuni appezzamenti di un'importante area limonicola con numerose fallanze causate dal mal secco

Ma veniamo allo studio condotto dal team di Catara, composto da Marina Bazzano, Marcella Russo e Giuseppe Scuderi, con la collaborazione di Salvatore Leocata (agronomo-sperimentatore), che ha posto particolare attenzione ai fattori che hanno provocato l'attuale intensità della malattia, l'eventuale ruolo dei propaguli nel terreno e nel materiale di propagazione, le possibili modalità di contenimento nei tempi brevi.

Le indagini di campo
"I rilievi di campo hanno messo in evidenza una recrudescenza significativa della malattia, che ha generato interventi non sempre supportati da un'analisi tecnica ed economica – ha specificato Catara - La diffusa presenza di numerosi focolai, costituiti dai limoneti abbandonati perché colpiti dalla malattia, nonostante il decreto di lotta obbligatoria del 1998, costituisce un handicap non trascurabile. L'introduzione di portinnesti già noti per la loro suscettibilità elevata al patogeno, nonché suscettibili a virus, viroidi e patogeni tellurici abitualmente latenti, e la diffusione di varietà spinescenti innestate su portinnesti molto vigorosi, e quindi più vulnerabili, hanno giocato un ruolo rilevante. E non bisogna dimenticare i numerosi casi di piante infette da mal secco già in vivaio, messe a dimora ed estirpate dopo pochi anni dall'impianto, e l'utilizzo di marze autoprodotte per i reinnesti".

"L'analisi molecolare e biologica – prosegue lo scienziato – è stata condotta su oltre 100 aliquote di campioni di terreno, prelevati da 53 siti diversi e ha rilevato la presenza di propaguli del patogeno in tutti i limoneti, alimentati da foglie, rami e radici che costituiscono una sorta di lettiera che li mantiene in vita. Un aspetto epidemiologico che richiederebbe un approfondimento mirato a definire i metodi di contenimento da adottare. come avviene per altri binomi ospite – patogeno".

L'annoso problema delle infezioni latenti da vivaio e nel materiale di propagazione
"Il numero considerevole di piante rimpiazzate a ridosso della messa a dimora è un indicatore di infezioni latenti da vivaio - ha rivelato l'ex docente universitario - problema che assume dimensioni maggiori nei vivai insediati in aree limonicole, specialmente se non coperti da rete. In assenza di protocolli ufficiali per il controllo delle piante madri per il malsecco, durante lo studio è stata messa a punto una metodologia biologica e molecolare ancora da validare con i vivaisti e con il Servizio Fitosanitario Regionale. Oltre 200 analisi molecolari e biologiche hanno accertato infezioni latenti anche su piante adulte, indipendentemente dal tipo di potatura adottato, nonché sul materiale di propagazione utilizzato per i reinnesti".

L'indagine ha tenuto conto anche dei fattori climatici, con una approfondita disamina degli eventi climatici degli anni recenti che, per la loro complessità, non saranno trattati in questo articolo. Inoltre, sono stati effettuati test preliminari, in laboratorio e in serra, sugli effetti di agrofarmaci e biostimolanti chimici e biologici nei confronti del patogeno responsabile della malattia.

La gestione del mal secco? Complessa ma possibile
Dal lavoro svolto dal team di ricerca è emerso che la grave diffusione del mal secco in territorio di Siracusa è il risultato di un "coacervo di fattori umani, climatici e tecnologici che hanno esaltato la pressione del patogeno, anche a causa del ridotto numero di molecole autorizzate su agrumi e del prevalere di produzioni in regime biologico".

"I rilievi di campo e le analisi di laboratorio - ha riferito lo studioso - hanno permesso di esplorare alcuni aspetti epidemiologici utili a ridurre in tempi brevi la pressione della malattia, attraverso una gestione mirata, prioritariamente, al contenimento della carica di inoculo. Un obiettivo raggiungibile in tempi brevi attraverso la razionalizzazione degli interventi di potatura, l'esclusione del patogeno, il controllo diretto e indiretto. Interventi sostenibili sotto il profilo ambientale ed economico. La difesa delle piante dal vento, specialmente nei primi anni post-impianto e post-reinnesto, appare, fra tutte, di rilevante importanza e facilmente perseguibile".

Le infezioni alle foglie si verificano prevalentemente durante i mesi invernali e, in primavera, si riscontrano in elevata percentuale nelle foglie al suolo

Raccomandazioni e azioni future
Interessanti, infine, le raccomandazioni che Catara condivide, al fine di stimolare per tempo la predisposizione di un piano esecutivo di interventi per contenere il problema. "Intanto bisogna avviare un programma di comunicazione incisivo, allo scopo di ampliare la platea di interlocutori consapevoli. Occorre inoltre proseguire il monitoraggio e l'anamnesi aziendale e territoriale. E' prioritario rivedere gli interventi di potatura, con approcci differenti nei nuovi e nei vecchi impianti, attraverso il supporto di brevi corsi di addestramento. Serve, inoltre, avviare una sperimentazione per integrare l'impiego dei prodotti cuprici e dei nuovi biostimolanti, con percorsi per il regime biologico e integrato, con supporti agrometeorologici adeguati, arricchiti da note di allertamento e raccomandazione facilmente accessibili".

In sintesi, "non si può continuare con l'attuale fai da te basato su concetti empirici o sul sentito dire occorre riqualificare gli operatori, fornendo loro semplici nozioni di base e moderni strumenti di partecipazione diretta, e accelerare sulla comunicazione per favorire lo sviluppo di una cultura tecnico-scientifica. Evidentemente, molti non hanno ancora compreso la gravità della situazione".


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