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I frutticoltori aspettano ancora i contributi 2015 e 2016. E molti pensano alle reti come soluzione migliore

Assicurazioni: la vergogna sta giungendo all'apice

Assicurazioni: contributi in ritardo di oltre due anni e il mondo agricolo non ne può più. E' vergognoso che i produttori di ortofrutta siano continuamente vessati su tutti i fronti. Non bastano i prezzi bassi del mercato di tante referenze. Anche il Governo ci mette il suo con una ricetta fatta di ingredienti quale burocrazia, ritardi nei pagamenti e mancanza di rispetto per le persone. Sì, perché gli agricoltori, e tutti gli attori della filiera, sono persone, non dimentichiamolo.


Danni da grandine su pesco, Cesena, 30 maggio 2016

Il Pai (Piano assicurativo individuale), l'ultima invenzione per complicare la vita dei produttori, è totalmente inadeguato e gli agricoltori non ne possono più.

Per molti produttori la soluzione c'è: abbandonare un sistema assicurativo oneroso e inefficiente e difendere le colture con reti antigrandine, antipioggia e anti-insetto. Perché molti di loro sostengono che, in fondo, le assicurazioni sul prodotto servono a poco. Se perdi il raccolto non puoi dare continuità ai fornitori e quindi perdi i clienti.

"Inoltre - sostiene un agricoltore romagnolo che abbiamo interpellato - i contributi pubblici altro non sono che un regalo alle Compagnie assicurative perché per assicurare 100mila euro di Plv si spendono 10mila euro. Una cifra assurda. E' come se un automobilista, per assicurare l'automobile da 30mila euro, ne spendesse 3000".


Grandine ai bordi di una strada in Romagna, 30 maggio 2016

Il presidente di Condifesa Ravenna, Stefano Francia definisce il Pai "croce del sistema assicurativo. E' arrivato il momento che le aziende agricole ricevano il contributo 2015 e 2016, senza ingiuste decurtazioni. Non c'è più tempo: le aziende, e le banche, non devono perdere fiducia nel sistema che ha per scopo la difesa attiva e passiva delle produzioni".

E' il momento di cambiare una volta per tutte il metodo di calcolo delle rese, affinché le aziende possano assicurare realmente il proprio potenziale produttivo. "E' impensabile lasciare le aziende - aggiunge Francia - senza un adeguato strumento assicurativo e ciò assume ancora più importanza oggi che stiamo vivendo un cambiamento climatico con fenomeni avversi sempre più frequenti, sempre più violenti e più impattanti".


Reti che non hanno scaricato bene la massa di grandine (foto archivio Riciputi)

Un ragionevole modo di procedere è quello che prevede un'integrazione fra sistemi di difesa attivi (reti) e passivi (assicurazioni), in base al proprio catasto, al tipo di vendita, alle problematiche aziendali.

Il presidente nazionale di Asnacodi, Albano Agabiti, sottolinea che "il rapporto di fiducia che i Consorzi di difesa hanno costruito con gli Istituti di credito ha permesso fino ad oggi di anticipare i fondi europei a disposizione degli agricoltori. Lavoriamo per cercare da qui a fine anno di riallineare i pagamenti. E poi, ancora, a livello europeo col decreto Omnibus si sta lavorando per portare dal 30 al 20% la soglia minima di accesso al risarcimento e vorremmo inserire stabilmente come possibilità la polizza sui ricavi. Per il futuro, nella nuova Pac, un'innovazione potrebbe essere realizzare un fondo mutualistico per un'ulteriore tutela di un settore che, per sua natura, è più esposto di altri ai cambiamenti climatici".

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