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Presentazione del progetto iPlanta

La chiave per la soluzione dei problemi che affliggono l'agricoltura e' nella genetica avanzata

Serve un approccio scientifico e di alto livello per le sfide che riguardano la salute delle piante, evitando la scomparsa di grandi e tradizionali colture: un metodo che nulla ha a che fare con la manipolazione genetica delle piante, ma con l'uso di molecole naturali, filamenti di Rna che vanno a colpire solo obiettivi mirati e null'altro. Quindi antagonisti di patogeni, malattie e tutto ciò che sta rendendo critico il mondo dell'agricoltura italiana e mondiale.

Tavolo dei relatori 

In tutto questo s'inquadra il progetto iPlanta COST Action, che opera nell'ambito del programma Europeo HORIZON2020 COST, coordinato dal Prof. Bruno Mezzetti del Dipartimento di Scienze Agrarie dell'Università Politecnica delle Marche. E' un progetto ad amplissimo respiro che abbraccia ricercatori europei, circa 200, con il coinvolgimento di trenta nazioni. Vitale la comunicazione, mostrando gli effetti e, come sottolineato da Mezzetti, portando in campo una sperimentazione che esce dai laboratori; passo cruciale, urgente e necessario.

Il progetto iPlanta è stato presentato il 2 ottobre 2019 a Palazzo Giustiniani, Sala dei Presidenti, edificio che rientra fra le strutture di pertinenza del Senato. Al tavolo dei relatori, la senatrice Elena Cattaneo, docente dell'Università Statale di Milano che ha accolto tutti e ha aperto i lavori.

La senatrice Elena Cattaneo e il coordinatore del progetto europeo iPlanta COST Action, il professore Bruno Mezzetti, del Dipartimento di Scienze Agrarie dell'Università Politecnica delle Marche - convegno a palazzo Giustiniani-Senato, Roma

Con la Cattaneo, il professor Bruno Mezzetti che ha sottolineato l'importanza delle biotecnologie in agricoltura, con ovvio riferimento al progetto iPlanta. Poi, il dottor Salvatore Arpaia, ricercatore dell'Enea, Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie, l'Energia e lo Sviluppo Economico e sostenibile (valutazione rischi e benefici dei prodotti biotech), il dottor Luca Casoli del Servizio Fitosanitario della Regione Emilia Romagna (emergenze fitosanitarie in agricoltura), il dottor Marco Aurelio Pasti, imprenditore agricolo nonché componente del Consiglio direttivo dell'AMI, Associazione Maiscoltori Italiani (emergenze fitosanitarie nel settore cerealicolo e possibili risposte della scienza), Gian Luca Mordenti, segretario di Ampelos, il Consorzio Italiano Vivaisti Viticoli (emergenze fitosanitarie nel settore vitivinicolo), e, infine, il dottor Andrea Gennaro del panel scientifico sugli organismi geneticamente modificati dell'EFSA, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (ruolo EFSA nella valutazione delle biotecnologie).

Il professor Bruno Mezzetti, il dottor Salvatore Arpaia, Gian Luca Mordenti, il dottor Luca Casoli

L'incontro ha seguito e ha preceduto lavori tra diversi scienziati coinvolti nel programma, ricercatori che hanno fatto il punto della situazione della ricerca e sulle prospettive per la futura sperimentazione in campo.

Come sottolineato dall'organizzazione, la tecnologia RNAi, basata sul silenziamento genico mediante RNA interferente, ha mostrato risultati promettenti nella difesa delle colture da nuovi patogeni e parassiti, i quali provocano emergenze e causano danni alle coltivazioni made in Italy fino a più di un miliardo di euro all'anno. Il tutto permetterebbe di fare sempre meno ricorso a fitofarmaci, insetticidi, pesticidi e sostanze chimiche artificiali oggi utilizzate in agricoltura.

Leggendo e ascoltando progetti e rotte di ricerca sulla tecnologia RNAi, il pensiero va subito a obiettivi da colpire, come il batterio Xylella fastidiosa che ha devastato circa 50.000 ettari di olivo nel corso di sei anni. Oppure contrastare la diffusione del virus PPV-Sharka che ha distrutto il 25% della produzione italiana di drupacee, quindi pesche, susine e albicocche, strage avvenuta nell'arco di un decennio. O ancora fermare il dittero Drosophila suzukii che sta mettendo in pericolo le colture della fragola, del ciliegio e altri frutti di tale tipologia. Infine, bloccare l'avanzata inesorabile della Cimice asiatica o Halyomorpha halys, che si sta diffondendo all'intero territorio italiano senza risparmiare colture, dalla soia alla vite fino a colpire la ri-nascente canapicoltura.

"Quella "i" di "iPlanta" per cosa sta? – ha esordito la senatrice Elena Cattaneo – Il 95% circa del DNA umano controlla quel che fanno i 30.000 geni. All'interno del DNA c'è una cassetta di attrezzi che regola la funzione, l'attività di quei geni, diversamente tra le varie cellule: sono pezzi di Dna che stanno fuori dai geni. Hanno rivoluzionato la medicina e possiamo costruirceli in laboratorio, dove possiamo avere delle modalità per accendere, spegnere, modulare dei geni-Malattia. E' una cosa che in medicina facciamo, per esempio per curare le malattie genetiche. Strumenti specifici per interferire o bloccare specificatamente su un gene-malattia. La stessa cosa si può fare per le piante, con la stessa favolosa tecnologia".

Dottor Andrea Gennaro, dottor Marco Aurelio Pasti, senatrice Elena Cattaneo.

"E' incredibile con quale fiducia e speranza applichiamo tali tecniche avanzate sull'uomo – ha proseguito la senatrice – mentre siamo molto più limitati nella possibilità di azione sulle piante. Ci sono due pesi e due misure sul Biotech? In Medicina va bene, ma in Agricoltura no? Ritrosia sulla sperimentazione in campo aperto delle biotecnologie, come questi interferenti. Vogliamo perdere i nostri campi di mais, le nostre colture tipiche e dipendere sempre più dall'estero? Come fare a disinnescare questo marketing della paura spesso acceso per ondate emozionali, tenendosi così alla larga dall'innovazione che invece è amica? Questa è un'occasione straordinaria per tutti noi, con la possibilità di fornire ai legislatori le conoscenze messe a disposizione con questa linea di ricerca".

"Con iPlanta abbiamo dato vita a un network, mettendo insieme le conoscenze di diversi paesi europei che lavorano in modo specifico sul tema dell'interferenza o meglio, del "silenziamento genico" basato sull'utilizzo di piccole molecole di Rna che interferiscono con l'espressione di geni che possono avere risvolti negativi sulla vita delle piante – ha spiegato il professore Mezzetti – Siamo al lavoro secondo un progetto strutturato in diversi gruppi o blocchi in un concetto di filiera: dalla conoscenza di base, dal tipo di molecola, alla bio-informatica sulle conoscenze genomiche a quali sono i geni che creano delle problematiche come la sensibilità alle malattie, e come bloccarli".

"Un secondo gruppo lavora per capire come applicare il tutto, con la resistenza alle malattie come una delle priorità assolute, più o meno in tutte le piante e su diverse situazioni di difficoltà, quindi per patogeni come funghi, batteri e virus o per parassiti, in particolare gli insetti".

"Un terzo gruppo è quello sulla Biosicurezza, perché siamo consapevoli che per diffondere queste tecnologie, perché possano essere trasferite in campo, occorre uno studio che valuti il rischio soppesando vantaggi, convenienze e possibili contraccolpi per la salute e per l'ambiente – ha aggiunto Mezzetti – Poi c'è la valutazione socio-economica, l'impatto sociale e sulla produttività, quindi ci confrontiamo con le imprese per comprendere come vedono e come prevedono l'utilità di queste tecnologie, e il loro impatto. Infine, il gruppo della comunicazione, del confronto, per diffondere la conoscenza di quel che facciamo e del perché lo facciamo, con messaggi semplici e sintetici, ma sempre ad alto livello scientifico".

"Quello che è bene sempre sottolineare è che l'uso dell'Rna interferente non è espressione di una manipolazione nella pianta – ha ribadito il coordinatore del progetto – ma è da considerare come una piccola molecola utilizzata a difendere la pianta senza alterarla. Ed è un utilizzo molecolare molto specifico, che sta incuriosendo moltissimo. Un esempio sulle possibilità di applicazione: sul caso Xylella si potrebbe agire su due fronti, inizialmente e in maniera più immediata, controllando e limitando il vettore, cioè l'insetto che diffonde la malattia; poi con utilizzo di specifiche piccole molecole aggiunte a quelle espresse dalla tecnologia RNAi per combattere direttamente il batterio".

Tavolo dei relatori durante il convegno a palazzo Giustiniani-Senato, Roma

Una novità è l'applicazione di RNA grazie a uno spray per stimolare la protezione delle piante, la regolazione della crescita e la maturazione dei frutti. "L'uso delle molecole di Rna interferenti potrebbe aprire prospettive anche per i paesi che non vogliono presenza sul loro territorio di OGM, organismi geneticamente modificati – ha detto il dottor Salvatore Arpaia – Questa stessa molecola potrebbe essere utilizzata come un biopesticida, come lo chiamo adesso scientificamente, si vedrà poi come sarà regolamentata dalla legge: una molecola naturale, molto selettiva, che potrà attaccare solo alcune specie relate fra di loro; poco stabile nell'ambiente, dopo qualche giorno dal trattamento scompare totalmente".

"Il metodo ha grande potenzialità – ha concluso Arpaia – Stiamo sperimentando in laboratorio l'effetto su altri insetti non bersaglio per osservare cosa accade loro in caso di ingestione. Non abbiamo registrato effetti, a cominciare dalle preziosissime api. Ora stiamo lavorando alla ricerca di eventuali effetti non voluti anche sulla Chrysoperla, predatore degli afidi. Finora, anche in questo caso, non ne abbiamo registrato alcuno da parte della molecola di RNA interferente".

Autore: G.G. per FreshPlaza


Data di pubblicazione:



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