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Il Radicchio d'Oro alla prova dei 18 anni, ma la mission non cambia: premiare le eccellenze italiane

La prima edizione andò in scena nel 1999; ieri, per il premio Radicchio d'Oro, è stata la volta della 18esima edizione, quella della maturità.

Nato da un'idea di Egidio Fior, titolare dell'omonimo ristorante e del Gruppo di Ristoratori del Radicchio, premia - proprio mentre nei campi inizia la brina, segnale per la raccolta del radicchio tardivo di Treviso e del tardivo di Castelfranco (Veneto) - chi si è particolarmente distinto nell'enogastronomia, nello sport e nella cultura.


Il primo round di premiazioni per il Radicchio d'Oro. Da sinistra a destra: Carlo Cernetti, Luigi Scordamaglia, Mauro Rosati, Martina Colombari, Fabrizio Roncone e la Miss Italia Rachele Risaliti.

C'è un certo parallelismo tra quella che è la mission del Radicchio d'Oro e quello che rappresenta, nella zona a cavallo tra le provincie di Padova, Venezia e Treviso, il fiore da cui prende il nome. Nelle parole di Cesare Bellò, consigliere delegato di OPO Veneto, nel comitato d'onore del premio, "il radicchio di Treviso è passato, in questi anni, da soli 200 a 2mila ettari coltivati, segno che ha dato reddito alla zona e ai produttori", ma qui si aprono le sfide per un prodotto che, da tipicamente locale, è passato in poco tempo alla ribalta e alla notorietà nazionale, e anche fuori.

"Mai come ora, nel mondo, c'è richiesta di italianità, ed è importante che in tempi di spending review si continui a investire, come si sta facendo, nella promozione dei prodotti italiani all'estero. L'anno scorso è stato fatto negli Stati Uniti, ora toccherà al Far East", risponde Luigi Scordamaglia, amministratore delegato del colosso delle carni Inalca, nonché presidente di Federalimentare e uno dei premiati di ieri sera.


Il secondo round di premiazioni. Da sinistra a destra: Gianni De Biasi, Al Bano Carrisi, rappresentante del centro Sportivo Olimpico dell'Esercito, Francesca Dallapè, Vera Slepoj, Aglaia Pezzato.


Ma rispondere a questa richiesta di sapori italiani potrebbe rivelarsi più facile a dirsi che a farsi perché, come chiosa un altro dei premiati dell'edizione di ieri del Radicchio d'Oro, Mauro Rosati, uno dei massimi esperti appunto di made in Italy, tanto da essere (oltre che direttore generale della Fondazione Qualivita) uno dei consiglieri in materia del Mipaaf, oltre che di pubblicazioni sul tema, "la chiusura delle Provincie ha portato a un impoverimento dei presidi sul territorio; ora restano solo i Consorzi di tutela (come appunto quello del Radicchio di Treviso Igp, ndr)".

"E' venuta a mancare la coesione e il caso più emblematico è quello delle arance rosse di Sicilia: sono il simbolo dell'unicità del territorio italiano, ma non riusciamo a esportarle; viceversa le mele, dove i produttori (il riferimento è al Trentino-Alto Adige, ndr) sono riusciti a fare sistema per affermarsi con un prodotto che si coltiva anche altrove, senza dimenticare le loro radici. Se facciamo sistema facciamolo bene, facendo attenzione a non impoverirci culturalmente, perché oggi un prodotto va di pari passo con la cultura e l'ambiente".


La premiazione di Al Bano Carrisi.

Anche qui, però, tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare. "Quanto vogliamo difendere l'italianità – conclude Rosati – siamo pronti alle grandi battaglie su Facebook, ma all'atto veramente importante, quello d'acquisto, compriamo l'olio da 3 euro, a una cifra che sappiamo non ripagherà il produttore. La prima cosa da fare è educare all'alimentazione: insegnare a un bambino che una zappa è una delle cose più belle che ci siano, perché è un modo per dare valore al lavoro".


La premiazione di Martina Colombari.

Insieme a Rosati e Scordamaglia ieri sono stati premiati, per la cultura e lo spettacolo, Al Bano, icona italiana che non ha bisogno di presentazioni; per la cultura e l'informazione, Fabrizio Roncone, giornalista, uno dei più temuti cronisti della politica italiana (di lui Aldo Cazzullo disse che aveva inventato un nuovo genere giornalistico: quello per immagini, ndr). Sempre per la cultura è stata premiata anche Vera Slepoj, nota psicoterapeuta, autrice di numerose pubblicazioni e sul tema volto noto in tv.


La premiazione di Francesca Dallapè, Aglaia Pezzato e del Centro Sportivo Olimpico dell'Esercito.

Per l'impegno civile è stata invece premiata Martina Colombari: nota ai più come show-girl e come probabilmente la Miss Italia più famosa di tutte; dal 2007 è testimonial e volontaria in prima fila per la fondazione Francesca Rava NPH, con cui ha compiuto numerosi viaggi ad Haithi, il terzo paese più povero del mondo.

Carlo Cernetti è stato invece insignito del Radicchio d'Oro per la medicina: castelfranchese doc, essendo nato a Castelfranco Veneto, dal 2009 dirige l'Unità Operativa Complessa di Cardiologia nell'ospedale locale; questo centro è stato nominato come il miglior centro vascolare d'Europa dall'International Unione of Angiology.


La presentatrice della 18esima edizione del Radicchio d'Oro: Savina Confaloni.

Per lo sport sono stati invece insigniti del Radicchio d'Oro, l'allenatore Gianni De Biasi, autentica icona delle panchine italiane, con una carriera da enciclopedia: nel 2015 si è classificato sesto nella lista dei migliori allenatori del mondo, ma per il Telegraph è il quinto; dal 2011 è allenatore dell'Albania, che ha portato a un risultato storico come l'accesso alla fase finale degli ultimi Europei. In Albania gli hanno già conferito la cittadinanza onoraria e una piazza porta già il suo nome.

Sempre per lo sport sono stati premiate Francesca Dallapè e Aglaia Pezzato, rispettivamente tuffatrice e nuotatrice azzurre. La prima, insieme alla Cagnotto, si è aggiudicata l'argento a Rio 2016 nel trampolino sincro da 3 metri. La seconda è stata da ultimo argento ai campionati europei nei 50 mt stile libero, mentre a Rio ha spuntato un ottimo sesto posto nella 4x100 mt stile libero insieme a Erika Ferraioli, Silvia Di Pietro e Federica Pellegrini. Insieme a loro è stato premiato, con un Radicchio d'Oro dato non a una persona ma a un'istituzione, anche il Centro Sportivo Olimpico dell'Esercito, fucina degli Azzurri.


Le due miss. A sinistra Miss Veneto, a destra Miss Italia.

Madrine della premiazione di ieri sono state Miss Italia, alias Rachele Risaliti, e Miss Veneto (Silvia Lavarini). Nelle passate edizioni del Radicchio d'Oro erano stati premiati personaggi del calibro di Mike Buongiorno, Margherita Hack, Vittorio Sgarbi, Lino Banfi, Alda Merini, Michele Mirabella, Mauro Corona, Luca Cordero di Montezemolo, la Nazionale di calcio italiana, Marco Simoncelli, Renato Pozzetto, Loretta Goggi e Gianni Brezza, Remo Girone, Valentina Vezzali, Mara Venier, Giuliano Montaldo, Simona Izzo e Ricky Tognazzi, Tania Cagnotto.

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