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Sicilia: 230 milioni di euro per ristrutturare la rete di irrigazione

I consorzi di bonifica siciliani iniziano un nuovo percorso di razionalizzazione dei lavori. I servizi gestiti dai consorzi, che ad oggi sono undici, sono quelli di manutenzione e ricostruzione della rete di irrigazione per l'agricoltura. Attualmente, la Sicilia ha una capacità di raccolta negli invasi di quasi un miliardo di metri cubi di acqua, un quantitativo che, però, ancora non è riuscito a trasformarsi in una spinta propulsiva per il rilancio dell'agricoltura regionale.

Per molti anni si è pensato che il sistema di irrigazione avesse come punto di forza economica le sole dighe. Sembrava, infatti, molto più appetibile concorrere per la costruzione di dighe piuttosto che migliorare la rete di distribuzione. Con un piano di investimenti, distribuiti nei prossimi cinque anni, di 230 milioni di euro i consorzi progettano una totale ristrutturazione della rete irrigua. L'investimento complessivo è finanziato dal ministero delle Politiche agricole al 90 per cento e il restante 10 per cento è a carico del piano di sviluppo rurale della Unione europea.

"Oggi, grazie ai fondi per le risorse irrigue realizzeremo delle reti efficienti – spiega Dario Cartabellotta (nella foto), dirigente generale dell'assessorato all'Agricoltura - La rete irrigua è un colabrodo e sarà sostituita da una rete migliore in grado di aumentare gli ettari irrigati a 150.000".

Nello sviluppo di territori come Menfi e Lentini il servizio offerto dai consorzi di bonifica ha generato un miglioramento delle quantità e della qualità dei prodotti agricoli del territorio. La superficie irrigua coperta dai servizi dei consorzi sarà di circa centoventi mila ettari che "genereranno una produzione agricola di qualità – illustra Cartabellotta – che supererà il miliardo di euro in prodotti coltivati".

Sul futuro dei dipendenti dei consorzi, che attualmente sono circa duemila, Cartabellota assicura: "Applicheremo la sentenza della Corte di cassazione che prevede l'assunzione dei dipendenti che hanno avuto dei contratti a tempo determinato per oltre 36 mesi". Rimane comunque il principio secondo cui, una buona gestione dei consorzi genererà entrate sufficienti a pagare gli stipendi.

Con gli investimenti si prevede, infatti, di migliorare anche il sistema delle riscossioni dei canoni. Basti pensare che una regione con una superficie agricola simile a quella siciliana, la Toscana, riscuote circa cinquanta milioni di euro l'anno contro i tredici della Sicilia. Ma i costi di gestione del sistema dei consorzi vedono un punto d'incidenza molto forte sul piano dell'acquisto di energia.

"Il progetto che abbiamo in mente – racconta il dirigente generale dell'assessorato all'Agricoltura - è quello di passare dal mercato di tutela del prezzo ad un bando di gara pubblica". Bandi, quelli dei consorzi di bonifica, che vedono coinvolte le prefetture siciliane all'interno dell'Accordo di programma quadro Carlo Alberto Dalla Chiesa. Un accordo che permette alle istituzioni pubbliche di individuare quelle aziende che per motivi legali non possono partecipare ai bandi di gara pubblici per i progetti finanziati.

La riduzione dei costi per l'energia, con una tariffazione attuale di 83,3 euro/ MWh, il più caro d'Italia, porterà la spesa dai dieci milioni attuali a circa due milioni e mezzo. "Le attività dei consorzi – conclude Dario Cartabellotta - vanno ad incidere sul futuro dell'economia agricola siciliana. Il risparmio idrico e la buona gestione delle acque per l'irrigazione devono essere al centro della nostra strategia". 

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