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Le proteste hanno conseguenze sull'export di ananas e banane dalla Costa Rica

In Costarica, le proteste contro le nuove tasse proposte dal governo, come condizione per un finanziamento di 1,75 miliardi di dollari con il Fondo monetario internazionale (FMI), hanno avuto un impatto significativo sulle esportazioni agricole. Il governo sta cercando di ottenere questo finanziamento per far fronte a un deficit fiscale che, quest'anno, dovrebbe raggiungere il 9,7% del prodotto interno lordo, a causa dell'impatto del coronavirus

Secondo il Ministero dell'agricoltura e dell'allevamento, il settore agricolo costaricano ha perso più di 37 milioni di dollari a causa dei blocchi stradali attuati da diversi gruppi di manifestanti. Secondo la dichiarazione, i produttori di banane sono stati i più colpiti, con perdite che ammontano a 28.930.760 dollari, seguiti dai produttori di ananas con 7.500.000 dollari.

La Costa Rica è il più grande fornitore di ananas e il secondo di banane per il mercato del Regno Unito. Solo il settore degli ananas impiega direttamente circa 32.000 persone e rappresenta circa il 10 per cento dell'export totale del Paese, delineandosi come la più importante esportazione agricola del Paese.

Le aziende più colpite comprendono Camara de Piñeros Unidos, Congelados y Jugos del Valle Verde SA, Golden Bio Fructus, Inversiones Piña Alegre, Tropicales del Valle ed Exportaciones Norteñas.

Le aziende colpite affermano di aver subito delle perdite a causa dell'interruzione delle attività nelle loro aziende, e perché hanno dovuto distruggere la produzione che non hanno potuto spostare in tempo dalle aziende. Inoltre, c’è stata una perdita di posti di lavoro nel settore agricolo nazionale.

I blocchi stradali sono stati organizzati dal National Rescue Movement (NRM) per fare pressione sul governo affinché desista dal negoziare con l'FMI. Si oppongono a qualsiasi piano del governo per colmare il deficit attraverso maggiori imposte indirette sulla popolazione o la vendita di beni del governo.

Secondo il Governo, i blocchi hanno colpito anche i turni di produzione delle aziende agricole che lavorano 24 ore su 24, perché hanno impattato sulle rotte di viaggio dei loro dipendenti, in particolare di quelli che si trovano nella regione occidentale.

Sebbene il presidente costaricano, Carlos Alvarado, domenica 4 ottobre abbia ritirato la proposta di finanziamento al FMI e abbia chiesto un dialogo nazionale con i settori politico, imprenditoriale, sindacale e accademico su una potenziale soluzione economica, le proteste continuano.

Con l'intermediazione dell'Arcivescovo di San José, José Rafael Quirós Quirós, i rappresentanti del NMR, hanno consegnato al governo la loro lista di richieste su cui aprire il dialogo, mediato dalla Chiesa cattolica, e revocare i blocchi.

L'Associazione nazionale dei dipendenti pubblici e privati (La Asociación Nacional de Empleados Públicos y Privados (ANEP)) ha svolto un ruolo di primo piano nelle proteste, chiedendo la riscossione delle tasse non pagate o evase, che ammontano tra il 6 e l'8% del PIL, e l'imposizione di una tassa “Tobin” sulle transazioni finanziarie, come spiegato in questa intervista al generale dell'ANEP, Albino Vargas [in spagnolo].

Fonte: Bananalink


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