Catasto ortofrutticolo: rischio boomerang senza organizzazione

Nei giorni scorsi, il Governo ha dato il via libera ai finanziamenti per istituire il Catasto ortofrutticolo, uno strumento di cui si parla da anni allo scopo di razionalizzare l'offerta di ortofrutta nazionale. Stefano Rivalta, importante produttore frutticolo della provincia di Ravenna, mette in guardia contro i facili entusiasmi.

"Bene il Catasto ortofrutticolo - esordisce il frutticoltore - ma se non vi è organizzazione, può rappresentare un'arma a doppio taglio. Se da un lato il mondo agricolo può valutare in anticipo una determinata produzione, dall'altro anche la Gdo, che è ben organizzata, può farlo. Quindi se la produzione si annuncia abbondante, i prezzi saranno tenuti bassi fin dalla partenza della campagna; se invece è scarsa, accadrà lo stesso perché i buyer sapranno organizzarsi per tempo per acquistare all'estero. Non voglio essere pessimista, ma la mia opinione è che conta l'organizzazione e la concentrazione nel vendere; è ciò che può realmente fare la differenza".

Rivalta teme che, soprattutto per le produzioni frigoconservate come pomacee e kiwi, a trarre i maggiori vantaggi dal catasto sarebbe ancora una volta la Gdo, potendo intervenire anche sui prezzi della campagna precedente a quella di previsione.

"Vi è poi tutto il capitolo dei contributi comunitari. Occorre una riforma degli stessi perché non è corretto accorpare frutta e verdura. Come si può mettere nello stesso paniere una verdura che ha un ciclo di 70 giorni con un pescheto che ha ciclo di 13 anni o un pereto che ne ha uno di 20?"

"Credo che l'unica soluzione per la frutticoltura italiana - conclude Rivalta - siano pochi venditori all'estero, cui fanno capo i vari gruppi. Le bandiere aziendali teniamole alle finestre, ma quando andiamo all'estero esponiamone una sola e che sia il tricolore".


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