Il biologico a un bivio: per crescere deve evolvere insieme alla ricerca scientifica

Più innovazione anche in agricoltura biologica, superando certe diffidenze e affidandosi di più alla scienza. E' uno dei concetti espressi dal Consiglio di Presidenza dell'Associazione italiana delle società scientifiche agrarie (www.aissa.it) che invita a una maggiore apertura affinché il comparto, che ha tanti aspetti positivi ed è sempre più gradito dal consumatore, possa fare passi avanti anche sul fronte delle rese e della resistenza alle malattie e agli insetti.

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Una nota di Aissa riporta che "le produzioni agricole di tipo biologico sono di grande attualità (cfr. FreshPlaza del 11/12/2018) e spesso oggetto di dibattito anche sui media nazionali. Non altrettanto si può invece dire per il momento delle innovazioni possibili per garantire la "sostenibilità in agricoltura" nelle sue forme più o meno intensive in cui viene declinata in vaste aree del pianeta e nel nostro Paese.

La comunità scientifica nazionale, che si occupa di agricoltura attraverso l'Associazione Italiana delle Società Scientifiche Agrarie (AISSA), ritiene che per favorire la conoscenza di un'agricoltura di qualità, per la tutela del territorio, il rispetto dell'ambiente e per un consumo consapevole sia necessario fare chiarezza su questi temi, per contribuire a una corretta divulgazione scientifica e per far progredire le conoscenze.

La recente approvazione del nuovo regolamento Reg. (UE) No 2018/848 in materia di agricoltura biologica - che entrerà in vigore decorrere dal 1° gennaio 2021 - rende urgente una discussione seria e scientificamente fondata in vista del dibattito, ormai entrato nel vivo a livello nazionale, della riforma post 2020 della Politica Agricola Comune, che deve affrontare sfide importanti e correggere le distorsioni più evidenti.

La crescita delle produzioni biologiche ha effetti positivi, per il valore che apporta nel bilancio nazionale e per un consumo in genere di qualità, critico e consapevole, a fronte di una certa stagnazione o calo negli acquisti delle altre derrate agricole. Il biologico è una realtà, non solo in Italia.

"Per accompagnarne la crescita in modo positivo, sarebbe tuttavia necessario introdurre anche qui forme di innovazione, utili peraltro anche in altre tipologie di produzioni agricole. Occorre infatti ridurre i fattori che limitano le rese produttive e il reddito delle aziende agricole e occorre farlo secondo pratiche sostenibili".

Quindi, anche il settore biologico dovrebbe aprirsi maggiormente alle innovazioni; al contempo, servono più ricerca e sperimentazione, mirate e interdisciplinari. Servono divulgazione, trasferimento tecnologico e formazione continua degli operatori. "Anche l'agricoltura biologica dovrà, tra l'altro, utilizzare al meglio le potenzialità che il miglioramento genetico sta offrendo, senza rifiuti preconcetti, e impiegare genotipi di varietà vegetali e razze animali più produttivi, rustici, resistenti e adattabili alle diverse realtà pedo-climatiche".

Le tecniche di produzione biologica sono da valutare come positive per gli effetti sull'ambiente (soprattutto per l'attenzione alla biodiversità ed alla fertilità del suolo) ma "biologico" non è automaticamente sinonimo di sostenibilità, soprattutto in riferimento all'unità di prodotto.

Questo problema si avverte soprattutto per quelle colture e ambienti in cui l'azienda decida di scegliere il sistema "biologico" nonostante una forte pressione di parassiti e patogeni: ad esempio, esistono serie preoccupazioni sull'accumulo di rame nei suoli dei vigneti biologici, risultato di un elevato numero di trattamenti per il controllo di fitopatologie gravi e la stessa Unione europea ha deliberato l'abbassamento delle quantità di rame ammesso (cfr. FreshPlaza del 18/12/2018).

"In Italia - conclude la nota - devono convivere diverse forme di agricoltura sostenibile. Gli operatori del mondo agricolo, così come gli scienziati, devono dialogare sul tema della sostenibilità e assumere impegni di ragionevolezza, senza speculazioni né reciproci
oscurantismi. La ricerca scientifica deve proporre e convalidare le innovazioni per la sostenibilità e promuovere nel contempo la responsabilità di operatori".


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