La stagione degli agrumi israeliani si avvia alla conclusione, come riferisce Betsalel Ohana, responsabile alle esportazioni della Planet Israel Farms. "Mentre ci avviciniamo alle ultime settimane della campagna agrumicola 2026, il mandarino israeliano Orri Jaffa continua a consolidare la sua reputazione di standard di eccellenza tra gli easy-peeler, nonostante le sfide legate alla situazione geopolitica. La stagione è stata caratterizzata da una significativa ripresa della produzione, da un'eccezionale qualità dei frutti e e da un riposizionamento strategico sul mercato, dovuto alle carenze di offerta da altre origini mediterranee".
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La stagione di quest'anno ha registrato un miglioramento rispetto allo scorso anno. "Rispetto alla stagione 2025, caratterizzata da un'anomalia nel naturale ciclo biennale di produzione degli agrumi, il 2026 ha registrato una sostanziale ripresa. Le proiezioni di inizio stagione dell'Orri Running Committee indicavano un aumento del 22% del volume totale. La produzione totale per il 2026 è stimata in circa 100mila tonnellate, un aumento significativo rispetto alle 92.000-95.000 tonnellate del 2025", afferma Ohana.
© Saida Farms"Questa stabilizzazione non è solo il risultato del ciclo naturale, ma riflette gli investimenti a lungo termine che i coltivatori israeliani hanno effettuato in impianti ad alta densità e sistemi di irrigazione avanzati che contribuiscono a mitigare le fluttuazioni ambientali. In particolare, le rese destinate all'esportazione si sono stabilizzate intorno alle 62.000-65.000 tonnellate, con un aumento di circa il 10%, garantendo un flusso costante verso i partner della grande distribuzione internazionale".
Secondo Ohana, il calibro del frutto è un fattore critico per l'Orri, poiché le preferenze dei consumatori variano significativamente a seconda della regione. "Quest'anno la distribuzione dei calibri è stata particolarmente favorevole per i mercati premium. A differenza della stagione 2025, che ha prodotto una maggiore quota di frutti di piccolo calibro (calibri 2-3), il raccolto 2026 è dominato da frutti di calibro medio e grande. Le pezzature maggiori (60-80 mm) rappresentano la maggior parte del raccolto, grazie a un'impollinazione ottimale e a rigorose tecniche di diradamento. I mercati nordamericani, in particolare Stati Uniti e Canada, hanno assorbito i calibri più grandi (1XXX e 1XX), mentre i retailer dell'Europa occidentale hanno mantenuto una domanda costante per i versatili calibri medi (1X e 1)", continua Ohana.
Ohana afferma che, mentre la produzione agrumicola europea, in particolare in Spagna, Italia e Portogallo, ha dovuto affrontare condizioni meteo avverse, la coltivazione israeliana ha beneficiato di un periodo piuttosto favorevole dal punto di vista climatico. "La Spagna ha registrato un drastico calo del 50% nei volumi di Orri a causa di tempeste e scarsa allegagione, e gli agrumeti italiani hanno subito perdite in fase di selezione pari al 40-50%, in seguito a forti piogge. Al contrario, Israele ha beneficiato di precipitazioni e soleggiamento adeguati, senza eventi significativi di grandine o gelate tali da compromettere la qualità del frutto. Queste condizioni stabili hanno permesso al frutto di sviluppare i suoi caratteristici elevati livelli di zuccheri (14-15° gradi Brix) e il perfetto equilibrio tra zuccheri e acidità che definisce il profilo dell'Orri".
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La domanda di mandarini Orri rimane elevata, spesso superando l'offerta di frutta di qualità premium. Ohana spiega: "In Europa, la frutta israeliana ha acquisito una visibilità significativamente maggiore sul mercato, poiché i concorrenti tradizionali hanno dovuto affrontare delle carenze. La Francia continua a essere il motore della domanda di Orri, assorbendo circa il 39-45% del volume totale, seguita da Germania, Regno Unito e Scandinavia. I consumatori in queste regioni sono sempre più alla ricerca di prodotti zero-waste e la lunga shelf life degli Orri fa sì che i retailer registrino minori perdite o sprechi rispetto ad altre varietà. I mercati canadese e statunitense registrano una crescita costante, rappresentando circa il 18% delle esportazioni, con un focus sulle catene retail di fascia alta. La reputazione del marchio 'Orri Jaffa' come snack premium sta trainando un maggiore consumo pro capite, anche se la concorrenza dei mandarini easy-peeler californiani rimane agguerrita".
"I prezzi nel 2026 hanno mostrato segnali di stabilizzazione rispetto alla stagione 2025, caratterizzata da un'offerta limitata. Sebbene l'aumento dei volumi abbia portato a prezzi leggermente inferiori (circa il 5-10% in meno) rispetto ai massimi di 2,00-2,50 euro/kg dello scorso anno, l'Orri continua a spuntare un prezzo premium significativo. Nei mercati all'ingrosso come Roma e Torino, l'Orri israeliano ha raggiunto i 2,70-3,00 euro/kg, prezzi nettamente superiori a quelli del Nadorcott spagnolo (1,60-1,80 euro/kg) o delle varietà siciliane (1,20-1,70 euro/kg). Questo posizionamento di nicchia consente ai produttori israeliani di rimanere redditizi, nonostante l'aumento dei costi di trasporto (in crescita del 15%) e le fluttuazioni valutarie", continua Ohana.
"Uno dei cambiamenti più significativi di questa campagna è l'attenzione del settore alla sostenibilità. I coltivatori stanno adottando sempre più sistemi digitali di monitoraggio dei frutteti e tecnologie per il risparmio idrico. Inoltre, grazie a una combinazione di sostegno governativo e iniziative di volontariato, il settore è riuscito a superare la grave carenza di manodopera, un ostacolo degli anni precedenti, garantendo il rispetto dei tempi della raccolta", conclude Ohana.
Per maggiori informazioni:
Betsalel Ohana
Planet Israel Farms
+972 54 738 3436
[email protected]
www.planetisrael.farm