© Carolize Jansen | FreshPlaza.it
Dopo due mesi di esportazioni sudafricane di limoni, sono state ispezionate per la spedizione quasi 4,5 milioni di casse da 15 kg: nel nord, la raccolta dei limoni è stata spesso interrotta dalla pioggia, il che, inizialmente, era sembrato quasi un bene, quando era scoppiata la guerra. L'attuale cessate il fuoco è seguito con grande attenzione dagli esportatori di limoni: il Medio Oriente è fondamentale per la vendita di inizio stagione del Sudafrica.
Di solito, il nord punta a far partire le spedizioni di limoni ben prima che inizi la raccolta nel Capo Orientale, ma quest'anno le cose non sono andate del tutto secondo i piani, a causa delle abbondanti piogge e delle numerose giornate nuvolose.
Fino alla settimana 15 dell'anno scorso in Medio Oriente era stato spedito il 60% dei limoni sudafricani. Si tratta di un mercato amante dell'agrume, in cui è possibile soddisfare molte richieste e che non è sensibile alle imperfezioni estetiche causate dal fungo della macchia nera. "I coltivatori delle zone CBS [regioni di produzione di agrumi con precipitazioni estive] preferiscono raccogliere tutti i frutti destinati al Medio Oriente, e poi quei frutteti vengono ispezionati per l'Europa - afferma un consulente tecnico del settore agrumicolo che chiede di rimanere anonimo - Quest'anno ciò è diventato più difficile".
I dati dall'inizio dell'anno mostrano che il 36% del raccolto di limoni è stato destinato al Medio Oriente, con un aumento delle esportazioni del 10% verso l'Europa, del 7% verso la Russia e del 6% verso il Regno Unito.
Nella settimana 15 dello scorso anno erano state spedite in Medio Oriente oltre 3 milioni di casse, contro 1,6 milioni di casse di quest'anno, nonostante la guerra, l'incertezza sulle rotte marittime e i maggiori costi logistici dovuti ai percorsi alternativi.
Il previsto aumento del 10% della disponibilità di limoni destinati all'esportazione complica ulteriormente le prospettive per la stagione.