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Mercati all'ingrosso: le donne ci sono, ora devono poter decidere

Nei mercati ortofrutticoli all'ingrosso le donne ci sono da sempre. Lavorano, gestiscono relazioni, tengono insieme organizzazione, amministrazione, commerciale e impresa, ma la loro è una presenza poco valorizzata, complice la mancanza di una fotografia chiara capace di raccontarne con precisione il posizionamento.

L'indagine promossa dall'Associazione Nazionale Le Donne dell'Ortofrutta, con la collaborazione di Fedagromercati Confcommercio e Italmercati, presentata mercoledì scorso a Macfrut, nasce proprio da qui: dare forma a una realtà concreta che il settore conosce bene, ma che finora non era mai stata misurata in modo strutturato. Sono state coinvolte 122 aziende distribuite su tutto il territorio nazionale - con una prevalenza del Nord (61%), seguito da Centro (26%), Isole (7%) e Sud (5%) - costruendo il primo campione quantitativo dedicato al ruolo femminile nell'ortofrutta all'ingrosso.

Il primo dato che emerge è semplice ma importante: le donne non rappresentano un'eccezione. Il 90% delle aziende coinvolte ha dipendenti donne, il 77% lavora a tempo pieno e l'età media è di 45 anni, con la fascia 46-55 anni che rappresenta il gruppo più numeroso (33%). Una presenza stabile, competente e radicata, eppure si tratta di una normalità che si concentra soprattutto nelle mansioni amministrative (47% dei casi), mentre titolari e socie si fermano al 12%. Nel 69% delle aziende le dipendenti donne non superano le cinque unità, a conferma di come si tratti ancora di una presenza numericamente contenuta oltre che concentrata in funzioni specifiche.

© Associazione Nazionale Le Donne dell'OrtofruttaDa sinistra: Serena Montucchiari, Marinella Degliesposti, Alessandra Ravaioli, Ilaria Renna e Francesca Nadalini

Durante il convegno, i numeri hanno lasciato spazio alle esperienze dirette, restituendo un quadro ancora più concreto. Alessandra Ravaioli, consigliera CAL Parma per Italmercati, ha ribaltato un pregiudizio ancora diffuso: "I mercati sono i luoghi in cui più di tutti si fa valorizzazione del prodotto, e qui le donne possono esprimere al meglio le loro competenze."

Ilaria Renna, presidente di Fedagro Campania, ha raccontato senza filtri il proprio percorso: "All'inizio sono stata ostacolata da un mondo maschile che non mi voleva. Oggi non è più così, perché hanno capito che ho una forma mentis differente". E ha aggiunto un passaggio che sposta bene il punto della questione: "Noi parliamo di donne, ma dovremmo parlare di professionalità".

Uno dei temi più sentiti resta quello degli orari. I mercati vivono spesso di notte e nelle prime ore del mattino - il 54% delle donne lavora nella fascia mattutina, il 28% di notte - con ritmi che rendono ancora più complessa la conciliazione tra lavoro e vita privata, che continuano a pesare soprattutto sulle donne. Non a caso, la difficoltà di conciliazione lavoro-vita privata è la criticità più segnalata dall'indagine (35%), seguita dagli orari e dai carichi fisici (27%) e dalla cultura tradizionale del settore (17%). Francesca Nadalini, imprenditrice agricola, ha indicato una prospettiva concreta: "Se si rendesse l'orario diurno, a cascata cambierebbe tutto il lavoro della filiera".

Anche Marinella Degliesposti, presidente Fida Emilia-Romagna, ha sottolineato come spesso l'imprenditoria femminile nasca anche da un bisogno di autonomia: "Le donne spesso diventano imprenditrici anche per scegliere come gestire il proprio lavoro".

Sul fronte della comunicazione e dell'innovazione, Serena Montucchiari ha raccontato il ruolo dei social nel creare connessioni nuove tra i diversi attori della filiera e nel costruire un dialogo più diretto con il consumatore finale: "La comunicazione delle donne è più emozionale perché danno una storia al prodotto". Anche qui però emerge un limite evidente: solo il 6% del lavoro femminile risulta collegato all'innovazione, e appena il 2% riguarda la responsabilità degli acquisti. Un dato che, come ha osservato ancora Nadalini, racconta un problema strutturale che il mercato all'ingrosso deve affrontare.

A fronte di questi limiti, il riconoscimento del valore apportato dalle donne è però alto e misurabile: su una scala da 1 a 5, il miglioramento del clima aziendale attribuito alla presenza femminile ottiene un punteggio medio di 3,9, e l'83% degli intervistati dichiara di voler assumere figure femminili in futuro. Un segnale positivo, temperato però da un'ulteriore concentrazione: le intenzioni di assunzione riguardano per il 78% l'area amministrativa, confermando che il cambiamento è ancora parziale.

Per l'Associazione Nazionale Le Donne dell'Ortofrutta questa ricerca non rappresenta un punto di arrivo, ma l'inizio di un lavoro più ampio. Come ha spiegato la presidente Giulia Montanaro, "si navigava a sensazione, mentre ora si può iniziare a progettare".

La direzione è chiara: riconoscere il valore che già esiste, creare più accesso ai ruoli decisionali e costruire condizioni di lavoro che non obblighino le donne a scegliere tra crescita professionale e vita privata. Perché nei mercati le donne ci sono già, ma devono poter contare di più.

Data di pubblicazione:

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