L'ortofrutta italiana non vive una semplice congiuntura negativa, ma una crisi strutturale che sta cambiando il volto della spesa degli italiani e la tenuta delle imprese. È il monito lanciato dal presidente di Legacoop Agroalimentare, Cristian Maretti, durante un convegno a Macfrut. La notizia è netta: l'aumento dei prezzi al consumo è lo specchio della fatica di produrre in un clima impazzito, e la sopravvivenza del settore passa obbligatoriamente per un'aggregazione più spinta tra le cooperative.
Perché i prezzi salgono. "Non è più soltanto una questione di valorizzare il prodotto, oggi la sfida è riuscire ad averlo. Bisogna sempre ricordare che i produttori ortofrutticoli sono uno dei gruppi più specializzati e professionalizzati tra tutti gli agricoltori italiani", ha dichiarato Maretti. Il presidente ha smentito le letture superficiali sull'inflazione del settore: la crescita del prezzo medio al chilo dell'ortofrutta è dovuta alla difficoltà estrema di ottenere prodotti commerciabili a causa di siccità e alluvioni. "Le cooperative agiscono ormai come uno scudo: i nostri piani operativi sono stati stravolti per sostenere investimenti a protezione delle colture, senza i quali il prodotto semplicemente non arriverebbe sugli scaffali".
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La sfida: "Più forza o perderemo i migliori talenti". Maretti ha anche puntato il dito sulla necessità di superare la frammentazione delle Organizzazioni di Produttori (Op). Nonostante i passi avanti, la struttura attuale rischia di essere troppo debole per competere sui mercati internazionali e, soprattutto, per risultare attrattiva. "Dobbiamo creare strutture più forti e meglio posizionate", ha incalzato Maretti. "Solo così potremo attirare i talenti migliori. Il settore non può permettersi di prendere 'quello che resta'; per vendere l'eccellenza italiana nel mondo servono i professionisti più bravi, che oggi scelgono altri comparti perché più strutturati".
Il "Sistema Italia" riparte dalla Romagna. In un quadro geopolitico che "deprime il settore", Maretti vede però un segnale di riscossa nel modello Macfrut: una fiera che "fa sistema" che si è spostata da Cesena a Rimini per acquisire una dimensione strutturalmente aperta al mondo. Un approccio che, secondo il presidente, deve essere replicato a livello istituzionale: "Vedo finalmente una ripresa di voglia di fare squadra tra ministero, Ismea e Crea, con una proiezione verso l'Europa capace di tutelare l'interesse nazionale".
In questa ottica Mirco Zanotti (responsabile Ortofrutta di Legacoop Agroalimentare) sottolinea come l'Ocm ortofrutta sia "riferimento per gli altri settori proprio perché ha visione di medio e lungo periodo. La prevedibilità è fondamentale per gli investimenti: qualsiasi evento con impatto sull'ortofrutta può averne diretti sui consumatori". Ma, evidenzia Zanotti, "il rischio è che questo possa essere messo in discussione se l'iniziativa Ocm va avanti. L'iniziativa culminata nel documento di oggi (il manifesto delle associazioni dei produttori ortofrutticoli dell'Emilia Romagna ndr), è dunque fondamentale e va portata con forza a livello nazionale ed europeo". Manifesto la cui richiesta principale è l'eliminazione del contributo nazionale obbligatorio per evitare la rinazionalizzazione della Pac e la perdita della sua natura, appunto, comune.
Ecco dunque un appello al realismo: l'innovazione tecnologica e la precision farming devono essere accompagnate da un coraggio politico e imprenditoriale che porti alla concentrazione dell'offerta. Senza massa critica, la qualità italiana rischia di restare un lusso che il sistema non può più permettersi di produrre.