"Più di 20 anni fa, gli spagnoli decisero una strategia nazionale, unitaria, per far decollare il loro settore ortofrutticolo, e ci sono riusciti molto bene. Ora noi non possiamo più procrastinare: serve una strategia nazionale anche in Italia, di lungo respiro, a prescindere da chi governa, e che coinvolga Governo e Regioni. Una strada maestra che abbia una prospettiva di medio e lungo periodo".
© Cristiano Riciputi | FreshPlaza.itL'assessore Alessio Mammi durante il suo intervento
Lo ha affermato Alessio Mammi, assessore all'Agricoltura dell'Emilia Romagna, intervenendo venerdì 17 aprile al convegno "Quale futuro per la frutticoltura?", promosso da Confagricoltura Emilia-Romagna a Bologna e introdotto dal presidente regionale Marcello Bonvicini, che ha riunito attorno allo stesso tavolo rappresentanti della produzione, dell'organizzazione economica, della commercializzazione e delle istituzioni.
"Deve essere un piano strategico nazionale che si deve concretizzare in investimenti in ricerca per l'innovazione, infrastrutture, logistica, riduzione dei costi, con un obiettivo ben preciso: remunerare sì tutta la filiera, ma con particolare attenzione alla base produttiva", ha precisato Mammi.
© Cristiano Riciputi | FreshPlaza.itDanilo Tamisari
"La frutticoltura è una delle colture a più alta intensità di capitale e di rischio, ma presenta anche una specificità unica rispetto ad altre filiere agroalimentari – evidenzia Danilo Tamisari, presidente SER Colture Arboree Confagricoltura Emilia-Romagna – La filiera produttiva e commerciale frutticola funziona di fatto a rovescio: il valore si determina a valle e viene redistribuito risalendo la catena, ma troppo spesso ciò che arriva all'agricoltore, una volta sottratti i costi dei diversi passaggi, non è sufficiente nemmeno a coprire i costi di produzione. In queste condizioni non è sostenibile continuare a investire: chi produce si trova a sopportare quasi interamente il rischio, senza strumenti contrattuali adeguati e senza una prospettiva economica chiara. È per questo che il settore perde attrattività e diventa sempre più difficile sostenere nuovi impianti. Quello che chiediamo è molto semplice: poter conoscere e definire un valore di prezzo del nostro prodotto prima della raccolta, perché senza una base economica certa non è possibile programmare né investire".
© Cristiano Riciputi | FreshPlaza.itOltre un centinaio i partecipanti presso il centro congressi Savoia a Bologna
Michele Ponso, presidente FNP Frutticola Confagricoltura, ha ribadito la necessità di un'armonizzazione sulla questione dei residui: "Le nostre imprese partono penalizzate rispetto ad altre zone del mondo, dove è possibile utilizzare diversi principi chimici da noi banditi. Non ha senso eliminare delle molecole senza fornire delle valide alternative: ciò sta causando una perdita di produttività su quasi tutti i fronti. Ma di che cosa stupirsi se, ad esempio, siamo di fronte a delle disuguaglianze all'interno della stessa Italia? Mi riferisco al costo del lavoro che in alcune regioni è agevolato mentre in altre, come Emilia Romagna, Piemonte, Veneto e Lombardia, è a tariffa piena. Crediamo che serva un'agevolazione uguale per le imprese di tutta Italia, senza alcuna penalizzazione".
"La crisi della pericoltura è sotto gli occhi di tutti – ha sottolineato Adriano Aldrovandi, presidente UnaPera – e per questo dobbiamo ripensare alle varietà, ai portinnesti. Senza le adeguate molecole per la difesa, la pera Abate diventerà una nicchia produttiva. Noi come UnaPera concentriamo l'offerta e, soprattutto, investiamo in ricerca".
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Roldano Calzolari, di Greenyard Fresh Italia, ha sottolineato che "il futuro della frutticoltura passa dai club, perché puntano su varietà di interesse e regolano l'offerta. Ma attenzione, non è detto che tutti i club funzionino, occorre saperli gestire e fare le scelte adeguate a monte. Un club, per funzionare, deve puntare su una varietà produttiva che sia buona da mangiare e che abbia un prezzo accessibile per i clienti". Calzolari ha riportato l'esempio della pera Eden, "una varietà che entra in produzione alla seconda foglia, ottima dal punto di vista organolettico, produttiva e quindi con prospettive molto buone di plv per i produttori. L'unico aspetto negativo è che fiorisce precocemente. Quindi, nel nord d'Italia, deve essere obbligatoriamente protetta dalle gelate tardive. Ma la protezione ormai è obbligatoria per una frutticoltura che voglia essere competitiva".
Piergiorgio Lenzarini, vice presidente Agrintesa, ha ricordato che "la nostra cooperativa ha mantenuto il catasto nonostante la crisi degli ultimi anni, diversificando le zone di produzione. Puntiamo molto sull'innovazione e concordo sul fatto che la gestione dl prodotto è una delle strade da percorrere. In quest'ottica, ad esempio, le pesche e nettarine piatte Ondine rappresentano un'ottima proposta, che sta riscuotendo consensi".
© Uff St Confagricoltura ERDa sinistra Luca Sabattini (consigliere regionale Pd), Davide Bergamini (deputato Forza Italia), Pier Giorgio Lenzarini (Agrintesa), Adriano Aldrovandi (UnaPera), Roldano Calzolari (Greenyard), Michele Ponso (FNP Confagricoltura), Danilo Tamisari (SER arboree Confagricoltura)
"Siamo di fronte a una difficoltà economica evidente – ha affermato il presidente di Confagricoltura Emilia-Romagna, Marcello Bonvicini – Da un lato crescono gli investimenti necessari per impiantare e difendere un frutteto, dall'altro resta del tutto incerta la prospettiva di prezzo. In queste condizioni diventa sempre più difficile programmare e investire con fiducia".
Secondo Confagricoltura Emilia-Romagna, la crisi della frutticoltura non può più essere interpretata soltanto come una sequenza di emergenze legate a eventi climatici estremi, fitopatie o aumento dei costi di produzione. Si tratta piuttosto di una crisi di sistema, che riguarda la distribuzione del valore lungo la filiera e la capacità del comparto agricolo di ottenere una remunerazione coerente con il rischio sostenuto.
© Uff St Confagricoltura ER Il presidente di Confagricoltura Emilia-Romagna, Marcello Bonvicini
"Non è più solo una crisi produttiva e climatica – prosegue Bonvicini – ma una crisi di redditività strutturale. Se il rischio resta concentrato sulla parte agricola, senza adeguati strumenti contrattuali e senza una visibilità economica minima, il sistema inevitabilmente si indebolisce".
"Se la frutticoltura arretra – ha concluso Bonvicini – non si perde soltanto una produzione, ma si indebolisce un intero sistema economico e territoriale. Per questo chiediamo una redistribuzione più equa del valore lungo la filiera e strumenti che restituiscano fiducia a chi investe. Solo così sarà possibile garantire un futuro competitivo al comparto".